Antonella Lualdi: chi è, marito, vita privata, vero nome, figli depressione e Franco Interlenghi

Antonella Lualdi è sicuramente una grande icona del cinema italiano ed un’attrice che vanta alle spalle una lunga Gavetta e un successo straordinario. Da sempre ha avuto una grande passione per la recitazione e infatti è diventata, seppur dopo tanto tempo una delle stelle del cinema italiano regalando tanti successi. Nel corso della sua vita, è stata anche sotto i riflettori per una storia d’amore molto bella che ha avuto con il collega ha Franco Interlenghi dal quale ha avuto anche due figlie. Ma conosciamo meglio l’attrice.

Antonella Lualdi, biografia

Il vero nome di Antonella Lualdi è Antonietta Di Pasquale nata a Beirut in Libano il 6 luglio 1931 sotto il segno del cancro. Il padre era italiano, mentre la madre greca. È stato proprio quando era ancora neonata che il padre venne incaricato di progettare un ponte nella capitale libanese e per questo motivo si era trasferito lì con tutta la sua famiglia.

Una volta tornati in Italia poi, la giovane avrebbe iniziato a fare teatro e pare che il suo sogno fosse quello di diventare una grande attrice. L’anno del successo è stato quello del 1949, anno in cui è apparsa anche nel film musicale intitolato Signorinella. È diventata così per tutti Antonella Lualdi. Ha preso parte a tantissimi film ed ha lavorato anche con tanti nomi del cinema italiano e internazionale tra cui Ettore Scola e Vittorio Gassman.

Per chi come me è cresciuta a pane e cinema, incontrare i protagonisti di quelle pellicole è una grande emozione.

Sono persone che conosco da sempre, a cui voglio inevitabilmente bene, che mi hanno intrattenuta per un’intera vita e che oggi studio, perché senza di loro non ci sarebbe la storia stessa della nostra cinematografia, che tanto mi appassiona.

Sono artisti che hanno portato il nostro cinema in giro per il mondo. Sono testimoni di un’altra Italia, quella che rivorremmo. Figure per me tanto familiari e nello stesso tempo figure immateriali, fatte di sogni e fotogrammi.

Incontrarle è come vederle uscire da uno schermo, finalmente raggiungibili, ma allo stesso tempo avvicinarle è come ritrovare qualcuno che appunto si conosce da tutta una vita.

Meglio non saprei spiegarlo.

Antonella Lualdi è fra queste ed è una signora nella vita oltre che del cinema. Deliziosa, con uno spirito che davvero va oltre la sua età. Io non faccio mai domande personali nelle mie interviste, mi imbarazza curiosare nel privato altrui, mi sembra sempre che trascenda il mio campo.

Deve parlarmene il mio interlocutore per azzardare, ma in questo caso non potevo non partire dal titolo della sua biografia: Io Antonella, amata da Franco. Franco Interlenghi. E così lascio che Antonella Lualdi decida cosa raccontarmi.

Straordinaria la loro storia d’amore, che appassionò i fan e i rotocalchi di allora. Un amore travolgente e tenace, che è sopravvissuto alla separazione. Durato un’intera vita. Davvero alcuni grandi amori fanno dei giri immensi e poi ritornano (cit. Antonello Venditti). Del resto non divorziarono mai.

E proprio per salvarsi dal dolore della sua morte, Antonella ha iniziato a scrivere: è stato terapeutico – mi confessa – l’ha aiutata ad affrontare questa vita senza il suo Franco.

Insieme hanno attraversato il cinema italiano dal dopoguerra quasi fino ai giorni nostri. E il suo Franco, suo marito – così lo menziona nel libro – corre lungo queste belle pagine che scorrono sotto una lettura gradevolissima: non è così frequente che una biografia si legga d’un fiato, che sia così ben scritta.

Ricca, ma non densa al punto da annoiare. Tutt’altro. Dietro c’è Diego Verdegiglio, storico e saggista, ma anche attore e doppiatore, che in un anno e mezzo ha raccolto gli innumerevoli appunti sparsi fra altrettanti innumerevoli fogli vergati a penna, spesso di notte, da Antonella Lualdi. Ne ha trovato la sintesi e il filo narratore, con passione e maestria.

Un libro ben fatto anche nell’impaginazione, intervallata da belle foto, che raccontano di un’attrice che ha messo la propria vita reale e familiare davanti a qualunque ambizione. Disciplinata, seria, di grande carattere ha attraversato buona parte dei generi cinematografici sotto la guida di illustri registi italiani e stranieri, con una professionalità che sa di serietà e rettitudine.

Le chiedo cosa pensi dei film italiani di oggi e mi risponde candidamente che non pensa nulla: non esistono, nulla la colpisce, niente rimane nella sua memoria. Qualcuno ha definito questo nostro cinema contemporaneo – salvo rare eccezioni – da tre camere e cucina ovvero angusto, ripiegato su se stesso, che nulla ha da raccontare al mondo e forse è davvero così.

Converso con questo mito così umano e così affascinante e trovo conferme sulle mie convinzioni riguardo al nostro star system, fatto di gente di temperamento e frequentemente di spessore. Il cinema italiano che ci siamo lasciati alle spalle racconta molto della vita non solo dell’arte. Quello che innanzitutto colpisce di questi attori è la personalità. Lo star system hollywoodiano è stato ed è tutt’ora spesso rappresentato da creature in bilico fra la nevrosi e l’inconsistenza, non così il “firmamento” del nostro miglior cinema.

Oggi nemmeno si immagina che forza di volontà e che temperamento abbiano avuto soprattutto queste attrici. Discorro con questa amabilissima signora del libro e delle mie curiosità e viaggio nel tempo in un cinema che non c’è più.

In un’epoca, oggi, in cui bastano trasmissioni di basso livello e, incredibilmente, di alta audience per credersi arrivati quando non si è altro che inconsistenti bolle di sapone, fuffa, una raffica di selfie o quello che volete, incontrare invece artisti che con umiltà e serietà hanno costruito una lunga carriera, partendo a volte semplicemente da un incontro, da un bel volto, da un concorso, è qualcosa che non può non affascinare.

Sono artisti vissuti in epoche complicate, in cui sapersi gestire era di pochi e con grande carattere. Ancora più complicato era farsi largo per le donne e non certo per “il sofà del produttore” – prerogativa di Hollywood non del nostro cinema, dato l’alto tasso di competitività, ambizione e di un certo sistema produttivo americano – quanto per i tempi.

Eppure proprio queste signore l’hanno reso famoso nel mondo insieme ai grandi registi che le hanno dirette. Ubbidienti alle ferree direttive dei produttori, più o meno accondiscendenti a un doppiaggio loro imposto, hanno lasciato che questi stessi registi le guidassero, imparando sul campo.

Non ha molto senso che io vi faccia un resoconto pedissequo di quella che è stata la mia meravigliosa conversazione con Atonella Lualdi, in fondo serve più che altro al mio lavoro di studiosa.

Ciò che invece voglio dirvi è che il suo libro è sì una preziosa fonte diretta per chi si occupa della storia della nostra cinematografia, ma è anche una gradevolissima lettura per chi semplicemente è curioso, appassionato o anche solo interessato, perché è un libro pensato per ogni lettore che voglia conoscere il cinema da chi lo ha fatto e confrontarsi con l’Italia di allora, sull’onda dei ricordi di chi ha una verve che molto ha da raccontare a questi tempi di rassegnazione.

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