chi è serena autieri
Intrattenimento

Serena Autieri torna su Raiuno con dedicato, il 13 Novembre

L’aspetto è angelicato, quasi etereo, ha colori chiari e tratti delicati, eppure Serena Autieri è una donna grintosa, appassionata, infaticabile. E se si trova ad affrontare una nuova sfida non si tira certo indietro. Anzi.

«Amo mettermi in gioco e lo faccio con il massimo dell’impegno, buttandomi a capofitto, anche se sinceramente ho sempre un po’ di tensione quando inizio qualcosa. Ma guai se non ci fosse questo stato d’animo che mi scuote. Mi porta a prepararmi, a concentrarmi, cercando di dare il meglio di me.

Sin da ragazzina ho imparato ad alzare l’asticella per migliorarmi, per non accontentarmi, per crescere. L’adrenalina che accompagna ogni mio debutto mi fa sentire viva, mi dà il “brivido” e, soprattutto quando canto, mi fa volare. Se queste vibrazioni arrivano al pubblico, suscitando emozioni, accendendo ricordi, vuol dire che ho centrato l’obiettivo e il mio cuore è felice». Serena non vede l’ora di ricominciare: dal 13 novembre, ogni sabato pomeriggio dalle 14 alle 15.30, torna su Raiuno con Dedicato, il programma che già quest’estate ci ha tenuto compagnia ogni mattina.

«Rispetteremo la continuità ed è bellissimo che la rete ammiraglia ci abbia dato l’opportunità di riproporre e collocare Dedicato nel palinsesto autunnale e invernale, e di questo la ringrazio. Sarà un’edizione con tantissime novità, arricchita e più articolata, ci sarà un palco dove poter accogliere gli ospiti, dove cantare e fare le prove con i musicisti. Perno dello show saranno le dediche di e per le persone, i racconti e le canzoni che li accompagnano.

Vogliamo lanciare messaggi garbati, trasferire serenità, gentilezza e valori positivi a chi ci guarda. Puntiamo a farlo in leggerezza, attraverso la musica, che è terapeutica: dà energia, tiene compagnia, coinvolge ed emoziona». Tu hai mai dedicato una canzone? «Sì, all’inizio della mia storia con Enrico [Griselli, ndr], dodici anni fa. Stavamo insieme da poco, per la prima volta l’avevo raggiunto a Dubai, dove viveva per lavoro. Una sera, prima che si addormentasse, gli ho cantato Tu sì ‘na cosa grande, di Domenico Modugno. Si è commosso, non era mai capitato prima, poi si è dolcemente addormentato.

È come se la mia voce gli avesse fatto da culla emotiva. Sentivo di essermi innamorata, volevo comunicarglielo, e quella canzone ha fatto da tramite ai miei sentimenti. La musica accompagna ancora molti dei nostri momenti, soprattutto i viaggi. Nostra figlia Giulia, di 8 anni e mezzo, partecipa, si diverte, a volte mi ascolta quando a casa canto alcuni brani per tenermi in allenamento, ma a un certo punto può capitare che mi dica: “Basta, mamma, canti sempre, sei come un juke box!”».

Tu com’eri da bambina? «Un fiume in piena. Mentre leggevo ballavo, poi andavo a pallavolo, magari ascoltando musica classica. Adoravo andare a teatro e con le amiche del condominio organizzavo recite. Ero timida e, anche se forse può non sembrare, dentro di me lo sono ancora. È come se avessi conservato una sorta di purezza, di insicurezza, che mi porta a volermi migliorare sempre, studiando, applicandomi con disciplina, puntando a crescere e a strutturare il talento». Ricordi quando hai iniziato a prendere coscienza della tua bellezza? «Ti ringrazio per il complimento, anche se devo ammettere che non ho mai voluto far leva sulla bellezza esteriore, perché lo trovo riduttivo.

Figurati che da ragazzina non mi trovavo bella, non amavo mettermi in mostra, né valorizzarmi con l’abbigliamento. A un certo punto, però, ho iniziato a prendere consapevolezza di me stessa e del mio corpo che cominciava a sbocciare. La misura comunque, oggi come allora, guida ogni mia scelta: dal look all’atteggiamento».Che donna vedi allo specchio? «Mi piaccio più di un tempo, anche se può sembrare assurdo perché è a vent’anni che si è nel massimo dello splendore. Guardo il mio volto, osservo certe espressioni, parlano delle cose che ho vissuto e capisco che la vera bellezza è un insieme più profondo, che non si limita alla sola esteriorità». E la seduzione cos’è? «È un qualcosa di sottilissimo, impercettibile che hai dentro e che lasci affiorare quando hai voglia in tutta la sua potenza.

La femminilità vera, nei gesti, nelle parole, è una forma di seduzione. Se mi chiedi se mi sento sexy, ti dico no, mai sentita così. E se accade, è solo con mio marito». Siete sposati da undici anni. Vivete, crescete una figlia e lavorate insieme: tu come artista, lui come produttore. Qual è il segreto del vostro equilibrio? «Innanzitutto siamo innamorati e poi siamo complementari. Ci somigliamo molto: nei valori, in quello che cerchiamo e per come intendiamo la vita. E poi amiamo condividere e confrontarci su tutto, con rispetto e stima. Enrico è un uomo intelligente, perbene, intuitivo e stiamo crescendo insieme come genitori. È difficile che non siamo d’accordo su qualcosa.

Litighiamo pochissimo, al massimo per il sale della pasta». Il sale? «Mi piace cucinare, non delego quasi mai. Sono piuttosto brava, ho anche scritto un libro di cucina, ma capita che nell’acqua della pasta abbondi o scarseggi con il sale. Quando Enrico, appassionato del buon cibo, me lo fa notare, divento pazza». E pazza di gelosia? Capita? «All’inizio del nostro rapporto lo ero moltissimo: per insicurezza, per il fatto che vivevamo lontani, io a Roma lui a Dubai. Quando Enrico ora mi racconta che cosa dicevo o cosa facevo, mi viene da ridere. In fondo gelosa un po’ lo sono rimasta. Anche lui lo è, ma entrambi in modo sano». Quest’estate hanno spopolato le tue foto in montagna e al lago con Michelle Hunziker. A corredo di un’immagine, la frase: “Gioia e leggerezza con te, ti voglio bene sorella”. «Tempo fa ci incontrammo per caso in Alta Badia, con le famiglie. Ci siamo trovate, scoperte nella nostra essenza, che non c’entra con il lavoro, abbiamo legato. Dico sempre che siamo sorelle d’animo e di intenti. È una gioia stare insieme. Credo nell’amicizia femminile, nella stima, nel confronto senza competitività: le donne, se vogliono, sanno fare gruppo dando vita a qualcosa di interessante. Perché, anche in questo caso, l’unione fa la forza».


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