Hai capito chi è Stefania Sandrelli? Età, carriera, figli, marito, compagno e violenza


Stefania Sandrelli, dopo aver scioccato la nazione con l’intervista ieri a La Repubblica, sarà rilasciato oggi in televisione. E si racconterà ai microfoni dell’amica Mara Venier, pronta ad aprire le porte di Domenica In ai telespettatori.

Stefania Sandrelli è nata a Viareggio il 5 giugno 1946. Suo padre, Otello Sandrelli, era un perito agrario; sua madre era Florinda. Quando Stefania aveva8 anni, Otello morì per un attacco di cuore. Dopo essersi diplomata a Lucca nel 1964 e aver studiato letteratura all’Università di Firenze per tre anni, la Sandrelli debutta al cinema a 15 anni nel film Gioventù di notte di Mario Sequi. Il suo primo ruolo di rilievo arriva quando recita accanto all’attore Ugo Tognazzi ne Il federale (1961). È il regista Pietro Germi a darle notorietà con due capolavori della commedia italiana: Divorzio all’Italiana con Marcello Mastroianni e Sedotta e abbandonata. In questi film diventa una star prima ancora di compiere 18 anni. Partecipa poi a produzioni come Il fornaretto di Venezia, La bella di Lodi.

Stefania Sandrelli, nata nel 1944 e nota attrice italiana, ha avuto una breve storia d’amore con Gino Paoli quando era ancora minorenne. Da questa unione è nata la figlia Amanda Sandrelli. Nel 1972 ha sposato Nicky Pende, un chirurgo. La coppia ha avuto un figlio, Vito Pende. Dopo quattro anni di matrimonio, però, la Sandrelli inizia una relazione con Gerard Depardieu: una passione che scoppia sul set di Novecento (1981), film di fama internazionale del regista Bernardo Bertolucci. Dal 1983 la Sandrelli è legato sentimentalmente allo scrittore e regista Giovanni Soldati, più giovane di lei di sette anni.

In un’intervista al quotidiano La Repubblica, l’attrice Stefania Sandrelli si è raccontata a cuore aperto e ha anche rivelato un episodio doloroso della sua vita. L’attrice ha spiegato di essere stata picchiata da un famoso calciatore della Lazio solo perché avrebbe rifiutato di sue avances, quell’approccio sessuale. La Sandrelli ha raccontato che l’uomo l’ha picchiata: “Mi ha rotto la faccia, le ossa, ero più morta che viva”.

Celebrare la vita, nonostante i tuoi errori

Improvvisamente, l’immagine di Anna si insinuò nei miei pensieri. La sua fiducia in se stesso, la sua vitalità, il suo ottimismo alla prova di tutto mi giravano in testa, inopportuno, senza che io riuscissi a capire perché.

La memoria è un’esperta di trappole e, da Freud a qui, sappiamo che l’inconscio gioca su di noi quei passati. Nei panni di un’indimenticabile Stefania Sandrelli, la sua Anna de “La prima cosa bella” non mi ha lasciato sola. Con la stessa forza risuonò nella mia testa la melodia, non meno indimenticabile e orecchiabile, di Nicola di Bari, che diede il titolo al film di Paolo Virzì.

Una volta eletta Miss Mamma dell’Estate a Livorno, l’impudenza di Anna, e la sua naturale estroversione, infastidiscono il marito e anche il figlio, Bruno, timido e riservato, che si vergogna di quella madre sensualmente ingenua che lo ha toccato di fortuna, nell’Italia degli anni ’70.

Gli anni passano e i rapporti non sono ancora facili, come in quasi tutte le famiglie che si rispettino. Fino a quando una chiamata della sorella costringe Bruno, un poeta frustrato che insegna in un istituto di Milano e che ha sempre rinnegato e rinunciato al suo passato, a tornare a Livorno: Anna è malata.

La riunione obbligatoria è un viaggio accattivante nella storia di un legame tanto difficile quanto intenso. La malattia non ha in alcun modo minato il carattere di sua madre, disposta a divertirsi fino alla fine. Anna non si lamenta; nonostante i fallimenti, con modeste aspirazioni, Anna vive. E quell’impulso è così devastante che riesce anche, per un momento, a spezzare l’apatia di suo figlio. Anche se la morte vola, riguarda la vita, la sua ragione e la sua irrazionalità.

Di quel desiderio di combatterlo fino alla fine; della capacità di accettarlo come un dono che merita di essere onorato fino all’ultimo minuto. Per trovare la felicità dove pochissimi sarebbero in grado di trovarla. Di, come ha detto Virzì, “celebrare la vita nonostante i suoi errori”.

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