Omicidio a San Martino, Marco Eletti partecipò a L’eredità, condotto da Flavio Insinna

Aveva avuto già un momento di celebrità il 15 gennaio 2019, quando partecipò a L’eredità, condotta da Flavio Insinna su Raiuno. Marco Eletti, però, non aveva avuto fortuna e sul suo sito marcoeletti.it aveva commentato: “La mia uscita continua a intristirmi.

Sono sempre abbastanza severo con me stesso e questo episodio non fa eccezione. Era più che un gioco, era una sfida bellissima che però mi avrebbe appagato per intero arrivando solo in finale”.

Di Marco, trentatreenne di San Martino in Rio, paese di ottomila abitanti in provincia di Reggio Emilia, giornali e televisioni sono tornati a occuparsene in questi giorni. Ci sarebbe di nuovo in ballo un’eredità.

Eletti è accusato di avere colpito a morte con un martello il padre Paolo, 57 anni, e ferito gravemente con un coltello la madre Sabrina, 54 anni. Prima li avrebbe narcotizzati. Il movente del suo folle gesto sarebbe appunto per soldi e interessi economici: tra Marco e i genitori i rapporti si sarebbero incrinati per l’uso della casa dei nonni paterni, rimasta disabitata a ottobre, dopo la morte della nonna per Covid.

Alle cinque del pomeriggio del 24 aprile Marco chiama i carabinieri, che trovano il ragazzo sotto choc fuori della casa dei genitori. Lui spiega di esservi entrato, di avere trovato il papà morto su un divano e la mamma stesa in cucina con profonde ferite ai polsi. La scena potrebbe spingere gli investigatori a supporre che la signora Sabrina abbia ucciso il marito e poi abbia cercato di togliersi la vita.

Le versioni rilasciate da Marco Eletti però si contraddicono e si fa strada il sospetto che sia stato il figlio ad aggredire i genitori e a sviare le indagini verso un caso di omicidio-suicidio. Sono dovuti intervenire anche i vigili del fuoco per spegnere un principio di incendio che rischiava di distruggere la villetta degli Eletti: potrebbe essere stato un ulteriore tentativo di Marco di cancellare tracce compromettenti.

I carabinieri portano il ragazzo in caserma, lo sottopongono a interrogatorio alla presenza del suo avvocato e fanno scattare il fermo nei suoi confronti per le contraddizioni in cui cade raccontando i fatti. Marco non ammette di essere colpevole, anzi nega di avere ucciso i genitori.

Ha ribadito di essere arrivato nella villetta, di avere aperto la porta e di averli trovati in quelle condizioni. Soltanto Sabrina, sua madre, potrà confermare la versione del figlio quando e se si riprenderà: al momento si trova ricoverata all’Arcispedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia in coma farmacologico.

Indicazioni importanti si attendono anche dall’autopsia disposta sul corpo di Paolo Eletti. «È come se avesse tratteggiato la trama di uno dei suoi libri, ma ha sbagliato molte cose», sarebbe la dichiarazione rilasciata dagli investigatori, coordinati dal pm Piera Cristina Giannusa. L’aggressione si arricchirebbe dunque di una inquietante ipotesi. In effetti Marco Eletti, oltre a essere un impiegato tecnico di un’azienda locale, è anche uno scrittore.

È l’autore di L’oasi e di Sotto stato di assedio, due thriller tra fantapolitica e realtà dati alle stampe nel 2014. Nel 2017 ha scritto due libri di fantascienza, La regola del numero sette e Punto d’impatto, quest’ultimo finalista al Premio Urania Short di quell’anno. Prevedeva di pubblicare quest’anno altri due romanzi, Il canto delle sirene e Starfall – La fine delle stelle, il primo ambientato nei mari e il secondo nello spazio.

Ha firmato perfino delle poesie, i testi di Battiti di guerra e di Tutto ciò non era per voi sono a disposizione nelle pagine del suo sito. Marco Eletti può davvero avere architettato un piano criminale di tale ferocia attingendo dalla propria esperienza di giallista?

Se così fosse, avrebbe dovuto tenere conto di un paio di precedenti creativi sullo stesso tema. Nel 1954 quel genio della suspense di Alfred Hitchcock girò Il delitto perfetto, con protagonista la splendida Grace Kelly. E nel 1988 il regista Andrew Davis ne fece il remake con Michael Douglas e Gwyneth Paltrow. Eppure, sebbene si sia provato per due volte a inscenare il crimine ideale, in entrambi i film il colpevole non la faceva franca.

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