Resta in carcere Alessia Pifferi: “Volevo un futuro con il mio compagno, così ho scelto lui e non Diana”

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Alessia Pifferi rimane in carcere dopo che un giudice ha ordinato la sua custodia cautelare nel carcere di San Vittore a Milano. La donna aveva abbandonato la figlia di 16 mesi in casa da sola per sei giorni, durante i quali la bambina è morta di fame. Anche il giudice per le indagini preliminari ha respinto la premeditazione come movente per le azioni della Pifferi, ma ha riscontrato l’aggravante dei futili motivi. La donna aveva deciso di abbandonare la figlia e di raggiungere il compagno a Bergamo, in Italia; non è nemmeno tornata a Milano tre giorni dopo la partenza.

Il legame di dipendenza dal compagno

Per l’accusa, Alessia Pifferi era consapevole che la figlia neonata sarebbe morta. Come confermato dal riferimento dell’autopsia, quindi aveva intenzione di uccidere la sua bambina: accettava il rischio ed era consapevole che lasciare la piccola senza acqua né cibo, così come la temperatura di 30 gradi in casa, l’avrebbe portata alla morte. In aula, dopo aver ascoltato la testimonianza della Pifferi durante l’interrogatorio, il giudice Cristina di Censo ha sottolineato – come sottolinea il Corriere della Sera – la dipendenza tra madre psicologica e compagno: “La donna ha preferito anteporre la possibilità di mantenere una relazione con lui anche a costo di infliggere enormi sofferenze al bambino”. In effetti, sembrerebbe che l’indagata temesse di perdere il partner e lo desiderasse a tutti i costi. “

La donna ha lasciato la figlia da sola in casa, con il solo latte vicino alla culla dove era stata adagiata e ha raggiunto il compagno a Bergamo. Dopo due giorni è tornata a Milano per affari dell’uomo, ma ha deciso di non fermarsi a casa. Gli disse che la figlia era al mare con la sorella. “Quando cominciarono a passare più giorni del solito, iniziai ad avere concretamente paura che mia mor figliaisse”, come raccontò in seguito alla polizia e come riportato da Il Corriere della Sera. “Era una specie di speranza, in parte era il pensiero che forse le cose che le avevo lasciato erano sufficienti per lei”. Nonostante temesse di perdere sia il compagno che la figlia, decisi di pensare al suo futuro con l’uomo. Quando mercoledì mattina è tornata a casa loro, però, era troppo tardi:




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