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Ha messo sotto scacco Sarri, imponendo gli ultimi due pareggi alla Juve che ha tribolato parecchio per prendere almeno un punto, oggi De Zerbi proverà la stessa cosa con Pirlo. Altro che “Scansuolo”, luogo comune che il campo ha smentito in più occasioni anche oltre le ultime due partite. Si fida ciecamente del Sassuolo: «Il nostro atteggiamento e l’identità non cambiano, cambierà lo sviluppo della partita come succede ogni volta.

Noi anche se giochiamo contro la Juve cerchiamo di rimanere noi stessi, rispettando la Juve che è forte e gioca a calcio, lo la stimo ancora di più quest’anno perché ha qualcosa di diverso». Ormai sui neroverdi ci sono aspettative sempre più marcate, e se qualcosa gira o piace meno viene da storcere la bocca: «Temo che tutto quello che fa il Sassuolo sia diventato scontato, un po’ perché abbiamo abituato bene. La verità è che in mezzo alle difficoltà di questi mesi sta facendo un campionato strepitoso giocando sempre con coraggio».

De Zerbi non tralascia nulla: «Ci sta perdere con Milan, Inter e Atalanta, anche in maniera non bella, perché sono più forti. Non ci nascondiamo per qualsiasi obiettivo, però non deve essere preso come un obbligo a chissà cosa fare. Ci stiamo confermando come sorpresa ed è più difficile di quando diventi sorpresa.

Dove arriveremo non lo so, ma bisogna avere equilibrio». Tra Berardi e la Juve spesso è una maledizione: questa sarà la T3 assenza, in 15 gare, causa l’infortunio mercoledì scorso col Genoa. «La rosa è lunga -spiega De Zerbi -, abbiamo sempre sopperito nel modo giusto. So che è un giocatore determinante in tutto, specie nell’ultimo periodo anche a livello di personalità. Abbiamo le alternative per fare risultato a Torino».

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Sotto sotto il rischio c’è e proprio ora che inciampare potrebbe essere esiziale e compromettere i piani di rimonta scudetto, sarebbe il caso di fare attenzione. Soprattutto se questa Juventus ricca di giovani audaci è reduce da una vittoria che farebbe girare la testa a molti di loro se non fosse che alla Continassa tira un’aria assai diversa. Andrea Pirlo sa come funziona, sarà capitato anche a lui di sentirsi quasi onnipotente in situazioni simili a quella che stanno vivendo Federico Chiesa, Dejan Kulusevski, Weston McKennie e compagnia giocante con l’entusiasmo nelle vene.

Ma il 3-1 di mercoledì a San Siro, più che un effetto psichedelico sui cervelli dei protagonisti, deve far capire a costoro che stasera il Sassuolo va affrontato come fosse il Bayern Monaco campione di tutto. A parte il fatto che gli emiliani abbiano solamente un punto in meno dei bianconeri e in classifica viaggino nei pressi della zona Champions, però il discorso non cambierebbe di una virgola secondo il credo del Maestro. Francesco Caputo, dunque, per una sera è come Robert Lewandowski. Serve anche questo per alimentare la rincorsa alle milanesi e alla Roma che per ora sta davanti ai campioni d’Italia.

Pirlo non dà l’idea di essere un tecnico facile all’arrabbiatura, ma per tenere basse le ali dei talenti pronti a volare prima del lecito gli potrà essere utile di tutto: consigli, pacche sulle spalle, urla, rimbrotti. Così si spiega il discorso fatto ieri mattina ai piccoletti del gruppo: «C’è stata una riunione in cui abbiamo messo alcuni punti su quello che deve essere il loro cammino. Soprattutto i giovani elogiati dopo il Milan devono capire che ciò che hanno fatto due ore prima deve essere subito dimenticato, non conta niente.

Se lo mettano bene in testa, funziona così quando giochi nella Juventus». Non una lavata di testa vera e propria, piuttosto un confronto sereno, finalizzato a inculcare nella mente dei più giovani (ché i senatori la lezione l’hanno imparata da una vita) che nella Torino bianconera vale sempre ciò che verrà. Quando perdi puoi sportivamente vendicarti, quando vinci non vedi l’ora di rifarlo. «Quella di San Siro – spiega Pirlo – è stata una vittoria importante in un momento importante, ma se non vinciamo oggi quel successo non servirà a niente. Sarà come se non avessimo vinto».
Anche focalizzandosi sui singoli il senso della storia è il medesimo: aver sconfitto il Milan non assicura automaticamente il decimo scudetto consecutivo.

Anzi, è lunga la cavalcata. Prendete Chiesa, l’eroe dell’epifania juventina al Meazza. Pirlo, il suo primo sponsor sul mercato, l’ha definito il «prototipo del grande campione, però deve crescere e migliorare. Se giochi nella Juve devi dimostrare sempre di essere bravo». Il figlio d’arte, insomma, è chiamato a mettere in fila più prestazioni convincenti. «Ha 22 anni, non ha fatto ancora niente», la postilla del tecnico bianconero. Leggete cosa dice il Maestro di Kulusevski: roba da mandare a stendere chiunque non creda nelle proprie possibilità (fortunatamente non è il caso dello svedese). «L’altra sera è entrato e ha fatto bene, gli ho fatto i complimenti perché le ultime volte non era stato così.

Ho rivisto finalmente il giocatore di inizio stagione». Come dire che il ragazzo deve darsi una svegliata per evitare che l’impatto avuto contro il Milan resti una rarità e lo obblighi a sciropparsi altre panchine. Qualche coccola in più per Federico Bernardeschi («Mi spiace che non sia riuscito a farlo giocare con più continuità, ma quando va in campo dà sempre il cento per cento perché è un giocatore affidabile in ogni momento della partita») e l’Arthur «spappolato nella partita contro l’Atalanta, ha preso una botta per la quale ha dovuto togliere sangue dalla gamba. Aveva dolore anche al rientro dalle vacanze, adesso ha ripreso condizione e siccome è uno che conosce il calcio e capisce i momenti delle partite, può giocare con chiunque». Forse già oggi, chissà.
Il resto, ottimo e abbondante, è l’attesa di Juventus-Sassuolo.

Una sfida in cui non sono mai mancati gol e spettacolo, un avversario al quale – Pirlo dixit – «non si devono concedere varchi perché è bravo a uscire dalla pressione e a costruire gioco», una squadra come quella bianconera che a San Siro è piaciuta pur essendo ancora lontana dalla perfezione. «Chiedo di migliorare soprattutto nella forza mentale. Tante volte quando andiamo in vantaggio abbiamo la testa fra le nuvole. Vorrei vedere maggiore concentrazione nel momento in cui sblocchiamo le partite, è lì che occorre dare continuità». Questione psicologica, che riguarda sia i giovani sia i compagni più esperti.

Altro giro, altro ammonimento: vietato guardare la classifica, vietato snobbare l’avversario di turno, «le partite per noi devono essere tutte uguali, così come la voglia di raggiungere il risultato. Andiamo avanti e poi ad aprile vedremo dove saremo». Tutto giusto, per carità, anche se c’è la sensazione di una Juventus che finora nelle partite da dentro o fuori ha saputo dare il meglio. Pirlo in cuor suo teme un rilassamento dopo la sbornia di mercoledì e probabilmente il fatto che la sua squadra senta «la pressione di dover vincere com’è normale che sia per chi lo fa da nove anni di fila» può fare del bene.

E siccome il Milan è primo a +7 (e con una partita in più), non parlategli di cambio della guardia sul trono delle favorite al tricolore. «La squadra da battere – dice l’allenatore – è sempre la prima in classifica, ora è il Milan, ma noi ci prendiamo le nostre responsabilità». Conta il presente, quindi non il mercato. Tanto che a chi gli chiede conto del vice Morata, il Maestro risponde così: «Adesso ho altri problemi, soprattutto per il Covid, ogni giorno può capitare un positivo. Non esiste il problema del quarto attaccante, ma se ci saranno occasioni le valuteremo».
Che la Juve, oggi, batta il Sassuolo. Altrimenti chi lo sente Pirlo…

Non c’è due senza tre? Il Sassuolo di Roberto De Zerbi spera che questo vecchio adagio trovi una conferma. La squadra emiliana, infatti, viene da due pareggi consecutivi contro la Juventus (2-2 all’Allianz Stadium prima del lockdown e 3-3 al Mapei lo scorso luglio), la striscia più lunga mai capitata nei precedenti con la squadra bianconera. Il Sassuolo, infatti, ha perso 10 delle 14 partite disputate in Serie A contro la Juve, vincendone una soltanto nella stagione che si concluse con la conquista della storica qualificazione all’Europa League.

E proprio l’Europa è l’obiettivo, ormai dichiarato, del Sassuolo in questa stagione anomala che vede, dopo 16 giornate, la compagine di De Zerbi occupare il quinto gradino della classifica. Un risultato finora mai raggiunto dal Sassuolo che, nel frattempo, conta di recuperare al meglio il giocatore più decisivo nei due precedenti della stagione scorsa, il centravanti Francesco Caputo. Con l’attaccante pugliese al top nulla è precluso per la squadra emiliana: nella scorsa stagione la punta segnò due delle cinque reti rifilate dai neroverdi alla Juve – una a Torino e l’altra a Reggio Emilia – e mise a segno anche due assist, anche qui distribuiti tra andata e ritorno. Di più: Caputo andò a segno contro i bianconeri anche in precedenza, il 27 ottobre 2018, quando con la maglia dell’Empoli realizzò la rete dell’1-0 prima della doppietta in rimonta di Cristiano Ronaldo.

Caputo dopo l’infortunio che lo ha tolto di mezzo per diverse settimane non è ancora tornato al top della condizione, anche se la strada intrapresa è quella giusta. Contro il Genoa ha dimostrato di avere le polveri bagnate, ma De Zerbi conta di avere il miglior Ciccio per domani contro la squadra di Pirlo.

Caputo, infatti, non è solo un bomber (lo scorso anno 21 reti e la cena vinta con Alex Del Piero, anche se la pandemia sta rinviando l’appuntamento) ma pure un perfetto ingranaggio nel meccanismo, delicato ma vincente, organizzato dall’allenatore neroverde. Domani a Torino il bomber si troverà nuovamente di fronte ai mostri sacri della difesa juventina, ma non avrà al fianco un partner prezioso come Domenico Berardi che dovrà guardare la sfida dalla tribuna per un problema muscolare alla coscia destra.

Non che al Sassuolo manchino le alternative (da Boga a Djuricic, da Defrel a Traorè che il Sassuolo ha preso, ma con la Juve che ha una sorta di prelazione futura in caso di cessione), così come a centrocampo ha un elemento che piace moltissimo ai bianconeri come Locatelli. Però è chiaro che senza Berardi per lo stesso Caputo sarà meno facile perforare la porta difesa da Szczesny e beffare la retroguardia dei campioni d’Italia. Ma le missioni impossibili sono la specialità del bomber di Altamura, che ancora una volta proverà a essere decisivo.

Juventus-Sassuolo è la partita di Manuel Locatelli. Gioiello degli emiliani e obiettivo dei bianconeri da almeno un anno. La scorsa estate il matrimonio con i campioni d’Italia non si è concretizzato soltanto all’ultima curva. Ma nel mercato c’è una regola non scritta: ciò che non succede quest’anno, magari si verifica quello dopo. È accaduto con Federico Chiesa, il quale avrebbe potuto raggiungere Cristiano Ronaldo dodici mesi prima, nel 2019. A giugno potrebbe capitare al 23enne centrocampista del Sassuolo e della Nazionale. «Nel mercato può succedere di tutto. Non mi stupirebbe se Manuel approdasse alla Juventus con una stagione di ritardo», assicura Stefano Castelnovo, che di Locatelli è molto più che un semplice agente.

Buongiorno Castelnovo. A bruciapelo, si sarebbe sorpreso nel vedere Locatelli in campo con la Juventus già stasera?  «Sinceramente, no».  Locatelli è stato così vicino ai bianconeri?

«C’è stato un forte interesse da parte della Juventus, ma poi non si è trovato un accordo tra le due società. Sono cose che capitano. Però…».  Però?

«Manuel è stato bravissimo a ripartire alla grande con il Sassuolo. Con gli stessi atteggiamenti, il medesimo spirito e la solita determinazione. Non era scontato. Sono contento che sia stato premiato con la chiamata in Nazionale. E poi con la Juventus è ancora tutto aperto: magari la prossima estate saremo più fortunati».

Questo sarà l’ultimo anno di Locatelli in Emilia?  «Manuel ha un contratto lungo con il Sassuolo, i rapporti con il club sono ottimi e il progetto della società è sempre più ambizioso. Vedremo quel che succederà. Se si presentasse una bella opportunità, potrebbe essere un vantaggio per tutti. Per Manuel e, naturalmente, anche per il Sassuolo a cui siamo e saremo sempre grati».

Locatelli, oltre che una grande intuizione di mercato, è stato uno degli investimenti più importanti nella storia del Sassuolo.  «Fin dal primo giorno hanno creduto tantissimo in Manuel, facendolo sentire importante. Era quello di cui aveva bisogno il ragazzo per decollare dopo la chiusura anticipata della storia con il Milan».

Quanto è stato importante per Locatelli trovare sulla propria strada un allenatore come De Zerbi?  «È stato fondamentale. Oltre a trasmettere le giuste motivazioni, gli ha “regalato” il calcio che più si adatta alle sue caratteristiche. Il gioco del Sassuolo consente a Manuel di toccare molti palloni, che è quello che ama e predilige di più».

Sono in molti a considerare Locatelli il miglior centrocampista italiano della Serie A. Lei, tra l’altro, di talenti s’intende: in passato è stato anche l’agente che ha portato Zaniolo alla Roma.  «Preferisco siano gli altri a dire che Manuel è il migliore, io sarei di parte. Di sicuro, Locatelli è un centrocampista moderno e potrebbe giocare in qualsiasi top club mondiale».

Non a caso si ispira a Kroos del Real Madrid.  «Sì, è sempre il tedesco il giocatore che Manuel studia di più. È il suo modello».  L’idolo da bambino, invece, era Pirlo. E stasera, seppur non in campo, finalmente lo incrocerà.

«Sicuramente sarà un’emozione in più, non capita tutti i giorni di sfidare il poster che si aveva in camera. Detto questo, Manuel è un freddo. Magari ci penserà prima, ma una volta in campo non si farà influenzare. I big match sono le partite che preferisce e di solito si esalta in questi appuntamenti. Speriamo sia così anche stavolta».

Ha iniziato a pensare a un regalo per Locatelli in caso di Europeo con l’Italia?

«Far parte del gruppo azzurro di Mancini varrebbe più di qualsiasi altra cosa. Piuttosto speriamo che in estate arrivi un regalo dal mercato per noi e per il Sassuolo. Manuel se lo meriterebbe».

Adesso che il Milan è tornato al top, pensa che Locatelli sogni un ritorno a casa da protagonista o un’altra big di Champions?

«Nel Milan è cresciuto e sarà sempre grato alla società. Conoscendo Manuel, però, credo preferisca provare un’esperienza diversa. Italia o estero non fa differenza. La Champions è il grande sogno. Ma l’importante è che la soluzione soddisfi tutti: Manuel e il Sassuolo».

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