Catherine Spaak: la storia con Fabrizio Capucci, Daniel Rey, Johnny Dorelli, marito e compagno

Catherine Spaak è stata una nota attrice ed anche una cantante, la quale quasi sicuramente nel corso della sua vita ha avuto modo di poter fare diverse esperienze soprattutto in ambito e professionale. È stata infatti un’ attrice, conduttrice, cantante di grande successo deceduta all’età di 77 anni proprio nel giorno della Santa Pasqua. La sua vita sentimentale è stata piuttosto ricca e variegata. Ma chi sono stati i mariti ed in generale gli uomini di Catherine Spaak?

Catherine Spaak chi sono stati i suoi uomini

La nota attrice, conduttrice cantante è stata sposata ad esempio con Johnny Dorelli seppur in seconde nozze. Dapprima aveva detto si a Fabrizio Capucci il fratello del noto stilista Roberto che pare abbia incontrato sul set del film intitolato La voglia matta. Da lui ha avuto una figlia di nome Sabrina ma ad ogni modo Catherine Spaak non sembra si sia trovata bene con la famiglia dell’uomo, la quale decise di prendere con se la bambina e scappare. Per questo venne denunciata da Capucci, arrestata e il giudice le tolse anche la bambina affidandole alla nonna paterna e dicendo di Catherine che fosse una donna di dubbia moralità.

La vita privata di Catherine

Successivamente poi Catherine si è sposata con l‘architetto Daniel Rey con il quale ha trascorso diversi anni. I due sono stati insieme esattamente dal 1993 fino al 2010. Il 19 luglio 2013 è convolata a nozze con Vladimiro Tuselli un ex comandante di navi che ha fatto in Sicilia e nello specifico a Erice. Nel 2020, nel corso di un’intervista si è definita single rivelando quindi che la loro relazione fosse finita. Di questo ne ha parlato anche Roberto Alessi il direttore di Novella 2000 dicendo che nonostante i due siano separati, comunque hanno mantenuto un buon rapporto e l’uomo è stato al suo fianco fino alla fine dei suoi giorni.

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Le parole dell’attrice a Vieni da Me

Della sua vita privata e sentimentale pare che Catherine Spaak ne abbia parlato recentemente in televisione e nello specifico nella trasmissione di Rai 1 condotta da Caterina Balivo. Quest’ultima le chiese come si potessero affrontare quattro matrimoni e tre separazioni. “Chissà perché queste tipo di domande si fanno sempre alle donne e mai agli uomini. Tipo Maurizio Costanzo, ha affrontato più di un matrimonio, ma non la fanno una domanda così a lui”. Queste le parole dell’attrice e cantante. Pare che in quell’occasione l’attrice abbia voluto anche smentire una relazione avuta con Gino Paoli visto che si era diffusa questa notizia.

Sapevo da tempo che Catherine Spaak, mia cognata per oltre 11 anni e mio tesoro per sempre, era malata. Era mia cognata perché la mia compagna, tanti anni fa, è stata sua sorella Agnes Spaak, mio grande e intenso amore giovanile.

È grazie a lei che ho conosciuto, frequentato e tessuto una profonda amicizia con Cat. La chiamavo così perché a lei piaceva, e anche a me. Amare una sorella dolcissima, e aver subito conosciuto l’attrice che avevo amato e ammirato sin da ragazzino mi aveva colpito e intrigato. Cat era il sogno sensuale di tutti noi. Andavamo al cinema sognando il suo volto dolce e il suo corpo sensuale. I desideri della gioventù erano molto forti, ma mai, giuro mai, avrei immaginato che avrei incrociato la vita di una donna che mi aveva acceso le pulsioni più vivaci. Conobbi Agnes quasi per caso, una sera, a casa di amici. Ci guardammo, ci capimmo al volo.

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Ci appartammo per scambiarci lo sguardo profondo dell’amore immediato e fulmineo. Il giorno dopo ero a casa sua, dove sarei rimasto, molto felice, per quegli 11 anni. Da subito incontrai la cognata, la cara Catherine, che avevo già conosciuto come capo degli spettacoli del Secolo XIX di Genova, presso cui avevo cominciato la mia vita di giornalista, grazie al direttore Piero Ottone, che poi mi portò al Corriere della Sera, per cui scrivo e collaboro tuttora, a 76 anni, La frequentai a Roma, quando era la moglie di Johnny Dorelli. Donna forte e insieme fragile. La sentivo determinata, ma anche turbata dalla vita, perché, pur essendo grintosa aveva bisogno di essere seguita e protetta.

Credo che Dacia Maraini l’abbia descritta perfettamente. Non so se Cat abbia conosciuto il grande amore per un uomo. So che aveva stile e non amava le menzogne che si raccontano sulla vita di una donna, anzi un’attrice di grande successo. Ho conosciuto i suoi mariti e compagni, e ho avuto tante dimostrazioni delle sue inquietudini. Mi vien da ricordare un invito che lei fece a sua sorella Agnes e a me ad Ansedonia, dove si trovava in vacanza.

Simpatizzammo subito con il suo nuovo compagno, e un giorno, prima di andare al mare, Cat mi disse: «Antonio caro, secondo te potrei diventare una giornalista e cominciare una nuova fase della mia vita?». Risposi con la mia solita franchezza: «Cat, mio tesoro, proviamo? Sappi che sono ruvido. Ti farò un esame. Ricorda però che alla maturità mi infuriai perché, pur avendo 8 in italiano e 8 in storia ( dicevano che ero il migliore della classe), incontrai il cosiddetto membro esterno della commissione. Una donna con lo sguardo feroce di un inquisitore. Quando mi chiese chi erano i miei poeti preferiti risposi “Foscolo e Leopardi”.

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E lei, incalzante: “Mi dica allora perché D’Annunzio fu sepolto in piedi”. Ero furibondo: le dissi che per un’esame di maturità non c’era bisogno di una nostalgica del Ventennio. Mi alzai in preda alla rabbia e fui rimandato a ottobre in italiano e storia». Persi persino la borsa di studio. Cat fece la sua prova benissimo, salvo qualche scivolata sulle doppie. Andai a Milano e il mio direttore di allora, Franco Di Bella, mi accolse felice: «Antonio, vuoi dirmi che Catherine Spaak scriverà per il Corriere?».

«Sì, Franco». «Antonio, gran colpo. Ti abbraccerei». La storia della seconda vita di Catherine Spaak, prima al Corriere della Sera e poi ad Harem, in tv, cominciò così. Ci siamo sentiti per l’ultima volta due mesi fa. Parlammo a lungo, con ricordi e risate. Cat mi ringraziò per averle regalato il suo disco a 45 giri Perdono, che Gino Paoli aveva scritto per lei. E concluse ricordando che, conoscendo poco l’italiano, aveva trasformato “Perdono” in “Pedono”. Ci congedammo ridendo e lei mi disse: «Antonio caro, ti voglio molto bene».

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