Anastasia, la bambina rapita in casa e stuprata dal serial killer che entrava dalle finestre

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Nel giugno del 1988, Richard Ramirez, il serial killer noto come Night Stalker,r apì Anastasia Hronas, una bambina di 6 anni, dal suo letto mentre dormiva.

“Avevo sei anni e il mio primo ricordo di quella notte è la finestra che si apre e quell’uomo che mi sveglia. E poi l’essere presa di peso per uscire dalla finestra. C’era una certa familiarità, lui mi ricordava qualcuno della mia famiglia. Io non sapevo cosa stesse succedendo”.

Anastasia aveva solo sei anni quando Richard Ramírez, che presto sarebbe diventato noto come “The Night Stalker”, la rapì dal suo letto nel cuore della notte.

Anastasia è stata caricata nell’auto dell’uomo di colore mentre era semicosciente. Una pistola è stata immediatamente evidente alla bambina quando ha aperto il vano portaoggetti. “Non appena è partito, mi ha guardato e mi ha detto: ‘Apri il vano portaoggetti’, e lì dentro c’era una pistola”, ha raccontato nell’intervista a Netflix.

Anastasia ricorda di essere tornata a casa con un borsone dopo la festa e di essere stata ripetutamente violentata da Ramirez nonostante le sue suppliche di fermarsi, mentre la casa era sporca e la playlist di Madonna si ripeteva. Iniziava con Like a Virgin e passava per Holidays prima di ripetersi di nuovo.
Oltre a caricarmi di nuovo in macchina, Ramirez si fermò sul ciglio della strada e disse: “Laggiù c’è una stazione di servizio. Voglio che tu vada lì e dica loro di chiamare il 911 e di far venire la tua famiglia”.

Chi era The Night Stalker

Richard Ramìrez nacque nel 1960 a El Paso, in Texas. Figlio di Julian e Mercedes Ramirez, ha avuto un’infanzia violenta. Difatti, il padre – con trascorsi in polizia – era solito infliggere a lui e agli altri cinque fratelli vere e proprie punizioni corporali. Anche se, ad aprire per Richard le stanze della bestialità, ha contribuito il cugino Mike.

Quest’ultimo, un “berretto verde” reduce dalla guerra in Vietnam, mostrava a Ramìrez le foto di donne decapitate e stuprate durante le rappresaglie. Ma non soltanto. Mike aveva fatto in modo che il giovane a soli tredici anni assistesse all’omicidio di sua moglie, alla quale aveva sparato un colpo di pistola alla tempia.

Secondo alcuni testimoni, il giovane fu addirittura imbrattato del sangue della vittima. Dopo quanto accaduto, Richard iniziò a non andare più a scuola e a diventare un consumatore abituale di marijuana.

Da quel momento in poi i rapporti con la famiglia di origine si incrinarono irrimediabilmente, il padre lo picchiava sempre più spesso e per sfuggire alla scarica di botte andava a dormire nel vicino cimitero.

Divenne un divoratore abituale di porno ed ossessionato dal sesso. Per questo, insieme al fratello Robert, la notte si appostavano sotto le finestre aperte e spiavano le donne mentre si spogliavano. Oltre all’erba, Richard iniziò ad assumere LSD.

All’età di 18 anni era diventato un tossicodipendente abituale e assiduo consumatore di caramelle. Fino ad arrivare a perdere numerosi denti in conseguenza alle carie non curate.

Era un appassionato dell’heavy metal, in particolare degli AC/DC e si fece presto coinvolgere anche dalle suggestioni demoniache e sataniche. Al punto di decidere di tatuarsi sulla mano un diavolo con le corna.

Night Stalker

Night Stalker

La furia omicida

L’attività di assassino seriale di Richard Ramirez iniziò il 17 marzo 1985, a Los Angeles. La prima vittima fu Maria Hernandez, giovane aggredita mentre si trovava all’esterno della propria abitazione.

Fu poi la volta del coinquilino di quest’ultima, Dayle Okazaky. Circa un’ora dopo dalla prima aggressione, Ramirez uccise Tsai-Lian Yu, una giovane donna ammazzata con una scarica di proiettili dopo averla trascinata fuori dall’abitacolo della sua automobile.

Dieci giorni dopo, era il 27 marzo, l’uomo colpì mortalmente una coppia di coniugi: Vincent Zazzara e sua moglie Maxime. Nei confronti di quest’ultima si scagliò duramente e in maniera barbara: aggredita con una scarica di coltellate, Ramirez perpetrò un’incisione a forma di T sul seno e le asportò gli occhi.

L’autopsia accertò che la mutilazione era avvenuta post mortem e in quel momento esatto fu chiaro per le strade della città degli angeli si aggirava un serial killer. Sospetto che trovò una prima conferma negli esiti delle perizie balistiche: i proiettili trovati nelle varie scene del crimine erano tutti dello stesso calibro.

Fu a quel punto che la stampa locale ribattezzò Richard come “ The Night Stalker”. E la polizia invitò a tenere chiuse porte e finestre durante le ore notturne.

Nei mesi seguenti, il serial killer aggredì la coppia formata da Harold Wu e sua moglie Jean Wu, picchiata, legata e poi violentata. Gli anziani cinesi furono però risparmiati dalla furia omicida dell’uomo.

Fu poi il turno delle sorelle Keller: una riuscì a salvarsi, l’altra venne massacrata. Difatti, sull’interno coscia della donna incise un pentagramma e imbrattò la scena del crimine, utilizzando un rossetto rosso, con simboli satanici. Toccò poi a Ruth Wilson, che venne violentata e sodomizzata dopo la morte.

La mattanza proseguì anche nell’estate del 1985. Il 5 luglio venne aggredita con un ferro da stiro Whitney Bennet, di soli 16 anni. La sorte non fu migliore per due coppie di coniugi: Chitat e Sakima Assawahem, e Maxson e Lela Kneiding.

Night stalker (Netflix)

Night stalker (Netflix)

Tutti e quattro furono uccisi e i loro cadaveri mutilati. Il 6 agosto dello stesso anno Cristopher Petersen e sua moglie Virginia furono colpiti da un colpo di arma da fuoco alla testa. Entrambi, però, sopravvissero miracolosamente.

L’8 agosto uccise poi Ahmed Zia e sua moglie Suu Kyi, sodomizzata e costretta a una fellatio. Ramirez si trasferì a San Francisco dove uccise ancora una volta una coppia di anziani coniugi. Oltre agli omicidi, però, sappiamo che ha rapito, abusato e poi rilasciato alcuni bambini, tra i quali Anastasia Hronas.

Comportamento, questo, che in un primo momento ha contribuito a disorientare gli inquirenti: l’uomo che teneva sotto scacco gli abitanti di Los Angeles non sempre uccideva le sue prede.

Le indagini

La svolta nelle indagini, iniziate già dopo il terzo omicidio, arrivò il 24 agosto 1985. Quel giorno Ramirez fece una serie di passi falsi. A circa 50 miglia da Los Angeles, fece irruzione nella casa di una coppia di fidanzati: Bill Carns e Inez Ericson.

Le indagini su Richard Ramirez (Netflix)

Le indagini su Richard Ramirez (Netflix)

In quell’occasione, dopo aver stuprato e costretto a un rapporto orale quest’ultima, Ramirez fuggì a bordo di una Toyota di colore arancione. Un dettaglio che non sfuggì alla donna che, subito dopo l’aggressione, denunciò quanto accaduto alle autorità e fornì l’identikit dello stalker pluriomicida.

L’auto venne ritrovata quattro giorni dopo e a bordo c’erano le impronte digitali dell’assassino. Il 31 agosto la foto segnaletica di Ramirez rimbalzò su tutti i quotidiani della California. Il 1° settembre 1985 l’uomo fu fermato dalla folla inferocita mentre tentava di scappare. Finì così la fuga dell’orco della notte.

Modus operandi

Solitamente agiva di notte ed entrava attraverso le finestre aperte. Quando le sue prede erano coppie, Ramirez assassinava rapidamente l’uomo – solitamente con un colpo di pistola alla testa – per avere quanto più tempo possibile da dedicare alla donna.

Vero oggetto del desiderio. Spesso sodomizzava le sue vittime e perpetrava mutilazioni post-mortem. Come era accaduto a Maxime. Tuttavia, era sicuramente un killer disorganizzato.

Da quello che emerge dagli omicidi, è possibile ipotizzare che Ramirez decidesse cosa fare alle sue vittime solamente nel momento in cui irrompeva nelle loro abitazioni. Difatti, quello che per lui contava davvero era disseminare terrore e carpire l’angoscia sul volto delle sue prede.

La personalità criminale di Ramirez

Di San Quentin State Prison, California Department of Corrections and Rehabilitation

Di San Quentin State Prison, California Department of Corrections and Rehabilitation

Nonostante l’infanzia e l’adolescenza disturbata, gli psicologi che lo analizzarono non furono in grado di ricondurre la personalità criminale e feroce di Ramirez ai traumi subiti da bambino.

E in effetti non c’era un motivo di fondo per i suoi omicidi. Non c’era un filo conduttore tranne, come abbiamo visto, per il modus operandi. Le sue vittime erano di entrambi i sessi, di provenienza ed età diversa.

Non c’era univocità neppure nell’utilizzo delle armi. Anche se, invero, prediligeva l’uso di mazze da baseball, martelli e svariati tipi di arma da fuoco. Nello specifico, prediligeva le calibro 22.

Non seguiva neppure una particolare tecnica per uccidere, ma tendenzialmente violentava le sue vittime prima di ucciderle selvaggiamente.

Nel corso del processo, iniziato il 22 luglio 1988, fece quanto in suo potere per mettersi al centro dell’attenzione, soprattutto con la stampa.

Il suo obiettivo continuava ad essere quello di suscitare quel terrore che, per due anni, aveva innescato tra gli abitanti di Los Angeles. Mise in giro la voce che durante il processo un suo adepto gli avrebbe portato una pistola in aula.

E lui l’avrebbe utilizzata per uccidere il procuratore. Del resto, Ramirez continuava a dire di essere Satana e, come tale, nessuno poteva né arginarlo né fermarlo. Quando entrava in aula gridava “Hail Satana” e salutava le persone con la mano alzata ove, oltre al diavolo, aveva tatuata una stella a cinque punte.

Durante le udienze rideva e sghignazzava tutto il tempo, mettendo ancor più in evidenza i suoi denti cariati. Contribuiva, così, a rendere ancor più agghiacciante il processo a suo carico. Voleva continuare a essere il protagonista indiscusso .

La condanna

Il 20 settembre 1989, il cacciatore notturno venne dichiarato colpevole di 14 omicidi, 5 tentati omicidi, 11 aggressioni sessuali e 14 furti con scasso. Fu condannato alla camera a gas, ma la sua condanna non ebbe seguito.

The Night Stalker morì prematuramente per insufficienza renale all’età di 53 anni mentre si trovava nel braccio della morte di San Quintino, nella contea di Marin, in California. Durante la prigionia, dopo una fitta corrispondenza, sposò Doreen Lioy, direttrice di una rivista locale.




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