Filippo Graziani il figlio di Ivan Graziani chi è? Lui solle orme del padre

Venticinque anni fa moriva Ivan Graziani. L’artista moriva esattamente il 1 gennaio 1997 e da quel momento sono trascorsi ben 25 anni ma il suo ricordo è ancora vivo nel cuore di tutti noi. L’artista si è spento nella sua casa di Novafeltria nel riminese, tra l’Emilia Romagna e le Marche e poco distante dall’Abruzzo. E’ stato da sempre un artista piuttosto completo, dotato di una grande ironia e sensibilità il quale con i suoi brani ha sicuramente raccontato tanto. Uno dei suoi album più importanti e di maggiore successo è quello intitolato “Pigro” che è stato considerato dalla rivista Rolling Stone tra i 100 migliori dischi della musica italiana. Ad ogni modo, sono tante le canzoni del musicista che sono rimaste nel cuore e nella mente di tutti. Ma cosa conosciamo di lui e della sua vita privata?

Ivan Graziani, chi è stato

L’arista era nato a Teramo il 6 ottobre 1945. E’ stato da sempre un attento osservatorie delle piccole storie che riusciva poi a raccontare nelle canzoni. Ha raccontato molto il suo paese ed è stato anche il primo cantautore in assoluto a calcare il prestigioso palco del Tenco nella sua pima edizione del 1974. Ha avuto modo di poter collaborare con tantissimi artisti di un certo calibro, come Lucio Battisti, Francesco De Gregori e Antonello Venditti.

Carriera

La vera rivelazione per lui è arrivata nel 1977 quando ha pubblicato l’album “I lupi” dove c’è “Lugano addio”. L’anno dopo ha pubblicato poi Pigro. Questo è stato il periodo migliore della sua carriera. Un successo strepitoso è stato raggiunto anche dall’album “Agnese dolce Agnese” e poi l’anno dopo da “Viaggi e intemperie dove c’è anche il brano Fiorenze. A partire dalla seconda metà degli anni 80 poi ha pubblicato Nove che è uno degli album che l’artista ha amato di più.

La morte

Purtroppo poi il 1 gennaio 1997 l’artista si è spento a causa di un cancro. E’ stato sepolto presso il cimitero di Novafeltria con una delle sue chitarre ed il gilet di pelle che pare avesse brevettato con il gancio per poter reggere lo strumento. Subito dopo la sua morte è stato omaggiato e due sono gli album-tributo con molti artisti appartenenti alla musica op e indie. Ecco alcuni dei brani riproposti come Lugano Addio, Firenze, Monnalisa, Maledette malelingue, Signora bionda dei ciliegi. Ha avuto modo di collaborare con diversi artisti come Battisti, PFM; De Gregori, Venditti, Ron, Loredana Bertè e Renato Zero.

Filippo Graziani, chi è il figlio di Ivan

«Mio padre aveva la stoffa di quei musicisti che hanno suonato fino alla fine dei loro giorni». A 25 anni dalla morte di Ivan Graziani il figlio Filippo lavora alla pubblicazione di un album di canzoni inedite venute alla luce dai vecchi materiali – nastri – e incisioni – un po’ come reperti storici dal valore inestimabile dalle “Officine Pan Idler”, gli studi di registrazione del cantautore. «Ci stiamo lavorando in maniera filologica, vogliamo mettere il cappello alla produzione discografica di mio padre». Era il primo gennaio del 1997 quando Ivan Graziani morì stroncato dal cancro nella sua casa di Novafeltria, nel riminese. Aveva solo 51 anni ma una lunga carriera alle spalle: apprezzato chitarrista (lavorò come session man con Lucio Battisti, Francesco De Gregori, Antonello Venditti) aveva pubblicato quindici raccolte di canzoni incise in studio. «Mio padre – racconta Filippo (anche lui musicista e cantautore) arrivò a Novafeltria nel 1981, seguendo sua moglie». Proprio a Novafeltria domani risuoneranno nella piazza del paese i grandi classici di Graziani, sepolto nel cimitero del piccolo comune dell’Alta Valmarecchia.

Come sta andando il lavoro alla pubblicazione del disco di inediti?
«Ci siamo messi veramente d’impegno. Abbiamo rinvenuto alcuni pezzi inediti incisi direttamente su nastro che abbiamo estrapolato con una tecnica che ci vorrebbe un libro per descriverla con precisione minuziosa. Questo lavoro per noi è molto importante alla luce della ricorrenza, ovvero del venticinquesimo anniversario. Vogliamo mettere un cappello alla discografia di mio padre. In questi anni abbiamo scandagliato tutto – bobine, nastri, incisioni- e credo manchi solo questo, l’intenzione è quella di lavorare seguendo un metodo filologico: credo sia l’ultima sua produzione musicale insomma potrebbe essere il disco finale di mio padre. Attualmente facciamo fatica a datare questi venticinque brani con precisione ma verosimilmente dovrebbero essere canzoni incise a cavallo tra gli anni ottanta e novanta».

Che cosa ricorda di suo padre?

«Mio padre è morto quando io avevo 16 anni sono ricordi in gran parte adolescenziali. Era una persona con i piedi ben piantati per terra, adorava fare il suo lavoro e non la rockstar e quando era a casa era un genitore normalissimo. Nel senso: la casa era piena di musicisti, tanto per fare un esempio, ed un gran via via ma i ricordi – tutti preziosi, sia quelli belli che quelli brutti – che ho di lui sono quelli che tutti gli adolescenti hanno di loro padre».

Fu suo padre a insegnargli il mestiere e l’arte? Pensa che i suoi successi siano ancora grandi classici?

«No non fu mio padre purtroppo. Magari (ride, ndr) ma imparai da solo più tardi. Quanto alle sue canzoni, mio padre non ebbe avuto il successo nazional popolare di Lucio Battisti ma la cifra artistica era innegabile. E canzoni come Lugano addio, Monnalisa e tante altre sono ancora attualissime. Credo che Monnalisa sia una delle canzoni che vanti più cover in Italia».

È vero che è stato sepolto con la sua chitarra?

«Si certo, è stato sepolto con la chitarra in braccio. Diciamo che è stato sepolto come venivano i guerrieri dell’epoca pagana, con la loro arma in mano. Nel suo caso una chitarra elettrica: mio padre appartiene a quelle generazione di cantautori o musicisti che hanno suonato fino alla fine dei loro giorni. Negli ultimi tempi usava una chitarra molto piccola e leggera che per questo non gli affaticava la schiena. È stata sepolta con “lei”».

Che legame aveva la sua famiglia con Novafeltria?

«Mio padre si trasferì a Novafeltria nel 1981. Quando nacqui io, in sostanza. Il legame con il paese c’era già grazie a mia mamma che già si era trasferita prima con la sua mia famiglia che mio padre seguì. Da Teramo si era iscritto da giovane all’Università di Urbino poi era andato a vivere a Milano, evadendo quindi dalla Provincia. Poi andò a Novafeltria per necessità certo ma anche perché aveva bisogno di condurre una vita tranquilla».

Lei è riminese di nascita ha vissuto a Novafeltria, ora vive a Milano, ma è romagnolo. Come è musicalmente la Romagna?

«È una grande vallata musicale: tra Santarcangelo, Longiano e Cesena sono nate grandi rockband. Il fatto è che il romagnolo difficilmente rinuncia alle comodità della Romagna e se ne va da un’altra parte. Se andassero a Milano certi musicisti romagnoli…».

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