Terence Hill asfalta tutti con Don Matteo, cifre record di oltre sette milioni di spettatori

Don Matteo continua a macinare ascolti anche in questa dodicesima stagione in onda su Raiuno che, alla vigilia, era stato annunciato fosse l’ultima. In assoluto. Quest’anno la fiction più amata dal pubblico ha compiuto vent’anni e la notizia della chiusura, ventilata già nei mesi scorsi, aveva gettato nello sconforto i milioni di telespettatori affezionati al prete più famoso del piccolo schermo. E invece Terence Hill, che interpreta il simpatico prete-investigatore, non andrà in pensione.

Era stato lui stesso, intervistato qualche tempo fa da Tv Sorrisi e Canzoni a dire di non essere ancora pronto a parcheggiare la sua amata bicicletta né a dismettere la tonaca. «Fermo restando che sarà la Rai a decidere, per quanto mi riguarda sono pieno di entusiasmo e carico di energia. E Don Matteo, grazie alle caratteristiche del protagonista, potrebbe andare avanti all’infinito».

E con i numeri degli ascolti fatti registrare in questi mesi, cifre record di oltre sette milioni di spettatori, con uno share medio del 30 per cento, appare impossibile pensare che la Rai voglia dunque privarsi di un prodotto vincente che, anno dopo anno, straccia la concorrenza. In questa stagione a fare le spese del successo del parroco investigatore, oltre ai talk show sull’attualità politica, c’è anche Alessia Marcuzzi al timone delle Iene, “sbranata” da un prete che è una iena più cattiva delle sue. E infatti già si vocifera di una serie numero 13, indiscrezione confermata da varie fonti.

Il segreto fiction rassicurante, io indosso la divisa da carabiniere, Terence Hill è un sacerdote. Diamo sicurezza a chi ci guarda», ha detto l’attore messinese. Terence Hill, dal canto suo, ha confermato che vanno molto d’accordo anche fuori dal set: «Siamo una coppia ben riuscita, come don Camillo e Peppone. In scena ci capiamo al volo e, nella vita, siamo diventati ottimi amici».

Anche in virtù del loro affiatamento, hanno le stesse idee sul futuro della fiction. Frassica, di recente, ha dato conferma che Don Matteo probabilmente non si interromperà. «La gente ha simpatizzato con i protagonisti, vuole sapere cosa succede a casa loro, è un family, ma accontenta anche chi vuole il giallo e chi vuole la commedia per ridere». Così, interrogato dal quotidiano Leggo sugli ascolti eccezionali, ha detto che i dati li costringono «a fare tredici. Non possiamo deludere tutta questa gente». E in un altra intervista ha aggiunto: «All’inizio ci sembrava giusto mettere fine a questa avventura, ma ora abbiamo cambiato idea. Probabilmente

proseguiremo, siamo a un 90 per cento di probabilità. Anche Terence Hill è d’accordo, aspettiamo solo il sì definitivo». Che non tarderà ad arrivare, date le premesse.

«Don Matteo è un po’ come il pistolero Trinità. Non ha un passato, non ha parenti. Ad un certo punto della serie si era anche pensato di fargli fare carriera, di farlo diventare vescovo, ma sarebbe stata una scelta sbagliata per un personaggio di cui non sappiamo da dove viene né dove va» ha raccontato Hill, all’anagrafe Mario Girotti. Che è stato molto amato anche in un’altra serie di Raiuno, Un passo dal cielo. «Quando mi sono trovato davanti alla necessità di scegliere se lasciare Don Matteo o Un passo dal cielo, perché due serie così lunghe non potevo continuare a farle, non ho avuto dubbi: Pietro, la guardia forestale di Un passo dal cielo, aveva esaurito la sua parabola, gli avevamo fatto fare tutto ciò che era possibile. Questo con don Matteo non può succedere».

Il prete investigatore così, è diventato un personaggio iconico della Tv, così come la tonaca che indossa. La stessa da vent’anni. «Non ho mai voluto cambiarla. Qualche anno fa, dopo diverse insistenze, ho accettato di farmene fare una nuova, sono anche andato a farmi prendere le misure. Poi, quando me l’hanno consegnata, l’ho appesa in camerino e ho continuato a usare la mia che è piena di rattoppi».

L’attore che il ventinove marzo compirà ottantuno anni, nega che il suo personaggio sia “buonista”. «Nelle prime stagioni», ha raccontato, «la mia preoccupazione era di renderlo credibile, dal momento che il pubblico era abituato a vedermi come un cowboy». Eppure è diventato così credibile che qualcuno lo scambia addirittura per un sacerdote vero: «Qualche tempo fa sul set, durante una pausa, mi si è avvicinata una signora e mi ha chiesto di confessarla. Le ho spiegato che non era possibile perché non sono un prete vero. Allora lei se ne è andata ma… non mi è sembrata molto convinta!».

Non è runico aneddoto: «All’inizio avrebbe dovuto chiamarsi Don Teodoro ed era un prete un po’ tradizionale. L’ho voluto trasformare e ho detto alla produzione. Non mi sento Teodoro, che facciamo?”. Mi chiesero di trovare un nome. Mi piaceva Matteo, un nome forte. E atletico come mi sento io, perché limitarlo fisicamente? Perché doveva essere un prete striminzito, curvo, pentito? Ce ne sono tanti di sacerdoti energici». L’ideatore della serie poi voleva che si muovesse in motocicletta. E stato Terence Hill a volere la bicicletta «perché è più ecologica e dà più movimento alle scene». Ed è così che è venuto fuori l’amalgama perfetto. E sicuramente la Rai non rinuncerà, avendo la schedina vincente, a fare tredici: 13 volte Don Matteo.

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