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Lillo e Greg , lo sapete che sono entrambi fumettisti? Chi sono Pasquale Petrolo e Claudio Gregori

Non più di un mese fa Pasquale Petrolo chiamato con lo pseudonimo Lillo è stato anch’esso colpito dal covid-19. L’attore, ha cominciato a manifestare tutti i sintomi caratteristici del coronavirus ad ottobre, all’inizio non si è preoccupato Molto visto la sua condizione di salute ottima. Ma, con il passare delle ore il virus che prende il sopravvento e le condizioni peggiorano fino ad essere ricoverato al Gemelli di Roma Pasquale viene immediatamente sottoposto a ossigenoterapia, le sue condizioni sono peggiorate fino da arrivare ad un passo dall’essere intubato. A fine novembre l’attore debella il virus e ritorna a casa.
Tutti conoscono Lillo per via del Duo comico Lillo e Greg, entrambi sono compagni e amici da moltissimo tempo. Sono innumerevoli i programmi TV e radiofonici Condotti insieme.

Lillo Petrolo, la carriera come fumettista

Se i programmi televisivi, i film e anche la band sono noti praticamente a tutti i suoi fan, non molti sanno che nel curriculum dell’attore comico c’è anche il ruolo di fumettista. Da sempre appassionato di fumetti, Lillo ha intrapreso l’avventura nel mondo della letteratura ad immagini con l’amico Greg, anche se in questo caso ognuno ha dato vita alle proprie opere singolarmente.

La vita e le curiosità su Greg: tra i fumetti e la musica

Greg, al secolo Claudio Gregori, è nato a Roma ed è molto legato alla sua città, da buon romano; ha anche origini siciliane, infatti suo nonno materno era di Messina. Durante i primi anni della sua vita, Greg ha vissuto nel rione Campo Marzio, poi ha vissuto nel quartiere Prati fino a una quindicina di anni fa e oggi risiede alla Balduina. I suoi genitori non lo hanno né ostacolato né incoraggiato in pieno nei suoi sogni da artista, come ha spiegato a Intervisteromane.net:

“Mio padre si divideva in due trance. La sua vena paterna voleva che io prendessi una strada sicura, cioè voleva che entrassi a far parte dell’allora federazione italiana consorzi agrari, dove lui lavorava anche se molto di controvoglia. Allora c’era la possibilità che i figli potessero entrare in quel lavoro quasi di diritto, però non mi ha mai forzato più di tanto. Dall’altra parte c’era la sua grande vena artistica, perché lui era un pittore e dipingeva a tutto spiano ed era contento quando io manifestavo le mie velleità artistiche sia musicali, che da disegnatore”.

Quali sono i prossimi impegni?

Uno dei progetti immediati è la nostra commedia che debutta il 17 maggio, qui a Roma. E’ uno spettacolo musicale di due settimane, che parla di questo fantomatico gruppo che dagli anni ’50 arriva fino ai giorni nostri, perché ha fatto un patto con il diavolo. Uno spettacolo ovviamente comico. Poi pare che Rai2 ci affidi due puntate di un programma. Due puntate pilota, che se vanno bene dovrebbero andare in onda a giugno. Lo stiamo scrivendo e dobbiamo lavorarci sopra parecchio.

Hai un sogno artistico?

Un mio sogno sarebbe di vincere un Grammy world per la musica. E’ un sogno e a me piace sognare in grande (risata).

Due parole su Roma. Com’è il tuo rapporto con la Capitale?

Sono innamorato di Roma. Io sono romano, figlio di romani…

Quelli delle famose sette generazioni?

No! Sette, no. O meglio, da parte di mio padre si, ma il nonno, da parte di mia madre, era di Messina. Comunque io sono romano, sono innamorato delle tradizioni romane, però non vivo bene la romanità del giorno d’oggi. Non ne condivido il gergo. Già il poeta Giuseppe Gioacchino Belli parlava di romanesco e non romano. Io vedo che il gergo romano che si parla da qualche decennio è una specchiatura volgare di quello che poteva essere il romanesco. Trovo che adesso il romano abbia conservato perfettamente e forse anche amplificato tutti i difetti tipici del suo ceppo e abbia completamente abbandonato i pregi.

Quali sono state le tue abitazioni romane?

Sono nato nel rione Campo Marzio e ho vissuto nel quartiere Prati fino a 38 anni. Adesso sono dieci anni che abito alla Balduina.

Cosa ti manca di Roma quando sei via per lavoro?

Mi manca l’architettura, i colori di Roma e le luci. Nei varchi che trovo tra un appuntamento e l’altro, prendo il motorino e vado in giro per Roma, come turista, per ammirare i colori, le luci e tutte queste meraviglie che tutto il mondo ci invidia.

C’è un angolino romano che ami particolarmente?

Ne ho tanti di angolini, Gianfranco. Il centro storico lo amo in particolar modo, però mi piace molto andare al Giardino degli Aranci, all’Aventino. Quello è un posto molto bello e tranquillo.

Come trovi la cucina romana?

Mi piace molto. Anche se, purtroppo, ho tentato per anni a digerire quello che sono le interiora, o la pajata, o la trippa… La coda alla vaccinara mi piace molto e la mangio spesso. Sono molto goloso di matricina e carbonara.

Per un’artista Roma cosa rappresenta?

Da un punto di vista logistico, per l’Italia rappresenta il centro, ossia un buon punto perché essendo suo malgrado una metropoli, hai più facilità di movimento, nel senso che non devi andare a Roma per fare una cosa, perché gia ci sei. Dal punto di vista di ispirazione è notevole, perché Roma offre parecchi spunti per esaminare gli aspetti sociali e anche per esprimere al meglio le proprie fantasie artistiche.


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