Intrattenimento

Piero Barone, Ignazio Boschetto e Gianluca Ginoble omaggiano Ennio Morricone

E il progetto più importante della nostra vita». Il 5 novembre è uscito in tutto il mondo II Volo sings Morricone (Epic/Sony Music), il nuovo album de II Volo dedicato al Maestro, un omaggio al compositore scomparso a luglio 2020, reinterpretando brani dalle sue colonne sonore, ma non solo.

Per loro Morricone “è come una scuola”. Un viaggio travolgente, dentro l’arte di uno dei più grandi compositori del Novecento, sulle cui musiche Piero Barone, Ignazio Boschetto e Gianluca Ginoble hanno lavorato per mesi insieme a Michele Torpedine.

Oltre alle emozionanti reinterpretazioni, il disco di 14 brani, contiene l’inedito I colorì dell’amore scritto dal figlio del Maestro. Perché un disco tributo a Morricone proprio ora e quanto era importante per voi presentare quest’album proprio al Forum Music Village a Roma? «Perché per fare certe cose ci vuole la giusta maturità. E noi, arrivati a questo punto della nostra carriera, ci sentivamo pronti per realizzare un disco del genere. E anche una chiusura del cerchio.

Il Forum è importantissimo per la sua storia e la nostra storia che si lega a questo posto che è stato fondato nel 1970 da Luis Baca-lov, Ennio Morricone, Piero Piccioni e Armando Trovajoli ed è proprio qui che conoscemmo il Maestro nel 2010, durante le registrazioni del nostro primo album. Nel disco c’era anche la nostra versione di E più ti penso, dalla colonna sonora di Cera una volta in America. Morricone, che stava lavorando in un’altra sala con la sua orchestra, ogni tanto buttava un orecchio.

Ci incontrammo, parlammo e ci invitò a un suo concerto a Piazza del Popolo. Poi siamo ritornati al Forum lo scorso maggio durante la registrazione dell’Orchestra Roma Sinfometta per il nostro album. E un posto magico. E così abbiamo pensato di riproporre lo stesso set di fronte ai giornalisti, come fosse una sessione di registrazione, come se la stampa fosse la nostra orchestra proponendo un live di alcuni brani del disco».

Cosa rappresenta per voi personalmente e professionalmente questo progetto? «E un progetto speciale e sentito. E il più importante della nostra vita. E arrivato nel momento giusto. La nostra sfida, ogni volta, è trovare un progetto che davvero ci rispecchi.

Più ti avvicini al prestigio, maggiore è la responsabilità. Seguiamo le nostre ambizioni con perseveranza. Grazie a questo disco abbiamo scoperto film meravigliosi che non conoscevamo, lavorare a questi brani è stato davvero un percorso di crescita artistica. Che ricordi avete di Ennio Morricone, del vostro primo incontro e qualche aneddoto del tempo passato insieme e cosa vi ha lasciato dentro? «Il primo incontro con Morricone è stato nel 2010, avevamo 15 anni e ci propose di cantare in piazza del Popolo a Roma con Orchestra Roma Sinfonietta.

Io (afferma Gianluca Ginoble, ndr) ricordo che nelle prove per l’emozione non capì e persi la nota d’attacco. Lo guardai e gli dissi “Ah, ma quindi me lo dai tu l’attacco?”. Gapi to? Gli diedi del tu! e Morricone mi disse: A ragazzi, nu te preoccupà, ce penso io.” (sorridono, ndr). Morricone non è solo un uomo, ma un genere a sé. E una scoperta continua. Ogni giorno impariamo una cosa nuova, tra film, composizioni, canzoni: è una scuola. Studiando la sua musica stiamo imparando tanto. Cerchiamo di consolidare la nostra musica evolvendo. La nostra è una crescita personale e artistica».

Siete partiti da un talent. Fu proprio Antonella Clerici in Ti lascio una canzone a scoprire il vostro talento. Che bilancio fate fino ad oggi e qual è la vostra forza?
«Nascendo come bambini prodigio, abbiamo costante-mente cercato di consolidarci, in un viaggio di crescita. In questa fase della carriera, questo progetto è il più importante della nostra vita. La nostra forza (specifica Piero Barone, ndr) risiede nelle nostre radici: noi veniamo da tre famiglie umili, con valori veri che ci hanno dato i nostri genitori e credo sia anche questa la nostra forza. Non c’è niente di costruito e finto in noi, siamo i tre ragazzi che vedete. A volte forse, siamo anche fin troppo semplici, ma siamo lo specchio dei luoghi dai quali veniamo».


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