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Fabrizio Bosso: chi è, eta, carriera, biografia, moglie, figli, Stefano Bollani e vita privata

Fabrizio Bosso è un formidabile trombettista italiano conosciuto in tutto il pianeta. Questa sera sarà ospite alla puntata di via dei matti numero zero, una simpatica trasmissione di appena 25 minuti condotta da Stefano Bollani e sua moglie Valentina Cenni. Fabrizio Bosso nasce a Torino precisamente il 5 novembre 1973. Finisce gli studi in giovane età.

Essendo un trombettista, è difficile vederlo sui giornali di gossip e quindi non si sa molto sulla sua vita privata, quello che sappiamo e che papà di un bambino di 10 anni ha avuto dalla sua compagna attuale.

Fabrizio Bosso si è diplomato al conservatorio Giuseppe Verdi di Torino. Per via della tua musica jazz in molti non lo conoscono ma vanta collaborazioni con artisti di alto calibro come Stefano Di Battista, Claudio Baglioni, Paolo fresu, Aldo Romano, Mario Biondi e molti altri.

Nel lontano 1999 viene votato come miglior nuovo talento getti italiano. Successivamente nel 2008 riceve una nomination, e in seguito, ha vinto l’Italian Jazz Awards. nel 2009 ha partecipato al Festival di Sanremo salendo sul palco dell’Ariston insieme alla giovane cantante Simona Molinari.

Ancora un’altra collaborazione con un altro grande cantante Raffael Gualazzi nel 2011 accompagnandolo nel brano follia d’amore di quale vince la categoria giovani del Festival di Sanremo 2011.

Suonare da solista nelle orchestre gli dà grandi emozioni; per lui esperienza fatta con la London Symphony è stata un’emozione indimenticabile, suonando con un’orchestra tra le più forti al mondo Per cui quando si è trovato in studio con quel purpuri di musicisti a disposizione con i quali ha prodotto il suo disco è stato emozionante ed un privilegio per lui.

Lei ama definirsi un musicista piuttosto che un jazzista e questa formazione, fuori da qualsivoglia etichetta, l’ha portata a collaborare con musicisti di vari generi. Ma di sicuro il jazz rappresenta qualcosa di più per lei…
Sono le mie radici, sicuramente. Io sono cresciuto con il jazz e la musica classica; la classica l’ho studiata, il jazz l’ho veramente assimilato fin da piccolino; a casa si ascoltava, oltre al cantautorato di qualità, tantissimo jazz, quindi è stato un percorso abbastanza naturale per me: ho iniziato a suonare nelle big band con il mio papà che suona la tromba e a nove dieci anni ho avuto la fortuna di fare le mie prime esperienze con queste grandi orchestre e ho mosso i primi passi per arrivare ad affermarmi come solista. Il genere è sempre stato presente nella mia vita e questo è importante.

Lei ha cominciato a suonare la tromba a soli cinque anni, cercando di imitare suo padre. Quando ha capito che era proprio il suo strumento?
L’ho capito presto, senza peccare di presunzione. Quando sono stato accompagnato a sette anni in conservatorio i miei mi hanno detto: “questa è una cosa seria, se lo vuoi fare ti devi impegnare” e io lì ho capito che ci credevo. Ci sono stati momenti di sconforto dove magari volevo anche abbandonare, ma alla fine ha sempre vinto l’amore per questo strumento e per la musica… per ora!

Cosa ha presentato in Giappone, qualche giorno fa, il suo trio “Spiritual” nella cui line up troviamo Alberto Marsico e Alessandro Minetto?
Questa è una formazione che mi sta dando grandi soddisfazioni! Abbiamo composto questo disco, “Purple”, per la Verve (Universal), è quindi un’uscita importante. Siamo stati solo quindici giorni fa a Tokyo a presentarlo e stiamo facendo tanti concerti e suona bene! è una cosa divertente, fresca e tutto questo al pubblico arriva; spero possa andare avanti per tanto tempo.
Non è un musicista inquadrato dai generi, c’è molta spontaneità nelle sue collaborazioni…
Ho bisogno di essere influenzato da altri generi musicali, di avere degli input da altri musicisti. Ho sempre collaborato tanto e penso che non riuscirei a stare un anno intero in tour con il mio gruppo; mi piacerebbe fare dei tour un po’ più lunghi con le mie formazioni, ma necessito di input esterni che mi ricaricano.

Riuscirebbe a definire, tra questa miriade di stimoli, la sua influenza più grande?
È difficile perché poi le influenze sono cambiate col passare degli anni. Anche a livello trombettistico il mio primo amore è stato Clifford Brown, ma poi sono arrivati tutti gli altri, è una cosa difficile in realtà da definire.


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