Pio e Amedeo con la commedia Belli ciao sbancano il botteghino

Ma com’è, veramente, vivere a Milano? La metropoli lombarda è un mito del cinema dai tempi di Totò e Peppino ed è protagonista del successo di Belli ciao, in sala dal 1° gennaio e già campione d’incassi: in un solo giorno ha battuto i kolossal Spider Man: No Way Home e Matrix Resurrections. «Spero che vedere un film italiano in cima al botteghino il primo giorno del 2022 sia di buon auspicio per tutta la nostra comunità e il mercato cinematografico », ha commentato il produttore Lorenzo Mieli per Fremantle.

Anche noi speriamo che sia davvero così. Diretta da Gennaro Nunziante, regista di tanti successi di Checco Zalone, la commedia è interpretata da Pio e Amedeo nei panni di loro stessi, che compiono scelte di vita diverse: Amedeo rimane a vivere in Puglia, mentre Pio si trasferisce a Milano. L’eterno scontro tra Nord e Sud, che ha fatto il successo di tante commedie, torna qui a trionfare.

Nel film, i due sono amici inseparabili fino al giorno della Maturità quando scatta, inesorabile, il dilemma che attanaglia tutti i giovani del Mezzogiorno: mollare tutto in cerca di un futuro altrove o restare a casa e provare a costruirlo lì? Pio, con l’ambizione della finanza, decide di partire per Piazza Affari; Amedeo, appassionato di medicina, sceglie invece di restare, convinto che anche a Foggia si possa progettare una vita.

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Non si arrende pure se non ha mai preso in mano uno stetoscopio e si è ritrovato a vendere articoli sanitari. I due amici si ritroveranno anni dopo con un sogno in comune. La richiesta di un finanziamento per risanare il loro paese natale, Sant’Agata di Puglia, sarà l’occasione per incrociare di nuovo le proprie strade: Amedeo si troverà infatti a trascorrere qualche giorno all’ombra della Madonnina e scoprirà che Pio è ormai un milanese d’adozione. Dice “top” e “adoro” con inflessione milanesissima ed è un manager di successo, con una vita sgargiante degustata all’ora dell’apericena.

Amedeo invece, con implacabile orgoglio meridionale, continua a impegnarsi perché il suo paesino possa offrire un futuro ai giovani. «Questa commedia è nata la sera del 7 marzo 2020, quando la notizia dell’imminente lockdown produsse un esodo dei giovani di stanza al Nord verso i paesi del Sud», racconta Nunziante, pugliese anche lui, che ha collaborato con il duo comico alla sceneggiatura del film. «La parte più ricca del Paese, quella che invita i nostri ragazzi a salire nelle loro grandi città perché lì c’è tutto il meglio, non poteva reggere quelle presenze e di conseguenza le invitava a tornarsene a casa.

Allora furono le madri, i padri e gli anziani nonni meridionali a ospitare nuovamente i propri figli e nipoti, senza temere il possibile contagio». Il merito di Nunziante è di aver normalizzato la coppia comica che tante polemiche aveva suscitato per le battute infelici nello show Felicissima sera, andato in onda su Canale 5. Il linguaggio eccessivo e la comicità scorretta qui sono lasciati in disparte per prediligere invece una maggiore fluidità del racconto. «Abbiamo scritto il film insieme», dicono Pio e Amedeo. «Gennaro ci ha risparmiato l’errore che commettono molti comici nel passaggio dalla televisione al cinema.

Ci ha fatto sacrificare numerose gag a beneficio della credibilità della storia. All’inizio eravamo scettici, poi abbiamo capito che è stato un bene. Abbiamo fatto i conti con i nostri limiti e anche con il fatto che siamo molto indisciplinati, mentre lui è rigoroso, per fortuna. Un perfezionista». L’aspetto più interessante del film è di ricordarci che tornare indietro o decidere di non partire, non è per forza un fallimento.

Così come non è necessario inseguire a tutti i costi l’ostentazione e il successo. «Con la pandemia certi modelli non sono più attuali», confermano i due. «Possedere il Suv, lo yacht e la borsa Chanel: è davvero questa la felicità? Non è più tempo di semplificazioni folkloristiche, tipo Nord contro Sud o viceversa. Penso ci sia invece da interrogarsi se nel futuro vogliamo ancora una società così individualista», spiega il regista. «Piccoli segnali di speranza si avvertono qua e là. Ogni giorno qualcuno medita di abbandonare questa folle corsa nichilista al consumo e all’apparenza, per abbracciare valori più solidali. Si chiama fuori e saluta, appunto, dicendo “Belli, ciao”».




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