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Juventus – Inter come vedere Diretta Live TV No Rojadirecta

Juve-Inter visibile in chiaro, in differita di 15 minuti? No, (molto) difficile. Ieri si è parlato a lungo dell’ipotesi che le partite potessero essere trasmesse con un quarto d’ora di ritardo da TV8, il canale in chiaro di Sky, e magari anche da Rai e Mediaset.

Sembrava possibile prima di una decisa frenata che ha reso inutili ore di discussioni. Prima di tutto, giusto ricordare il motivo della discussione, sviluppatasi con la «chiusura» della Lombardia per coronavirus: l’idea di Vincenzo Spadafora, ministro per le Politiche giovanili e lo Sport, era evitare assembramenti in pub, locali e case. Che è successo Spadafora lo ha scritto ieri su Facebook: «C’è una nuova possibilità per le partite in chiaro.

Oggi ho avuto vari contatti telefonici con i vertici del Calcio e le reti televisive e l’Agcom, perché continuo a pensare che sia importante offrire uno svago ai cittadini in casa propria. C’è una soluzione possibile, sulla quale aspettiamo le valutazioni della Lega Serie A. Per questo motivo ho scritto di nuovo al presidente Dal Pino. Attendiamo risposta ». La Lega di A infatti già venerdì aveva risposto no, con relativa spiegazione:«La Lega Serie A rileva che il quadro normativo vigente, e gli obblighi contrattuali già assunti, non consentono di poter aderire alla richiesta». Motivo: la Lega non ha venduto i diritti in chiaro che quindi, ameno di un intervento normativo ad hoc, non sono disponibili.

Ieri sono stati fatti al tri tentativi con una ipotesi: Sky e Dazn titolari della diretta esclusiva delle partite, segnale a disposizione di Rai, Mediaset e TV8 con 15 minuti di ritardo. Le motivazioni La svolta in serata. Sky ha fatto sentire la sua voce poco dopo il post di Spadafora, come riportato dall’agenzia Ansa. Questo il testo: «Da giorni – replica una fonte di SkySport all’ANSA- era uscita la disponibilità a dare in chiaro su Tv8 la partita Juventus- Inter,mala Lega Calcio, peraltro con molte ragioni, aveva opposto impedimenti legali e normativi che non consentivano a Sky questa soluzione. Questo era e questo rimane: i vincoli e i limiti permangono».

La Lega, più tardi, ha confermato la linea: «In data odierna la Lega Serie A ha ricevuto una lettera da parte del Signor Ministro Spadafora con richiesta di valutare la possibilità di concedere la libera fruizione televisiva delle gare di Serie A TIM nei giorni 8 e 9 marzo. Nella lettera il Signor Ministro fa riferimento a uno scenario nel quale i soggetti da lui sentiti per le vie brevi, tra i quali Sky Italia e Dazn, avrebbero espresso parere favorevole all’ipotesi.

La Lega Serie Aa sua volta ha stabilito contatti formali con i licenziatari dei diritti pay, che, pur comprendendo la richiesta, si adeguano al fatto che la proposta formulata continua a presentare vincoli legali, normativi e tecnologici. Di conseguenza (…) continuano a non sussistere, per i motivi già elencati, le condizioni legali per trasmettere in chiaro le partite ». Insomma, la Lega ritiene di non poter dare un via libera senza un atto del Governo e delle autorità garanti, come ribadito da Dal Pino in una lettera a Spadafora. La Lega nella notte si è messa a disposizione ma siamo allo stallo: a poche ore dall’inizio della giornata, è complicato immaginare un nuovo, ennesimo ribaltone.

Juventus-Inter, dove e come vedere la partita

Il derby d’Italia così tanto atteso sarà trasmesso in diretta TV da Sky e sarà visibile sui canali Sky Sport 1 al numero 201 del satellite e numero 472 e 483 del digitale terrestre. La partita si potrà anche guardare su sky sport Serie A numero 202 e 249 del satellite e numero 473 e 483 del digitale terrestre. Il match potrà essere seguito anche sul canale Sky Sport al numero 251 del satellite.

Ma non finisce qui perché gli abbonati potranno anche guardare il derby d’Italia Juventus Inter in diretta streaming attraverso SkyGo e potranno farlo sia sul proprio notebook che personal computer, collegandosi direttamente al sito ufficiale della piattaforma ma anche sui dispositivi mobili come smartphone e tablet. Ci sarebbe anche l’opzione Now TV che per chi non lo sapesse è il servizio di streaming live e on demand di Sky che ovviamente permette di guardare tutta la programmazione sportiva della TV satellitare una volta acquistato uno dei pacchetti.

Non sarà come sempre, ma la missione sarà quella di sempre. Vincere, senza alternative. Non c’è altra possibilità per la Juve in crisi, dopo le titubanze recenti e soprattutto dopo il tonfo di Lione che ha acuito le incognite, soprattutto in prospettiva futura. Non sarà come sempre, perché la gara più attesa della stagione si giocherà a porte chiuse, in uno stadio praticamente deserto a causa dell’emergenza sanitaria che avvolge il Paese. E il “fattore vuoto” sicuramente cambierà la serata e chissà se e come influirà e soprattutto su chi. I campioni d’Italia hanno però l’obbligo di ripartire e di riprendersi il primo posto. Tutto è stato atipico negli ultimi giorni: i bianconeri sono fermi dalla trasferta di Champions League, da undici giorni, dopo il rinvio del derby d’Italia e la cancellazione della semifinale di Coppa Italia con il Milan. Allenamenti e basta, quindi. E forse questo avrà giovato a Sarri per ritrovare la rotta smarrita al Groupama Stadium ma già prima decisamente incerta.

ATMOSFERA. La speranza del tecnico è che si possa voltare pagina, anche in condizioni particolari. Per questo ieri ha fatto allenare la squadra all’Allianz Stadium, in modo da abituare il gruppo all’atmosfera. Poi ha parlato a Juventus Tv e non nella consueta conferenza stampa di vigilia: «Soltanto negli ultimi giorni ci siamo potuti dedicare a questa gara, dopo una programmazione un po’ confusionaria per motivi evidenti, ma abbiamo lavorato nel modo giusto. Negli ultimi giorni la qualità degli allenamenti si sta elevando, è molto importante». E ancora: «Questa è la partita più prestigiosa della Serie A per storia e per blasone delle squadre, e in questa stagione anche per la classifica. Dopo due mercati importanti, l’Inter è diventata una delle favorite per il campionato, proprio come noi. Sarà una bella gara».

CHIAVE. Come vincerla? Sarri spiega i temi del match: «La partita sarà difficile tatticamente visto il modo di giocare dei nostri avversari. Per noi potrebbe essere una problematica l’ampiezza dell’Inter, ma tutte e due le squadre hanno delle caratteristiche con cui poter mettere in difficoltà gli avversari». E poi evidenzia il piano partita dei bianconeri: «Uno dei nostri obiettivi è quello di fare un possesso palla alto nella loro metà campo. Questa volta sarà più importante del solito perché tenere lontano dall’area i loro attaccanti è fondamentale».

INTERPRETI. C’è anche un altro aspetto che conforta il tecnico bianconero: «In questo momento stiamo recuperando tanti giocatori e questa è una grande fortuna». Il riferimento è a Chiellini, a Khedira e a Douglas Costa, che sono rientrati dai rispettivi, e nei primi due casi lunghissimi, infortuni, e che possono nuovamente fare la differenza. Il brasiliano, in particolare, è l’interprete principale e preferito dal tecnico per la sua idea di tridente e infatti a sprazzi in stagione, compatibilmente con i ripetuti acciacchi dell’ex Bayern, lo ha proposto titolare. «Noi abbiamo attaccanti con caratteristiche diverse e a volte con lo stesso modulo siamo una squadra diversa cambiando gli interpreti» rileva Sarri. Che un protagonista, naturalmente, non lo cambierà. «Ronaldo si esalta in tante gare, sta molto bene». E la Juve come sta?

Antonio Conte è pronto per il derby d’Italia. E come lui è pronta pure la sua squadra. «Nonostante le difficoltà di questo periodo – ha detto a Inter Tv – arriviamo a questa gara nella giusta maniera: cambiare programmi e non giocare partite non è stato semplice, ma come ho detto ai ragazzi bisogna essere bravi in queste situazioni ad adeguarci, a continuare a fare quello che stiamo facendo ovvero lavorare duro e cercare di fare sempre il nostro meglio». Nelle ultime tre settimane i nerazzurri hanno giocato solo due incontri di Europa League e, se da un lato saranno riposati, dall’altro un po’ di ruggine addosso l’avranno. «Le condizioni generali dei ragazzi sono buone perché, pur dovendoci adeguare a questa situazione e rimandando alcuni match, abbiamo comunque lavorato: i ragazzi da questo punto di vista sono straordinari. Arriviamo alla sfida con grande voglia e determinazione ».

ASTICELLA E CLASSIFICA. L’ex ct è soddisfatto soprattutto di un dato che rispetto al passato è assai diverso: quest’anno l’Inter è arrivata a giocare il match del girone di ritorno contro i bianconeri ancora in corsa per lo scudetto. Un progresso importante che già testimonia la bontà del lavoro suo sul campo e della società sul mercato. «Da parte di tutti vedo il desiderio di alzare l’asticella e di arrivare a giocarci questo tipo di sfide con un preciso significato in classifica. Tutto questo è possibile solo attraverso il lavoro. Juventus-Inter sarà sempre una grande gara, ma lo diventa ancora di più quando dietro c’è un significato ben preciso a livello di classifica. I miei giocatori hanno dato tutto perché in loro c’è l’ambizione di essere competitivi. E se arrivi a un confronto come questo in determinate condizioni di classifica vuol dire che nel tuo bagaglio ha dei dati importanti sia a livello di gol fatti sia di gol subiti».

JUVE E PORTE CHIUSE. Per i bianconeri solo complimenti: «Di fronte avremo una squadra molto forte e abbiamo rispetto per quello che loro hanno fatto negli ultimi anni. Da parte nostra ci sono la voglia e l’ambizione di cercare tramite il lavoro di avvicinarci a loro quanto più possibile. La partita a porte chiuse? Il pubblico è importante quando si gioca a calcio, soprattutto in partite così belle e attese. In questo momento veramente molto delicato però si deve fare grande attenzione perché la salute di tutti i cittadini viene prima di ogni altra cosa e quindi dobbiamo essere bravi ad adeguarci, cercare di fare le cose con più sicurezza possibile».

DETTAGLI CHIAVE. Eccoci ai dettagli, tanto cari ai grandi tecnici. «Ogni partita ha una sua storia ed è inevitabile che in questo tipo di incontri i dettagli facciano la differenza. Giocare in una situazione come l’attuale non è semplice perché tutti quanti abbiamo delle famiglie e ciò che sta accadendo non ci lascia inevitabili. Detto questo, dobbiamo concentrarci sul campo per fare il meglio possibile. Lukaku? Non posso che essere contento della sua stagione perché Romelu al primo anno in Italia sta facendo molto bene grazie al supporto della squadra». Dopo la trasferta di stasera a Torino, giovedì ci sarà il Getafe in Europa League. «Saranno due gare ostiche perché il Getafe è la rivelazione del calcio spagnolo, una squadra che abbina qualità, quantità, cattiveria agonistica, compattezza e solidità. Dovremo adattarci a giocare entrambi i match a porte chiuse. Non sarà facile».

Chiellini sì o Chiellini no? E’ questo il grande dubbio nel reparto arretrato per i bianconeri. Il capitano è tornato in gruppo venerdì, dopo un affaticamento all’adduttore che lo avrebbe verosimilmente messo fuori causa per la partita di Coppa Italia poi non giocata e dopo due giorni di lavoro personalizzato che gli hanno permesso di superare il contrattempo. Ieri ha lavorato nuovamente con i compagni, quindi è da considerarsi pronto. L’incertezza sul suo impiego resta, semplicemente per l’opportunità o meno di rischiare, visto i soli due allenamenti pieni con la squadra. Decisive saranno le sensazioni di Giorgio, che naturalmente conosce alla perfezione il proprio fisico: nessun altro meglio di lui sa decidere se scendere in campo dal primo minuto o meno. D’altra parte è la stessa cosa che ha sempre sostenuto Sarri nel periodo di avvicinamento al rientro di Chiellini dopo l’infortunio al ginocchio. Lo stesso accadrà appunto per la sfida scudetto di questa sera. In caso di inizio in panchina del capitano, la coppia centrale sarà composta da Bonucci e De Ligt, con l’olandesino in crescita nell’ultimo periodo nonostante le difficoltà della squadra. Sulle fasce, invece, non ci saranno sorprese: saranno infatti tutte brasiliane con Danilo a destra (l’ex City è sempre più gradito a Sarri) e Alex Sandro a sinistra. In porta, naturalmente, ci sarà Szczesny.

Il reparto mediano è quello in cui regna l’incertezza maggiore. Per giorni si è parlato di Pjanic e delle sue recenti difficoltà, non ultima la prova sotto tono di Lione, che avevano messo in dubbio la sua presenza questa sera. La settimana atipica, senza impegni (di fatto la Juve è ferma da undici giorni dopo la sfida di Champions League), ha permesso al bosniaco di allenarsi con continuità, di superare le scorie dell’affaticamento muscolare che gli aveva fatto saltare la trasferta di Ferrara e di crescere in condizione fisica. Logico, quindi, immaginare che Sarri non rinunci al suo regista, all’uomo chiave nei meccanismi del gioco bianconero, specie in una gara decisiva e in un momento delicato come quello attuale in cui il tecnico chiede maggiore velocità nella circolazione del pallone. Pjanic al timone, quindi, a meno di sorprese. I ballottaggi riguardano le mezzali. A destra Bentancur è in vantaggio su Ramsey: l’uruguaiano, tra l’altro, traslocherebbe in regìa in caso di panchina per Miralem. A sinistra Matuidi appare favorito invece su Rabiot. Il dubbio riguarda una scelta più votata alla quantità e alla corsa (Matuidi) e una soluzione che può aggiungere maggiore qualità al palleggio e inserimenti offensivi (Rabiot). Da non sottovalutare, poi, il jolly Khedira: il tedesco è al rientro dopo tre mesi di assenza per l’operazione al ginocchio. Non ha ancora i novanta minuti nelle gambe ma può essere prezioso, pure a gara in corso, con le sue penetrazioni in area avversaria.

Cuadrado-Dybala- Ronaldo: Sarri sceglie la via della certezza. Con la virata ormai chiara verso il 4-3-3, il Comandante prosegue sulla rotta intrapresa nelle ultime settimane. Tridente sia, quindi, con alcune specificità. Molto, se non tutto, passa da CR7, inarrestabile da tre mesi a questa parte, che cerca il record di 12 partite consecutive con gol in campionato. Il fenomeno è naturalmente la pedina insostituibile dell’attacco. Al suo fianco agiranno Dybala e Cuadrado. La Joya interpreta il ruolo di finto centravanti, uomo di raccordo con la mediana e ispiratore di gioco. Il colombiano, invece, è tornato ormai stabilmente alle origini, ovvero al suo ruolo naturale di ala destra e rappresenta anche un’arma tattica non secondaria, perchè in fase difensiva scala a centrocampo, componendo una linea a quattro. Sarri, in ogni caso, può vantare grandissima abbondanza offensiva. Dalla panchina può pescare Higuain, che con i nerazzurri ha un feeling particolare: ha già affermato la vittoria all’andata a San Siro, oltre che il gol scudetto del 2018. Il Pipita vuole rilanciarsi dopo un periodo opaco: in campionato non segna da due mesi e nel 2020 ha fatto centro appena due volte. Ma c’è pure Douglas Costa pronto all’uso: come Khedira, anche il brasiliano è al rientro dopo un infortunio e non ha grande minutaggio ma può essere un jolly utile per spezzare gli equilibri. Come Bernardeschi, che fa la spola tra attacco e centrocampo e che vuole tornare protagonista.

Ronaldo e Lukaku, il fenomeno e il gigante buono, quelli dal gol facile. Ronaldo e Lukaku, compagni virtuali per qualche giorno d’estate, quando Higuain e Dybala erano in esubero, quando i bianconeri sembravano in vantaggio nelle trattative per il centravantone dello United (e chissà come sarebbe stata riscritta la storia del campionato). Ronaldo e Lukaku, oggi gli uomini copertina della lotta scudetto tra Juve e Inter, uno scontro ormai ideologico e politico più che calcistico. Ma stasera, maledetto virus, si torna finalmente a giocare. Juve-Inter è tante cose, è Ronaldo- Lukaku, gli indispensabili. Abbiamo bisogno dei loro gol. Non soltanto per la classifica. Devono rompere il silenzio. 21-17 per CR7 Si giocherà nel vuoto spettrale dello Stadium, scenario irreale che soltanto a immaginarlo vengono i brividi, gli urlacci di Conte e imugugni di Sarri arriveranno fino alla zona rossa. Ma è il calcio al tempo del contagio. E questa una ripartenza, accontentiamoci, ci sono drammi peggiori. Ronaldo e Lukaku possono essere i primi antivirus per debellare almeno la depressione strisciante. Al momento comanda il portoghese, 21-17 gol in campionato. E non è detto sia un bene. Il 44 per cento delle reti della Juve è suo, gli altri faticano.

Lukaku ha messo dentro il 35% dei gol interisti, cifra comunque nobilissima. C’è soltanto uno che sta facendo meglio, Immobile, 27 reti su 60, cioè il 45% del totale della Lazio, sorprendente e temibile terzo incomodo. Dybala CR7 è affiancato stasera da Dybala. Parlano la stessa lingua ma non si cercano, e non si trovano, come dovrebbero: Ronaldo ha fatto all’argentino 52 passaggi (invece 134 ad Alex Sandro, 80 a Matuidi, e anche Cuadrado sull’altra fascia ne ha avuti di più, 58). Ne ha ricevuti 78 da Paulo, ma il doppio (153) da Alex Sandro: cifre inequivocabili di una sintesi imperfetta. CR7 era abituato al centravanti di sacrificio, Benzema nel Madrid, poi Mandzukic, meno classe più lavoro sporco. Non si arrende al fatto che da centravanti ne guadagnerebbero sia lui sia la squadra, quindi vaga a sinistra. Se gioca Dybala, “10” nell’animo, di fatto non c’è centravanti. Con Higuain, ma senza la Joya, non c’è regista. Una soluzione sarebbe tutti e tre assieme, Cuadrado terzino e un centrocampo che li regga. È lì che nasce il problema.

Lautaro Lukaku ha un partner indispensabile: l’altro argentino, Lautaro, con il quale gli scambi sono obbligati giocando entrambi al centro dell’attacco del 3-5-2. C’è intesa: appoggi, sponde, uno viene verso la palla e l’altro parte. Un sistema a due punte mobili, di profondità, tecniche. Conte studia e sogna dall’Euro 2016, quando fuori taccuino confessava che se avesse avuto Lukaku avrebbe fatto sfracelli. Ogni tanto, però, la manovra è un po’ scollegata e l’Inter ricorre ai lancioni che aggiungono casualità. Meglio si trovano i nerazzurri quando possono compattarsi e partire sulle ali della potenza di Lukaku. Servirebbe l’Eriksen più ispirato, in regia, ma sembra chiaro che il danese non è il giocatore ideale di Conte. Manca anche a lui un vero play. La Juve non ce l’ha finché terrà Pjanic davanti alla difesa, l’Inter perché Brozovic è una diga difensiva con meno poteri d’impostazione. In una squadra fisica come l’Inter, con la difesa a tre, servirebbe paradossalmente un play come il bosniaco, mentre Sarri, avendo Dybala (e Ramsey), avrebbe bisogno di un Brozovic… Pjanic-Brozovic La Lazio ha impedito all’Inter di fare il suo gioco preferito, tendendola bassa e negando le ripartenze: se non ce ne fossimoaccorti, da un po’ il gioco di Inzaghi ha fatto un salto di qualità grazie a Luis Alberto, più manovra avvolgente, più possesso, meno chiusure e ripartenze per Immobile. La Juve ha spesso sofferto contro le difese a tre. E paga sempre il pressing alto perché, bloccato Pjanic, ha poche soluzioni in uscita. All’andata, un colpo fenomenale di Dybala aveva “spaccato” la sfida: la Juve era sembrata superiore oltre il 2-1 finale. Lo scenario oggi è cambiato, l’Inter è un po’ migliorata, la Juve ha perso qualcosa. Vince la Lazio? Ronaldo è unico al mondo ma anche l’Inter non ha uno come Lukaku. Ronaldo tira più in porta (2,48-1,50 a partita), crea più occasioni (1,62-1,46) ma è meno preciso (24%-31%). Ronaldo e Lukaku giocheranno con la testa all’Europa. CR7 l’anno scorso ha preso la Juve dal baratro con i 3 gol all’Atletico, deve ripetersi con il Lione. Lukaku se la vedrà con l’aggressività del Getafe, ma ha più attenuanti: la Juve che ha investito su CR7 trema pensando di fermarsi agli ottavi. E stasera, tra Juve e Inter, quella che ha più da guadagnare è la Lazio.

La Juventus domina il calcio italiano dalla stagione 2011-2012, anno in cui riuscì a strappare lo scudetto dalle maglie del Milan. Otto anni di dominio assoluto senza aver mai davvero rischiato di perderlo perché la concorrenza non è stata all’altezza, nonostante le centinaia di milioni di euro spesi sul mercato.

Consideriamo soltanto le spese per gli acquisti perché se è vero che una delle abilità di un direttore sportivo è quella di tenere i conti in equilibrio, è anche vero che l’obiettivo numero 1 dovrebbe essere quello di migliorare la competitività con i soldi che si possono spendere. Per intenderci, se la Roma vende Salah, Nainggolan, Strootman, Rudiger, Alisson, Pjanic ecc. ha una quantità di denaro con cui può acquistare altri giocatori altrettanto o anche più forti. Se invece sceglie giocatori meno performanti, allora la discriminante è il “come” si acquista. Insomma, spendere tanto non significa spendere bene.

JUVENTUS: Il primo anno è quella che ha speso di più. Era una Juve che veniva dai settimi posti e che voleva rilanciarsi chiamando una bandiera come Antonio Conte alla guida. Perché non fecero altrettanto anche le altre? Il Milan era il campione in carica, l’Inter doveva reinventarsi dopo il Triplete, idem la Roma che era stata l’unica avversaria dei nerazzurri. Negli anni i bianconeri non hanno dormito sugli allori e hanno continuato a investire acquistando giocatori per oltre un miliardo di euro (è l’unica ad aver alzato il fatturato con presenze fisse in Champions e le tante vittorie), ma soprattutto comprando giocatori altrettanto forti.

NAPOLI: Dopo i primi anni ottimi con Mazzarri, De Laurentiis decise di alzare l’asticella prendendo Rafa Benitez che gli fece spendere molti soldi ma per acquistare giocatori che ancora oggi funzionano, da Callejon a Mertens. I risultati migliori però li ha ottenuti con Sarri che non ha beneficiato di grandi acquisti, anzi, ha dovuto sopperire alla partenza di Higuain. Con Ancelotti si è scelto di ripartire con le grandi spese, ma i risultati non sono arrivati e ora con Gattuso si prepara a una nuova rivoluzione.

INTER: Ha passato due cambi di proprietà e questo spiega il perché di anni di basse spese, prestiti rispediti al mittente o parametri zero. L’arrivo di Suning però ha aumentato il volume degli acquisti anche se la vera svolta è arrivata con l’ingaggio di Marotta a guidare l’area sportiva.

MILAN: Il closing infinito fra Berlusconi e Mr. Li ha fiaccato i rendimenti e gli investimenti dei rossoneri che però sono ripartiti con il primo anno della coppia Fassone-Mirabelli, poi con l’era Leonardo e infine con quella Maldini- Boban. Risultati zero, ma quasi 800 milioni di euro spesi partendo da una squadra che aveva vinto lo Scudetto…

ROMA: E’ forse quella che ha avuto i risultati peggiori nonostante la società saldamente in mano a James Pallotta che oltre alle difficoltà per lo Stadio non è riuscito a trovare un ds all’altezza. Dopo Sabatini ci ha provato con Monchi e ora con Petrachi, ma il risultato è che gli oltre 883 milioni di euro spesi hanno fruttato una finale di coppa Italia (persa con la Lazio), una semifinale di Champions League, che poteva essere una base per costruire uno squadrone e che invece è stato l’inizio di una discesa costante, e qualche secondo e terzo posto in campionato senza mai impensierire davvero la Juventus. Ha venduto tanti campioni, ma il ricambio non è stato all’altezza.

LAZIO: Il Presidente Lotito non è per le spese pazze, ma per la costruzione costante, pezzo dopo pezzo. La continuità ha pagato: Tare (nella foto) è uno dei migliori ds d’Italia, Simone Inzaghi si è rivelato un ottimo tecnico e nonostante i quasi 250 milioni spesi in nove anni ha ottenuto due vittorie in Coppa Italia (più due finali perse) e due vittorie in Supercoppa Italiana (più due finali perse). Tuttavia ha quasi sempre fallito l’accesso alla Champions, e spesso non per demeriti suoi, ma quest’anno sta facendo faville.

ATALANTA: Oggi stupisce il mondo del calcio, e fa specie pensare che nella stagione 2010-2011 giocava in serie B: arrivò prima e fu promossa. Da allora ha puntato sui giovani del vivaio e su un tecnico come Gasperini ma è giusto sottolineare il lavoro di Giovanni Sartori come ds e come direttore dell’area tecnica: Marotta è considerato un top player dei dirigenti italiani, ma Sartori non è da meno. Dal ritorno in A l’Atalanta ha speso 252,72 milioni di euro ma ne ha incassati molti di più vendendo i suoi gioielli e, soprattutto, ha ottenuto risultati fantastici con l’esperienza in Champions come ciliegina sulla torta.

Il carnevale è finito da una decina di giorni, ma per Paulo Dybala è tempo di rimettersi la maschera e tornare a mostrare il suo vero volto. Sembra un paradosso, ma non lo è: il vero volto della Joya è quello per metà coperto dalla mano sinistra, con il pollice e l’indice allargati e tesi davanti al naso a formare la Dybala Mask, l’esultanza ispirata all’elmo di Russel Crowe nel Gladiatore con cui l’argentino festeggia i suoi gol dall’11 gennaio del 2017, dopo aver segnato in Juventus-Atalanta 3-2 negli ottavi di Coppa Italia.

NON SI VIVE DI SOLI GOL… E’ quello il suo vero volto perché è l’emblema del Dybala decisivo, come deve essere in virtù del suo talento. E come non sempre è stato in questo inizio di 2020, in cui ha segnato un solo gol in campionato, quello su punizione con cui ha sbloccato il risultato in Juventus-Brescia del 22 febbraio. Un bottino scarno che però non può rappresentare l’unico dato su cui valutare il rendimento dell’attaccante di Laguna Larga nel nuovo anno: perché a quella rete ne vanno aggiunte due e un assist nel 4-0 sull’Udinese agli ottavi di Coppa Italia e soprattutto quattro assist e due rigori procurati in campionato. Non è stato, dunque, un brutto Dybala, quello degli ultimi due mesi. Anzi, è stato un discreto Dybala. Ma questo è il punto: il vero Dybala è molto più che discreto. …

MA I GOL CONTANO Il vero Dybala, per il quale tre gol in undici partite sono un po’ pochini anche con tanti assist, non si è visto a Napoli, non si è visto a Verona, dove la Juventus ha perso le ultime partite in campionato, e non si è visto nel primo tempo di Lione. Nei primi 45 minuti giocati al Groupama Stadium, per la verità, la Joya non si era vista proprio, né vera, né in versione più o meno appannata. Quanto avvenuto dopo l’intervallo in Francia, però, è un segnale incoraggiante. Perché nella ripresa Dybala non è riuscito a rimettersi la maschera solo per una questione di (pochi) centimetri, quelli di cui era in fuorigioco quando ha ricevuto un passaggio di Bentancur all’86’, spedendo poi il pallone alle spalle di Lopes per l’1- 1 annullato da Gil Manzano. E se in quel caso l’arbitro spagnolo e soprattutto il segnalinee avevano visto giusto, due minuti dopo a impedire al ventiseienne argentino di essere decisivo anche senza segnare era stato un errore del direttore di gara, che non aveva sanzionato con il rigore un’evidente trattenuta ai suoi danni di Bruno Guimaraes in area lionese. Se però non ha inciso sul risultato, il Dybala del secondo tempo lionese, protagonista anche di altre azioni pericolose, ha comunque ritrovato somiglianza con se stesso. Non si è messo la maschera, ma è uscito dal campo tenendola in mano.

DOPPIO DERBY E tenendola in mano tornerà in campo domani sera all’Allianz Stadium, determinato a rimetterla. Davanti, fra l’altro, avrà la squadra contro cui l’ha sfoggiata per la prima volta in questa stagione. Non aveva ancora mai segnato, infatti, il 6 ottobre quando uscì sul prato di San Siro per Inter-Juventus: gli bastarono tre minuti e 35 secondi per sbloccare il risultato, scattando in profondità sul lancio di Pjanic e battendo Handanovic con un diagonale di sinistro passato tra le gambe di Skriniar. Una Dybala Mask speciale, quella mostrata subito dopo, perché speciale era la partita, la più sentita, al netto del contesto, dai tifosi juventini.

Non potranno ammirarla dal vivo domani, ma la loro gioia nel rivedere la maschera sul volto del numero 10 sarebbe la stessa anche davanti alla televisione. La stessa sarebbe anche la gioia di Dybala, che non giocherà soltanto il derby d’Italia, ma pure un derby d’Argentina con Lautaro Martinez. Derby non solo per la comune nazionalità, ma anche perché i due sono destinati a contendersi il ruolo di centravanti della Nazionale biancoceleste nei prossimi anni, con il Kun Sergio Aguero rivale pericolosissimo ma inevitabilmente penalizzato dall’età rispetto al bianconero e al nerazzurro. Un derby in cui la Joya parte in svantaggio rispetto al connazionale, perché Lautaro è stato eletto a sua spalla preferita da Lionel Messi, tanto che, come leggete nella pagina a fianco, quasi certamente nella prossima stagione andrà a interpretare quel ruolo anche nel Barcellona. Scenario che lancerebbe ulteriormente Martinez nella corsa a un posto da protagonista nella Seleccion, mentre il bianconero sarebbe costretto a inseguire. Motivo in più per cominciare a farlo vincendo il Derby d’Italia e d’Argentina di domani sera, mostrando il vero volto di Dybala: quello con la maschera.

Spostamento di Euro 2020? Annullamento addirittura? “Semplici” porte chiuse? All’Uefa non vogliono neanche sentir parlare di eventi straordinari. «Pensiamo che si giocherà a giugno, allo stato non esistono altre ipotesi», dicono da Nyon. Comprensibilissimo.

Non fossero sufficienti le motivazioni sportive, si tratta sempre del torneo che tiene in piedi il calcio europeo (con la Champions): l’ultimo fatturato quadriennale, 15 miliardi di euro, parla da solo. Ma la realtà è che Nyon non è padrona del suo futuro. I governi decidono cosa e come. I governi chiudono ristoranti, cinema, musei e, in caso, il calcio. E allora? Equilibrio precario Tutto si regge per ora sul filo di un equilibrio precario, come un trapezista tra due grattacieli. Da un lato, il calendario internazionale intasato, per cui recuperare anche un solo turno è un grosso guaio (infatti la Coppa Italia è al momento sospesa, aspettando le italiane in Europa).

Dall’altro, la diffusione imprevedibile del virus. Se un giocatore — uno soltanto — di un club di Champions fosse contagiato, come impedire una quarantena della squadra? E quindi lo spostamento delle partite del campionato? E quindi l’impossibilità di giocare la Champions? E quindi… Calendario Fifa L’ultima volta che un grande torneo è stato rinviato risale alla seconda guerra: dopo il Mondiale 1938, quello successivo si giocò nel 1950. Un‘epoca in cui nessuno poteva prevedere il futuro. Qui si può ragionevolmente immaginare che un vaccino arrivi entro un anno, così si dice, e che intanto molte attività umane, sport compreso, debbano adattarsi.

Parliamo di calcio internazionale, non entriamo nel merito dei campionati nazionali. Il calendario è stracolmoda qui a novembre 2022, data (non ortodossa) del Mondiale al caldo del Qatar: non facile trovare uno spazio libero. Porte chiuse o peggio Soluzione uno? Le porte chiuse. Sarebbe un bel crollo economico e d’immagine: -500 milioni dalla mancata vendita dei biglietti, più l’indotto. Niente tifo. Difficile, forse impossibile, che soltanto alcune gare siano a porte aperte: non soltanto per equità sportiva, ma anche perché è facile pensare che gli Stati chiuderanno le frontiere. Soluzione tre? Annullamento del torneo, se ne riparla nel 2024 in Germania. Con perdite divise tra 12 ospitanti.

Ma lo stesso una tragedia sportiva. Manca la soluzione due: lo spostamento. Ipotesi 2021 Uno spostamento richiederebbe un “comitato d’urgenza” Uefa- Fifa, nel nomedel calcio. Con le date così compresse — vedi tabella — si potrebbe ipotizzare un Europeo posticipato di un anno, a giugno 2021. Un mese in cui, però, sono già previste: due partite di qualificazione a Qatar 2022; la “final four” di Nations League (4-8 giugno); e il Mondiale per club in Cina (17 giugno- 4 luglio).

Le qualificazioni potrebbero essere spostate a marzo 2022, trovando un “buco” per i playoff. Poi ci sarebbe il problema di collocare Nations e Mondiale club: i due tornei nuovi nati al posto di amichevoli e Confederations. Una ipotesi potrebbe essere anticipare la finale di Nations a marzo 2021 e spostare il Mondiale di Infantino al 2023 (in cambio, da parte dell’Uefa, di un’accettazione totale del torneo fin qui non amato). Ipotesi 2022 Un’altra ipotesi, l’Euro spostato nel 2022, potrebbe spingere l’Uefa a sacrificare la Nations 2022-23. In ogni caso, tutti dovrebbero fare sacrifici. E il tempo stringe. Ad aprile l’Uefa dovrà valutare la situazione e decidere. Tifiamo tutti per viaggiare da Roma a Londra. Ma nessuno può più far finta di niente. Piani B, C e D vanno pensati da subito.

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