Lapo Elkann innamorato si raccontato a Verissimo la scorsa settimana, ospite di Silvia Toffanin

Pubblicato il: 23 Settembre 2020 alle 4:51

Un Lapo diverso si è raccontato a Verissimo la scorsa settimana, ospite di Silvia Toffanin. Educatissimo e gentile come è sempre stato, ma anche più equilibrato, meno tormentato, più consapevole di sé, di quello che ha passato, dell’uomo che è diventato, di quello che vuole diventare.

Una lunga confessione che è partita dall’inizio, dall’infanzia. Che tipo di bambino sei stato? Gli ha chiesto Silvia Toffanin per rompere il ghiaccio. E lui ha presentato il piccolo Lapo come «un bambino irrequieto, dislessico, con iperattività mentale. Avevo difficoltà a scuola.

Ho fatto la scuola francese e ho perso due anni. Da bambino mi sentivo “meno di”, perché ero sempre quello indietro, avevo la voglia di dimostrare che ero più forte, che ero più di quello che riuscivo a fare a scuola». Milano – Settembre Un’infanzia difficile e vagabonda. «Non ho amato molto la mia infanzia.

Sono nato a New York, poi ho vissuto in Brasile, a Londra e poi in collegio in Francia. I ricordi belli ce li ho con mio fratello e mia sorella». L’alpino Elkann. «A 18 anni ho disdetto la cittadinanza americana, e ho fatto il militare in Italia», ricorda Lapo che ha sempre avuto l’Italia nel cuore. «Ero negli Alpini. Mi hanno fatto un mazzo tanto, per il cognome che portavo, ma mi sono fatto rispettare.

Ora ho ancora amici conosciuti al militare». Un cognome impegnativo. Non tanto quello anagrafico ereditato da papà Alain Elkann, quanto quello della famiglia di mamma: Agnelli. Lapo avrebbe voluto una vita meno impegnativa, chiede la conduttrice? «Da bambino avevo due sogni: diventare un pilota di Formula Uno, e cambiare il mondo».

Il primo sogno ormai possiamo considerarlo una fantasia infantile persa nel tempo. Il secondo invece è ancora un faro nella vita di Lapo: «Il mio obiettivo è diventare un imprenditore della solidarietà, cosa che sto facendo con la fondazione Laps – Libera accademia progetti sperimentali che si occupa di aiutare i giovani a superare abusi e dipendenze, dalle sostanze e da internet, che è una dipendenza devastante».

Far del bene fa stare bene. «Aiutare gli altri mi fa stare meglio che guadagnare soldi, so che non è una cosa che amano sentire i miei azionisti, ma è la realtà dei fatti. Non sono i soldi che mi rendono felice, ma vedere gli altri che diventano felici ».

Certo, è un pensiero che puoi fare se non hai problemi ad arrivare a fine mese, e questo Lapo lo sa: «Nella vita bisogna essere consci della fortuna e dei privilegi che hai, e io ne ho tanti. E bisogna costruire a partire da lì».

Ma Lapo è altrettanto schietto nel parlare delle difficoltà ha affrontato, a partire dagli abusi in collegio. «Lo racconto perché penso che possa aiutare altre vittime che hanno paura di parlarne. Sono stato abusato più volte all’età di 13 anni.

Quando capita, non capisci chi sei, e questo ti porta verso l’autodistruzione, perché, come confermano persone molto più capaci di me, l’abusato si sente in colpa. Il fatto di parlarne è come alleggerire. Se non ne parli, se non ci lavori sopra, ti porta a farti del male e rischia di ammazzarti».

La forza di andare avanti, l’ha trovata nella sua fragilità. «Ho una grandissima fortuna», ha raccontato a Verissimo l’imprenditore, «sono un ipersensibile, ma ho una grandissima forza volontà. Col tempo ho imparato ad accettarmi.

Non ho paura di parlare delle mie fragilità, ma neanche delle mie forze. Per arrivare a questo ci sono voluti tempo, pazienza, sbagli, momenti dolorosi… Oggi ci sono, e sto bene con chi sono». Non altrettanto forte è stato un compagno di Lapo in collegio, anche lui vittima di abusi. «Thomas era il mio migliore amico. Si è impiccato qualche anno fa», dice.

Ma l’imprenditore aVerissimo ne parla usando il presente: «È una persona fragile, fantastica, ma non ha combattuto con i suoi demoni». E poi ancora: «Vicino al letto ho quattro foto: mia nonna,mio nonno, il mio migliore amico e mio zio Edoardo (figlio di Gianni, morto suicida nel 2000, ndr). Siccome credo in Dio, penso che le persone che non ci sono più e che hai amato, continuino ad aiutarti e seguirti. Non sono sulla terra, ma sono nel mio cuore. Quando devo prendere una decisione, penso a cosa avrebbero fatto loro».

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