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Mano tesa per far ripartire il dialogo sul nuovo stadio di Inter e Milan, ma con un punto fermo ben preciso. È questo il senso delle dichiarazioni di Beppe Sala, a margine della presentazione della lista civica che accompagnerà il suo tentativo di rielezione alla carica di sindaco di Milano. «Mi erano dispiaciute le parole dell’Inter, ma credo che uno non si debba fermare troppo sulle parole. Certamente quello del nuovo stadio non è un problema di programma. Il tema di San Siro lo discuteremo ed è un già a livello di giunta», ha detto Sala riferendosi al recente scambio molto deciso con l’Inter, quando il club nerazzurro aveva replicato con un comunicato dai toni durissimi alle perplessità del primo cittadino sulla situazione di Surfing.

Il sindaco quindi è pronto a riprendere il confronto, ma ribadisce qual è il suo approccio: «Sbaglio a chiedere garanzie rispetto all’interlocuzione se si presenta un progetto in cui San Siro è meno della metà dell’investimento? Io penso di non sbagliare. Tutti sanno dove sono, sto a Palazzo Marino, sono lì pronto a discuterne». Questo è un aspetto centrale nella visione del Comune: Inter e Milan non vogliono solo un nuovo stadio, ma altri edifici commerciali intorno all’impianto per ripagare l’investimento. Per i club è una compensazione inevitabile. Per Sala è un elemento aggiuntivo che obbliga a essere particolarmente attenti.

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Gattuso e Antonio Conte hanno punti in comune a cominciare dalle origini. Uomini del Sud, sanguigni, veraci, schietti, a volte anche più di quello che ci si può aspettare in un ambiente del calcio troppo spesso pieno di frasi di circostanza e di atteggiamenti impostati* Invece loro sono un po’ come li vedi: indemoniati in panchina, perché in fin dei conti sono rimasti dei combattenti come quando si sfidavano già da calciatori, Leoni in gabbia, Rino e Antonio, e la loro sarà una sfida nella sfida in una partita in cui si giocano entrambi tantissimo: per Gattuso è un duello cruciale in chiave qualificazione in Champions League, per di più in un periodo in cui l’allenatore calabrese deve comandare la nave da ammiraglio nella tempesta; per Conte quella del Maradona è forse la partita più difficile (a pari merito con la Roma, visto che la partita con la Juventus è alla penultima giornata e potrebbe anche essere ininfluente} tra quelle che lo separano da uno storico scudetto alla guida dell’Inter. Di fronte ci saranno le due squadre forse più in palla del campionato e dite tecnici che hanno filosofie differenti, eppure anche tanti punti di contatto, specialmente dal punto divista caratteriale, À unirli, tra l’altro, è un profondo rispetto reciproco: di frequente, anche di recente, non perdono l’occasione per rivolgersi complimenti e parole di stima (l’ha fatto Conte anche ieri, evidenziando come Gattuso sia «un ottimo allenatore e il Napoli una squadra molto forte»}.

Due martelli, Gattuso e Conte Due vincenti, accomunati da una grinta da eterni guerrieri che li ha accompagnati fin da calciatori e che poi hanno portato nel bagaglio personale di tecnici di alto livello: energia, carisma, intelligenza, ritmo e leadership sono diventati punti cardine di entrambe le filosofie, per quanto gli approcci siano diversi dal punto di vista tecnico-tattico. Entrambi si sono formati con una gavetta che li ha portati ad allenare in provincia, lì dove si sono fatti le ossa tra gioie e qualche scivolone:

Gattuso tra estero (Svizzera e Cipro} e le esperienze con Palermo e Pisa, Conte è partito dallÀrezzo per poi passare al Bari, alla breve parentesi alTAtalanta e poi al Siena. Tutti e due hanno poi cotonalo il sogno di guidare il primo amore: Rino al Milan e il tecnico salen-tino alla Juventus, prima di prendere strade diverse II futuro è differente per i due allenatori: (“onte andrà avanti con il progetto Inter (a meno di clamorose svolte societarie}, a maggior ragione dopo un anno in cui può concretizzarsi il grande obiettivo tricolore dopo i 1 anni di digiuno nerazzurro, Gattuso invece dovrà lasciare una piazza che pure lo ama, ma avrà la fila di pretendenti pronte a offrigli una nuova avventura professionale, ì concetti di gioco sono differenti: il Napoli cerca sempre di fare la piatita e dominare, pur avendo l’intelligenza tattica di adattare il piano all’avversario che si trova di fronte; 1 Inter è a immagine e somiglianza del suo allenatore, dunque chirurgica e spietata, pronta a colpire all’improvviso anche quando sembra in apparente difficoltà* Dopo l’uscita dalle Coppe europee, azzurri e nerazzurri hanno cominciato ad accelerare in campionato: l’Inter è diventata inarrestabile a quota lì vittorie consecutive, il Napoli ha rimesso il posto in Champions nel mirino

riuscendo a conquistare 6 vittorie nelle intime 8 uscite in campionato. 1 precedenti sono a due facce, perché Gattuso in campionato ha sempre perso contro Conte, anche se gli ultimi tre scontri diretti, al di là del risultato finale, raccontano di match equilibrati e combattuti fino in fondo: di solito i nerazzurri fanno sem -pre un po’ fatica contro gli azzurri* Prova ne sia il doppio duello di Coppa Italia dell’estate scorsa, con il Napoli di Gattuso che ha avuto la meglio in semifinale, riuscendosi a qualificare per l’ultimo atto grazie a due prestazioni di sacrificio e determinazione (successo a San Siro all’andata con gol di Fabian Ruiz, 1-1 al ritorno con reti di Eriksen e Mertens}, Insomma, può succedere di tutto. Di sicuro ci sarà Tabbraccio tra Gattuso e Conte prima dell’inizio: diversi, ma uniti da grinta e passione.

Nel girone di ritorno il Napoli è secondo (con l’Àtalanta a quota 25} dietro all’Inter capolista grazie ai suoi 33 punti* Battere i più seri candidati alla vittoria dello scudetto, stasera allo stadio Maradona e dopo 11 vittorie dei fila per i nerazzurri, avrebbe il valore di un successo pesante e significativo. Per la ricerca del riscatto rispetto all’1-0 patito all’andata, senza meritare in alcun modo la sconfitta, e poi il valore di una rincorsa ripresa nella dir ezione della zona Champions* Perché se davvero Gattuso riuscisse a fermare il suo avversario parimenti sanguigno e deciso, certamente chiuderebbe il turno al quarto posto, grazie alla contemporanea sfida Àtalanta-Juventus* Sarà molto complicato riuscire nell’impresa, soprattutto se gli azzurri dovessero essere protagonisti di certi svarioni difensivi che la coppia Lautaro-Luka-ku certamente non perdonerebbero. Ecco perchè Ringhio ha puntato tutto sulla concentrazione, sollecitata anche ieri sera nell’hotel che ospita il ritiro pregara del Napoli. E dove Gattuso si è chiuso con i suoi collaboratori, anche per sciogliere le ultime riserve di formazione Quella più pesante riguarda gli attaccanti Centrali: meglio Mertens, meglio Osimhen oppure tutti e due dal primo minuto? I rumors daCastelvoltumo dicono che la scelta sia caduta sul nigeriano, meglio dotato del belga fisicamente, così da contrapporre muscoli e centimetri ai tre difensori ce ntrali dell’Inter, oltre ad evitare il primo tempo attendista visto contro la Juventus, Cosa da non sottovalutare, Victor è an -dato in gol in entrambe le ultime due gare da titolare, contro Crotone e Sam-pdoria, Però non è detto che non venga schierata la coppia Osimhen-Mertens, Addirittura? Così offensivi contro una formazione che non perdona? Un’idea del genere potrebbe andare in scena solo se Zieiinski dovesse alzare bandiera bianca per il recente infortunio muscolare, E pare che ci sarà, essendosi allenato ieri per tutta la rifinitura pre-Inter. Le altre scelte già fatte riguardano la presenza di Mario Rui a sinistra, così da non perdere in spinta sulla corsia mancina, e la coppia Ma-ndlas-Koulibaly che tornano a giocare insieme dal primo minuto. Unico neo, la squalifica di Lozano, al pari della diffida di Demine: con un giallo stasera, salterà il match di giovedì con la Lazio* Va ricordato che il Napoli ha vinto 19 delle 30 partite disputate ed è la quinta volta che accade nella sua storia: nei precedenti 4 campionati ha sempre chiuso nei primi tre posti della classifica finale* Si facciano tutti gli scongiuri del caso.

Muro Conte. Senza voler rinverdire i soliti paragoni con José Mourinho, uno che a parole aveva saputo mettersi più volte a protezione della sua squadra, ieri il tecnico nerazzurro, alla vigilia della trasferta di Napoli, alla domanda sulle recenti critiche al gioco dell’Inter, ha risposto secco. Tranciale. Mostrando un interismo per certi versi inedito che avrà sicuramente fatto piacere a quella frangia del tifo ancora non completamente conquistata dall’allenatore salentino nonostante uno scudetto ormai vicino, lontano solo 13 punti: «Se mi danno fastidio le critiche al nostro gioco? Ho capito che sono io il problema a prescindere – ha sorriso Conte -. L’importante però è che non tocchino l’Inter». Giù le mani dalla sua creatura, quindi. Anche perché nel magico mondo del pallone, è difficile trovare la verità. Oggi vanno di moda due parole non bellissime, “giochisti” e “risultati-sti’.’ C’è chi dice che Conte faccia parte del secondo gruppo, ma 74 punti in 30 partite, la migliore media punti per gara dei primi cinque campionati d’Europa (2.47), meglio anche di Bayem Monaco e Manchester City, difficilmente possono arrivare giocando solo male. Ma Conte è un pragmatico, a lui interessa il traguardo finale e così, i risultati diventano tutto. «Se intorno a me è cambiato qualcosa è solo grazie ai risultati – ha sottolineato il tecnico -, non perché sono stato il riferimento dell’Inter oltre il campo». L’Inter, per altro, da undici partite sa solo vincere: nel girone di ritorno ha conquistato 33 punti su 33 a disposizione e se stasera vincerà ancora, oltre ad awicinare sempre di più uno scudetto che manca dal 2010, permetterà a Conte di eguagliare la sua precedente striscia record di successi consecutivi, ottenuta con la Juventus nel campionato 2013-14, quello dei 102 punti.

Il vantaggio di 11 e 12 punti su Milan e Juventus potrebbe far star sereni i nerazzurri, ma proprio questo è quello che Conte non si aspetta da suoi: «Non è questione di arrabbiarsi o meno se qualcuno penserà a gestire il vantaggio, è questione di sapere che mancano ancora punti per arrivare alla meta – ha spiegato -. Non possiamo fare calcoli, pennetterci di fare i ragionieri, perché nella mia esperienza passata ho capito che non conviene farlo, sarebbe deleterio. Non dobbiamo pensare o leggere troppo, si sta dando per scontato il fatto che lo scudetto sia stato assegnato e questo è un rischio che non dobbiamo correre, una trappola in cui non cadere. Sappiamo i sacrifici fatti per arrivare in questa posizione, ma dob -biamo essere umili e sapere tutti, anche i nostri tifosi, che ancora mancano degli step per coronare un sogno». Ovviamente stasera non sarà però una passeggiata di salute contro un Napoli in salute: «Ho messo sempre il Napoli tra le due, tre squadre che potevano competere per la vittoria finale perché conosco la rosa e hanno Gattuso – ha aggiunto Conte -. Rino sta facendo bene, è un bravissimo allenatore, ma sappiamo benissimo tutti, me per primo, che l’allenatore è la persona più soggetta a ricevere situazioni poco piacevoli se mancano i risultati. Non è stato un anno facile nemmeno per me, tant’è che se un giocatore mi chiede un consiglio se fare o no l’allenatore, gli rispondo che ci vuole passione e che bisogna saper soffrire. A volte anche quando fai risultato, non sei il più bravo, la passione ci deve far andare oltre critiche e giudizi, giusti o non giusti». Fra le sfide che stasera incendieranno Napoli-Inter, quello fra Lukaku e Koulibaly, con Conte che ha raccontato un curioso aneddoto sul difensore Senegai: «Stiamo parlando di un difensore che considero tra i tre migliori al mondo. Un giocatore molto forte – ha chiosato Conte -, quando ero al Chelsea volevo portarlo a Londra, è un top player ed è anche cresciuto. E’ inutile parli di Koulibaly a Romelu, lo conosce, sarà un bel duello».

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