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Due squadre sotto esame. Soprattutto con se stesse. Lazio-Fiorentina gira attorno a dubbi che investono i rispettivi tecnici. Anche se con tanta fiducia Simone Inza- ghi e Cesare Prandelli si interrogano sull’identità delle proprie formazioni. Specialmente in riferimento alle prospettive di classifica. E la sfida dell’Olimpico per biancocelesti e viola diventa uno snodo per comprendere o riscoprire la propria vera dimensione.

C’è tensione nella vigilia della Lazio. Appena una vittoria nelle ultime cinque giornate. E il quarto posto che vuol dire zona Champions ora dista sei punti. «Voglio vedere grandi motivazioni da parte della Lazio», ha detto Simone Inzaghi. Il salto agli ottavi in Champions contrasta col nono posto in classifica. «Abbiamo sbagliato 15 minuti col Milan e la ripresa di Genova. Questi blackout ci sono costati punti importanti». La discontinuità in campo tra altre incertezze. Dopo l’1-1 col Genoa, Inzaghi e squadra a rapporto dal presidente Lotito. I dubbi su un ciclo al capolinea sbucano sulla programmazione futura. Dopo vari rinvii, l’accordo per il rinnovo del contratto di Inzaghi in scadenza appare concluso per un anno. Mancano gli ultimi dettagli e anche questo lascia qualcosa in sospeso. Il mercato estivo non ha dato un passo diverso sul campo. Da quello di gennaio si attende un esterno per la fascia sinistra, ma molto dipenderà dal recupero di Lulic (ieri in campo a Formello). In bilico Caicedo, oggi titolare con un occhio a quella maglia viola che presto potrebbe diventare sua. Intanto, è saltato il passaggio di Vavro al Genoa.

La tensione della vigilia passa pure dalle condizioni di Immobile. Ieri il bomber ha saltato la rifinitura per fastidi al tendine e forti dolori alla caviglia causa una vecchia botta. È in dubbio: Inzaghi ha provato Pereira al suo posto. Oggi, test decisivo per Immobile: spiragli di fiducia per vederlo in campo.

All’Olimpico Cesare Prandelli cerca soprattutto una risposta: quale è la vera Fiorentina? Quella che domina col 3-0 sul campo della Juventus o quella che domenica non ha fatto un tiro in porta contro il Bologna? «Noi abbiamo scacciato le paure, ora lavoriamo per trovare continuità», ha assicurato il tecnico viola, che vuol sapere di più dal campo, magari tentando il colpaccio all’Olimpico. «Quando affronti le grandi, appena conquisti palla, devi essere pronto e abile a ribaltare le situazioni e sapere in quel momento che possiamo far male a tutti, pure alla Lazio…».

Maledetta continuità che sembra aver mollato la Lazio: non riesce più a trovare 2 vittorie di fila, proprio quello che chiedeva Simone Inzaghi prima del pareggio di Marassi. L’ultima risale a cavallo tra ottobre e novembre, per paradosso in piena Champions. Quella che il tecnico pensava di aver accantonato per un po’, almeno fino a febbraio quando troverà la corazzata Bayern agli ottavi, e che invece forse non era la vera causa di tutti i dolori. A colpire dopo il pareggio con il Genoa è semmai il dato delle rimonte svanite. Come se le aquile avessero perso quel mordente in più che nella stagione scorsa era diventato un segno distintivo di Immobile e compagni.

Tanto per far capire di cosa si tratta, le rimonte della Lazio dalla scorsa stagione a oggi sono valse 27 punti, ben 18 punti in più di quelli che accontentandosi del pari sarebbero stati solo 9. Senza considerare le rimonte che sono valse il pareggio. Quelle da 3 punti le elenchiamo dalla scorsa stagione: Lazio-Juventus 3-1, Cagliari-Lazio 1-2, Brescia-Lazio 1-2, Lazio-Inter 2-1, Lazio-Fiorentina 2-1, Torino-Lazio 1-2, Lazio-Cagliari 2-1, Verona-Lazio 1-5, Torino-Lazio 3-4. E la rimontona in casa dei granata con gol vittoria di Caicedo al 98’, resta anche l’ultima volta in cui la Lazio ha vinto per due volte di fila in campionato. Da allora, sono seguiti solo tre successi in nove gare. Troppo poco, un patrimonio dilapidato che si esprime anche nel raffronto tra la classifica attuale e quella di un anno fa. Un impietoso -11 che non ha eguali tra le big, peggio in Serie A ha fatto solo il Cagliari con -15. Materiale psicologico su cui Inzaghi deve riflettere.

E’ accaduto tutto nella serata di domenica, un rider di 52 anni derubato e malmenato a Napoli. Mohamed Fares non ci ha pensato due volte, ha visto la storia sul profilo Instagram di un amico e per aiutare il padre di famiglia a ricomprare il motorino ha donato da solo 2.500 euro: «Mi ha colpito e ho voluto agire, ma l’ho fatto in segreto perché non volevo clamore mediatico», ha poi detto a “ssLazio.it”, dopo che la notizia si era ormai diffusa sui social fino ad arrivare all’estero. Molti partenopei lo hanno ringraziato: «Avrai sempre il nostro rispetto», uno dei tanti commenti di elogio all’algerino della Lazio.

Un mercato diverso dal solito quello che attende il Grifone. La vera principale mossa è stata infatti quella di richiamare Ballardini che in due settimane, sosta compresa, ha già raccolto quattro punti facendo risalire l’autostima della squadra e tranquillizzando un ambiente caduto in depressione. La salvezza è ancora lontana ma dopo quanto visto contro Spezia e Lazio il ds Marroccu, che con il suo ritorno ha contribuito a riportare serenità e compattezza in un ambiente in difficoltà, non nasconde di poter già fare delle previsioni. «In genere dico che le somme si tirano a maggio. Ma sono ottimista per natura e non ho paura di dire che noi l’obiettivo lo centriamo e lo centreremo.

L’anno scorso appena arriva ho detto ‘ci salveremo all’ultima giornata’, quest’anni dico: ci salveremo». Per il ds però il lavoro non sarà facile. Perché prima di tutto c’è una rosa extralarge da sfoltire e questo è il primo obiettivo. «Vorremmo arrivare a ridurre il gruppo ad almeno 28 giocatori. Per questo stiamo lavorando sulle uscite. Brlek, Micovschi, Caso, Asoro, Males e Zima possono essere tutti giocatori in partenza per motivi di minutaggio». Elementi visti pochissimo, alcuni nemmeno un minuto, mentre già si fanno molti nomi compresi quelli di altissima qualità di Piatek e Benatia. « Non abbiamo fretta – ha confermato Marroccu – e vogliamo riflettere bene, ma nomi come quelli di Piatek e Benatia che ho sentito sono secondo me non attinenti a questo mercato. E’ pur vero che chi arriverà dovrà alzare il valore e se dovessimo fare acquisti saranno di prim’ordine». Nel frattempo la trattativa per il primo possibile arrivo, il difensore slovacco Vavro dalla Lazio, sembra essersi arenata tra motivi fisici ed economici. Marroccu spiega cosa sta accadendo. «Per Vavro siamo in trattativa con la Lazio per trovare una soluzione che soddisfi entrambe le società – ha aggiunto Marroccu -. Bisogna capire per quanto tempo dovrà rimanere da noi se sei mesi o di più, oppure ad esempio immaginare un diritto di riscatto più basso, anche tenendo conto che il giocatore, anche se recuperato, è reduce da un problema fisico (pubalgia, ndr)». Ma i rinforzi il Genoa potrebbe trovarli in casa, anche se non risponderanno al nome di Lasse Schone.

«Il capitolo Schone è un capitolo che ha chiuso Schone stesso. Uno dei primi tentativi appena sono arrivato era proprio quello di capire se sarebbe stato possibile un suo coinvolgimento nel nuovo corso ma ho visto in lui distacco. Un distacco figlio del periodo di amarezza che ha attraversato e non ha dato apertura ad un coinvolgimento. Per questo andremo verso uno Schone sul mercato. C’è pur sempre la possibilità che Ballardini nelle pieghe della rosa possa trovare soluzioni che possano portare ad un mercato diverso». E soprattutto Scamacca. «Il calciatore è in prestito sino al 30 giugno e noi abbiamo grande interesse e aspettative.

Nelle ultime giornate sta giocando poco, ma soltanto per un utilizzo esagerato del Genoa e della Nazionale in precedenza: lo hanno sfiancato. Ora sta solo ritrovando le energie e sarà un elemento determinante. Sul suo futuro posso solo dire che i rapporti tra le due proprietà sono molto forti e mi risulta che ci sia un gentleman agreement tra i due club che prevede nel caso il Sassuolo decida di cederlo di contattare per primo proprio il Genoa». In uscita invece Marroccu ha confermato l’operazione Rovella con la Juventus.«Per Rovella siamo ancora in fase di definizione, soprattutto per quanto riguarda le contropartite che potrebbero essere uno o due giocatori, ma siamo abbastanza avanti anche se adesso è il momento di parlarne il meno possibile».

Gli obiettivi vanno e vengono nel pomeriggio di Marassi. Per un Genoa che – grazie alle sapienti mani di Ballardini (4 punti in 2 partite) – torna a credere nella salvezza c’è una Lazio che si allontana ulteriormente dalla zona Champions e perde un’altra occasione per dare continuità a un campionato sin qui sempre luci e ombre. Un rigore di Ciro Immobile – dopo un fallo piuttosto ingenuo di Zapata su Milenkovic due passi dentro l’area – sembra spianare la strada del successo ai biancocelesti, che però sprecano molto, non sanno chiudere la partita e nella ripresa vengono raggiunti da un Grifone bello e battagliero, trascinato da un super Shomurodov. L’attaccante uzbeko – entrato al posto di uno spento Pjaca – è strepitoso a involarsi in contropiede e offre a Mattia Destro (un giocatore finalmente ritrovato) la palla del pareggio. Storia di un pomeriggio che regala tante certezze ai rossoblù e che conferma l’andamento altalenante della Lazio: Immobile al di là del rigore stecca più volte sotto porta, Caicedo fa ancora meno e anche Milinkovic e Luis Alberto non brillano. Questa squadra rischia di dire addio alla lotta per i primi quattro posti? «Siamo a un terzo del campionato. C’è tutto il tempo per recuperare e dobbiamo assolutamente farlo. Ora però la classifica non è bella per la Lazio» ammette Simone Inzaghi, che non nasconde la delusione: «Abbiamo giocato un ottimo primo tempo. Avremmo meritato di fare un gol in più. Nella ripresa il Genoa ha avuto un approccio migliore. Non siamo stati bravi a soffrire, abbiamo subito un gol che una squadra come la nostra non deve concedere». Già perché la rete dei rossoblù nasce da un calcio piazzato in attacco a favore della stessa Lazio: micidiale ma troppo scolastico il contropiede della formazione di Ballardini, che però ha avuto il grande merito – in sole due partite – di riuscire ancora una volta a compattare una squadra in difficoltà. Pochi spazi concessi in difesa e ripartenze intelligenti: sull’1-1 Perin e compagni hanno anche sfiorato il sorpasso con un diagonale dello scatenato Shomurodov. E’ un 2021 che può segnare la riscossa finalmente in casa Genoa? «Non mi hanno stupito né Shomurodov né Destro. Eldor lo vedo in allenamento, un giocatore davvero interessante. Mattia è sempre stato un giocatore di talento. Oggi vediamo un Destro sempre dentro la partita, sempre molto presente. Avere un attaccante di queste qualità dentro la partita è per noi un grande privilegio» dice Ballardini, che mantiene sempre un feeling alto con la piazza rossoblù. «Abbiamo provato a vincerla con le nostre qualità. Siamo partiti timidi ma poi abbiamo preso consapevolezza e siamo cresciuti. Una grande partita contro una grandissima squadra».
Un Ballardini un po’ emozionato per il ritorno a Marassi, tre anni dopo la sua ultima esperienza in rossoblù? «No. Senza pubblico non è il Ferraris. Questo stadio si distingue proprio per questo. La differenza la fa il pubblico. Ti vuole bene, ti incita, ti sostiene sempre, ti spinge. Certo lo stadio è sempre bello».
Il mezzo passo falso di Genova cambia gli scenari – in casa Lazio – relativi al rinnovo di Simone Inzaghi? «Non ci sarà nessun problema. Al di là del mio rinnovo l’importante è cercare di tornare a fare tre punti, che ci mancano da due partite. Sono deluso ma non preoccupato perché nelle ultime tre gare la Lazio ha fatto ottime prestazioni. Avevamo fuori Correa, Lulic e Fares. Sono rientrati Leiva e Acerbi, ora aspettiamo gli altri» dice il tecnico biancoceleste.

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