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Dell’ultima Champions della Juve D non c’è molto da tramandare ai posteri. Il successo prepotente e un po’ ingannevole di Barcellona nel tempio (profanato) di Messi. Il bel pronti-via di Morata. Ma soprattutto Chiesa che mette sotto il Porto per 210 lunghissimi minuti, lui contro tutti: tre gol, un palo che ancora trema, occasioni e paragoni sprecati con Boniek «bello di notte».

Invano. La Juve si ferma, però Chiesa simbolo di Wembley nasce qui, in Champions, il lago dei sogni dove i grandi imparano a nuotare da medaglia e i piccoli vanno a fondo. Chiuso il doloroso libro dei rimpianti di Ronaldo, questa non può che essere la Juve di Chiesa e Dybala. Gli eredi – sia detto con totale rispetto dei miti – di Boniek e Platini, l’ala scatenata e il 10 geniale. Ma Chiesa oggi non c’è. Dopo Napoli salta anche Malmoe. Meglio out in Svezia che contro il Chelsea, direbbe il vecchio saggio, ma è lo stesso un problema.

Niente rischi Malmoe può essere il reset della disastrosa partenza dell’Allegri-bis, il tasto che cancella Udinese, Empoli e Napoli e riaccende il motore ingolfato. Otto punti sono un’infinità ancora recuperabile. Dopo tre giri con la safety car lenta come un carrettino dei gelati, il nuovo start offerto dal calendario non è dei più drammatici, a meno di convertire il Malmoe, terzo in Svezia, qui dopo quattro preliminari, in uno spauracchio insuperabile. Sarebbe grave.

Poteva essere l’occasione per disegnare la Juve che Allegri, si presume, ha in mente ma non è ancora riuscito a schierare. Una Juve che parte da Chiesa e Dybala da far convivere in un 4-2-3-1, forse in un 4-3-3, senza più l’ingombrante fantasma portoghese. Appuntamento rimandato. Non c’è neanche Bernardeschi, dolorante per una botta a Napoli. Nell’emergenza del momento, classifica, cattivi pensieri, infortuni, tutto allora su Dybala.

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Diciamo pure che, ieri, li ha fatti (un po’) a pezzi, i giocatori della Juventus… Massimiliano Allegri . Stasera nel primo match di Champions League della Juventus, contro il Malmoe, scopriremo se il tecnico livornese è riuscito pure nella seconda parte del suo piano, cioè a rimontarli per benino: tipo mobile dell’Ikea, istruzioni alla mano.

La conferenza stampa che si è tenuta presso il New Stadium è stata infatti utilizzata – mica a caso, no? – per una specie di terapia d’urto a pubblico beneficio. A quanto pare il tecnico livornese l’ha ritenuta inevitabile visto che le reiterate difese a spada tratta fatte finora hanno portato ben pochi risultati. Un misero punticino e una classifica che chiede pietà. Così, sia pure con toni pacati, Allegri ci ha dato dentro nei concetti. Durissimi. Chiari. Netti: «Veniamo da un inizio di campionato disastroso». E ancora: «I giovani… I giovani non sono più giovani. Io vado in pensione, ma qualcuno tra un po’ smette e bisogna darsi una sveglia sotto l’aspetto mentale». Il primo scossone. Poi il resto della ripassata, con tanto di analisi – comprese citazioni di casi anche ben specifici – che si sono verificati e che non dovranno più accadere a partire dalla sfida di questa sera (ore 21). Già il campionato rischia di risultare ampiamente compromesso a nemmanco un mese dall’inizio della competizione, almeno in Europa sarebbe cosa buona e giusta partire con il piede giusto.

Il tecnico ammette che non aveva certo messo in conto alcuni svarioni clamorosi che invece hanno caratterizzato la Juventus sinora: «Nessuno si aspettava un inizio così. Il lavoro che era stato fatto, che si continuerà a fare, era fatto bene. Eppure…». I casi, alcuni emblematici, presi ad esempio: «Pensate a Szczesny , che è un portiere di livello europeo. La sua qualità maggiore è l’affidabilità. E invece ha fatto una serie di errori consecutivi. Se me lo avessero anticipato, che poteva succedere una cosa del genere, avrei risposto: Voi siete matti! Proprio perché Szczesny è un portiere di valore assoluto e lo dimostrerà. Ma attenzione. Siamo tutti responsabili: io quando preparo le partite, i ragazzi quando le giocano. Dobbiamo migliorare e crescere nelle malizie e nella gestione dei momenti. Sabato quando a Szczesny è scappata la palla, Rabiot ha sbagliato a dare per scontato che sarebbe andato tutto liscio: se avesse continuato a fare il suo, Politano non avrebbe segnato. Anche Fede ( Bernardeschi , ndr) in un’altra occasione aveva agito con leggerezza: se si fa fare fallo… Si tratta di dettagli che fanno la differenza. Queste cose situazioni che dobbiamo portare dalla nostra parte».

Fin qui, insomma, gli appunti. Anche se Allegri resta pur sempre l’uomo dell’ottimismo a prescindere, della serenità, della convinzione ad oltranza (che del resto è ciò che porta ai risultati). «Nel 2015 la nostra rimonta iniziò da un gol di Cuadrado al 93’… Dunque non si può mai sapere cosa succede nel futuro. Innanzitutto pensiamo a fare bene contro il Malmoe, poi penseremo al resto. Dovremo concedere poche palle inattive e giocare bene, visto che affrontiamo una squadra molto fisica. E poi in generale dobbiamo affrontare le partite con serenità». Inevitabile, in questo senso, il ricordo della sfida contro il Malmoe del 2014, debutto assoluto di Allegri in Champions Legaue con la Juventus (allo Stadium finì 2-0). «Anche se si tratta di situazioni un po’ diverse perché in campionato avevamo iniziato bene, ma a livello psicologico si respirava aria negativa per l’eliminazione precedente. Invece quest’anno siamo qui dopo un avvio di campionato disastroso e dobbiamo andare a vincere fuori casa per affrontare il girone nel migliore dei modi».

Una considerazione sul contesto, le ambizioni, le effettive potenzialità bianconere. «La Juventus era considerata favorita, ultimamente, perché in quei cinque anni abbiamo giocato due finali con altri grandi risultati e qualche sfortuna, come la partita contro il Bayern Monaco. Una delle prime volte in cui parlai con il presidente glielo dissi che l’obiettivo era di entrare nelle prime otto d’Europa. Poi quando ci arrivi, allora può succedere di tutto. Ma devi cercare di passare il turno, sennò non puoi giocarti le tue carte in Champions. Quest’anno non siamo tra le favorite ma non vuol dire che non abbiamo il desiderio di vincere».

Che il programma intrapreso comportasse qualche difficoltà era chiaro a tutti, nella dirigenza della Juventus. Gettare le fondamenta di un nuovo ciclo partendo dai giovani, rinunciando alla costosa (in certi casi sanguinosa) scorciatoia dei giocatori pronti all’uso, aumenta il livello di rischio e lo sapevano tutti. Quattro sostanziali autogol in tre partite di campionato, tuttavia, non venivano contemplati nemmeno nello scenario peggiore. Quindi, oggi la parola d’ordine è calma (quella di Allegri per intendersi), e sangue freddo, quello che dimostrano il capo dell’area calcio, Federico Cherubini, il vicepresidente Pavel Nedved e l’amministratore delegato Maurizio Arrivabene, ieri mattina schierati sul prato della Continassa, al fianco del tecnico, a seguire l’allenamento. Un’immagina quasi simbolica dell’aria che tira alla Juventus.

Sintetizzando: qui nessuno è tranquillo ma nessuno sta panicando; la situazione richiede una repentina inversione di rotta sotto il profilo di performance e risultati, ma il timone è saldissimo nella direzione del progetto. Niente ripensamenti né rimpianti sulle decisioni prese in estate dopo lunghe riflessioni primaverili. Non è un capriccio o un vezzo quello di rifondare partendo da un gruppo di giovani talenti, con una maggioranza italiana. Questa Juventus unisce la visione di un nuovo ciclo (che non può prescindere da uno zoccolo duro che abbia, sperano, forti similitudini con quello dei nove scudetti) all’esigenza di sostenibilità, perché la feroce crisi economica derivante dal Covid richiede una risposta ferma.

Il club sta cercando una nuova strada per vincere (che resta l’obiettivo senza alcun compromesso) e questa deve passare da una riduzione dei costi. Azzecare il percorso è complesso, tant’è che lo stesso Allegri qualche tensione in più del solito l’ha evidenziata. Il tecnico fronteggia un importante problema di leadership dal centrocampo in su, avendo concentrati in difesa i giocatori di maggiore esperienza e carattere. E gli episodi, quasi surreali, a causa dei quali ha perso 8 punti in tre partite possono far vacillare pure il suo leggendario ottimismo. Ma conosce il programma, Max, lo ha condiviso e lo porta avanti al fianco della dirigenza (come da foto). E, in fondo, scrostando lo strato di negatività del risultato e della classifica che ha prodotto, a Napoli si è rivisto un po’ di solido allegrismo. almeno nella capacità di soffrire in un’emergenza inaudita. Gli uomini di Spalletti erano rimbalzati per un tempo sulla difesa bianconera, dando l’impressione che solo un episodio poteva aiutarli. Ne hanno ricevuti in omaggio due: la papera di Szczesny e la sfortunata deviazione di Kean.

Certo, il bilancio dei primi 180’ di campionato non può essere in rosso solo a causa del destino avverso. Contro l’Empoli è mancata la squadra in quanto tale ed è evaporata la concentrazione agonistica dei singoli, indispensabile in ogni situazione se ti chiami Juventus. Qualcuno, soprattutto fra i giovani arrivati negli ultimi dodici mesi, deve darsi una sveglia, come puntualmente ricordato da Allegri nella conferenza di ieri, riportando un pensiero condiviso con la società. Chi investe sui giovani non può prescindere dalla pazienza nello sviluppare il loro talento, ma i giovani stessi dovrebbero dimostrare più impazienza nel prendersi il futuro, pensano alla Continassa.


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