Harry e Meghan, benvenuta piccola grande Lilibet

Nata il 4 giugno. Un mese dopo, giorno dell’anniversario dell’Indipendenza americana, la nascita della secondogenita dei duchi di Sussex sarebbe stata simbolica-mente perfetta per marcare la loro nuova vita a stelle e strisce.

Tuttavia gli argomenti non mancano: «È con grande gioia che il principe Harry e Meghan danno il benvenuto alla loro figlia Lilibet “Lili” Diana Mountbatten-Windsor», hanno annunciato con un comunicato stampa destinato a far parlare a lungo per la scelta del nome: «Lili come la bisnonna, la regina Elisabetta, il cui soprannome in famiglia è Lilibet.

Diana in onore dell’ amata nonna scomparsa, la principessa del Galles». La bambina, il cui arrivo era stato annunciato il 14 febbraio scorso, è nata venerdì 4 giugno alle Ile 40 del mattino al Cottage Hospital di Santa Barbara, in California, dove i duchi risiedono ormai da più di un anno. Domenica, giorno in cui la notizia è stata diramata, mamma e figlia erano già a casa, nella villa di Montecito. Il peso?

Tre chili e 220 grammi, poco di più del fratellino Archie Harrison, nato il 6 maggio di due anni fa, ma già ha su di sé un fardello ben maggiore fatto di memorie ed emozioni tutte racchiuse nel suo certificato anagrafico.

Perché quel doppio nome, che suona apparentemente come un doppio tributo molto suggestivo, è anche un messaggio di distensione rivolto se non a tutta la famiglia reale, sicuramente alla regina, dopo mesi e mesi di coltelli affilati lanciati da oltreoceano in direzione Buckingham Palace.

Ancora una volta Harry e Meghan, che dall’annuncio dell’addio alla Corona, la famigerata Megxit, non hanno fatto che parlare della Corona, sono riusciti ad attirare tutta l’attenzione su di sé, ma questa volta dando un colpo al cerchio e uno alla botte: da una parte la testimonianza l’affetto e nonetto verso la sovrana, anche se più nel ruolo di nonna e bisnonna che in quello istituzionale vista la preferenza del diminutivo di famiglia (Lilibet è il modo in cui lei stessa pronunciava il suo nome da bambina); dall’altra il “middle name” Diana, prevedibile e previsto, in ricordo della “principessa del popolo”, la madre che Harry ha perso tragicamente il 31 agosto del 1997 e che ancora rappresenta per lui un trauma irrisolto e un modello da seguire, a cominciare dalla ribellione alla vita di corte.

Sei anni fa anche William e Kate decisero di dare alla figlia Charlotte i nomi Elizabeth e Diana e nessuno si stupì, ma qui è tutta un’altra storia (e Lilibet non è Elizabeth), tanto che i royal watcher si dividono tra chi pensa che la mossa dei Sussex sia un segnale di pace e chi invece la descrive come un oltraggio. Lili, la “principessina americana” non ha attualmente titoli regali, esattamente come Archie, tuttavia è ottava nella linea di successione alla Corona.

Una posizione marginale, ma che la famiglia reale non può ignorare. Un’ora dopo la notizia del lieto evento, Bucking-ham Palace ha diffuso il benvenuto di rito: «Congratulazioni al duca e alla duchessa di Sussex per la nascita di Lilibet Diana. La regina, il principe del Galles e la duchessa di Comovaglia e il duca e la duchessa di Cambridge sono felicissimi di questa notizia».

Sul profilo Instagram della Royal Family appare una foto di Harry e Meghan, come già il 6 maggio scorso per gli auguri di compleanno ad Archie (ma non il 19 per il terzo anniversario di matrimonio). Mai messaggi sono arrivati anche singolarmente dai duchi di Cambridge («Siamo lieti della felice notizia dell’arrivo della piccola Lili. Congratulazioni a Harry, Meghan e Archie») e dal principe Carlo («Auguriamo loro tutto il bene in questo momento») con una compattezza e una vicinanza, perlomeno di facciata, quasi commoventi considerato il clima di guerra degli ultimi mesi.

Tensioni rinfocolate da una serie di sfoghi pubblici all’arsenico nei quali Harry e Meghan hanno buttato fango sulla Corona, non placate neanche dal riavvicinamento del principe alla famiglia quando lo scorso marzo è morto il nonno Filippo. Dapprima la celebre intervista alla Cbs con Oprah Winfrey in cui hanno descritto la vita di palazzo come un inferno, aleggiando anche l’ombra di razzismo da parte di un anonimo membro di spicco a corte, quindi le recriminazioni di Harry a proposito della freddezza del fratello William e soprattutto del padre Carlo, al cui indirizzo continua a rivolgere l’accusa di essere stato un padre assente.

Fin qui la regina era stata lasciata fuori dai suoi cahiers de doléances, ma nell’ ultima intervista, a Dax Shepard per il podcast The Armchair Expert, ce n’ era indirettamente anche per lei, che di quella «sofferenza genetica» che lui dice scorrere nelle vene degli Windsor è chiaramente un anello.

Infine, ciliegina sulla torta, ecco la docuserie sulla salute mentale coprodotta da Harry con Oprah Winfrey per AppleTv+ (The Me You Can ’t Se e): secondo il Daily Mail due anni fa il principe chiese alla nonna la benedizione su questo progetto e la ottenne, tacendole il fatto che la salute mentale di cui avrebbe parlato sarebbe stata anche la sua stessa, non solo quella dei veterani di guerra. La regina certo non poteva immaginare che il nipote avrebbe usato quel mezzo per sparare a zero sull’istituzione da lei rappresentata, una campana di vetro dove, a sentire Harry, il

dolore per la morte della madre non sarebbe mai stato ascoltato e le sue richieste d’aiuto accolte da silenzio e indifferenza; e al male fatto a lui si sarebbe poi aggiunto il male fatto alla moglie Meghan.

Veleni o verità che oltre a colpire al cuore la monarchia hanno profondamente amareggiato The Queen al punto che i suoi legali sarebbero ormai pronti a chiedere indietro ai duchi di Sussex quei titoli regali su cui stanno allo stesso tempo buttando fango e costmendo la loro fortuna di “commoner”.

Ma ora è arrivata Lili, lei e soprattuto il suo nome: ramoscelli d’ulivo oppure nuova provocazione? Sembra che la regina, colpita da quel richiamo alla sua infanzia, opti più per la prima ipotesi. E in una nota al comunicato di benvenuto ha voluto che si scrivesse: «Lilibet è l’undicesima bisnipote di Sua Maestà». Pace sia?


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