Samantha Bevilacqua chi era la ragazza morta dopo intervento al seno

Antonio Bevilacqua, il marito, aveva provato più volte a convincerla: «“Ma perché vuoi fare quel trattamento? Non ne hai bisogno”, le ripetevo. Però lei era felice, mi diceva di stare tranquillo». Non riesce a darsi pace il coniuge di Samantha Bevilacqua, la trentacinquenne morta giovedì 21 aprile a Maranello, in provincia di Modena, dopo un trattamento al seno eseguito in casa.

Samantha e Antonio erano sposati da pochi mesi, lei era madre di cinque figli. Aveva avuto una vita difficile, dura. Era stata vittima di violenze e di un tentato femminicidio. Due anni fa l’ex fidanzato, Giuseppe Micillo, le aveva chiesto per l’ennesima volta di tornare insieme.

Quando si era rifiutata, lui le aveva sparato un colpo di pistola alla testa. Samantha era sopravvissuta per miracolo. Erano stati però lunghi mesi di sofferenza e di riabilitazione. Finalmente, da tempo Samantha si sentiva più serena. Aveva conosciuto Antonio, era nata una bella famiglia allargata, lontana da Napoli e dai ricordi più bui. Aveva poi deciso di sottoporsi a quel trattamento al seno, niente di troppo invasivo.

Secondo il racconto di Antonio, Samantha aveva trovato sul Web il numero di Pamela Andress, di origini sudamericane, che si qualificava come estetista che però, si scoprirà, estetista non era. L’appuntamento era per giovedì 21, alle 13, a casa di Samantha e Antonio. Ha spiegato il signor Bevilacqua alla polizia: «Stavo cucinando, sono entrato quattro volte in camera dove si erano sistemate mia moglie e la signora.

A un certo punto quella donna mi ha chiesto di tagliare a metà una bottiglia perché doveva metterci il silicone». Antonio era preoccupato: «Sono tornato in cucina, ma sentivo che qualcosa non andava, poi Samantha mi ha chiamato: “Tony, non sto bene!”, diceva. Sono entrato in camera e mi hanno fatto impressione le siringhe che vedevo, tutte infilate sotto il seno, tanto che a destra mia moglie era parecchio gonfia. Ho chiesto a quella signora cosa avesse iniettato e lei mi ha risposto: “Nulla, un anestetico”».

Quando Samantha ha iniziato a sentirsi male, Pamela Andress ha preso tutte le sue cose e se n’è andata. «Ha detto che doveva fare una telefonata ed è sparita», ricorda Antonio. I legali di Pamela Andress, Francesco Andriulli e Guido Guida, dicono che la donna non è scappata ma che si è allontanata solo una volta chiamata l’ambulanza. E che quando ha letto su Internet che Samantha era morta si è costituita a Cento, dove vive il suo compagno.

Rilasciata, ora è indagata a piede libero. Secondo gli avvocati non era ancora stato pattuito un compenso, anche se in realtà agli investigatori risulta che, per il trattamento, la finta estetista avesse chiesto 1.200 euro. Pamela Andress in realtà è un’organizzatrice di eventi. Ha raccontato alla polizia che conosceva Samantha Migliore da tempo, che avevano simpatizzato perché entrambe di Napoli. Ha pure detto che aveva praticato alla donna un trattamento simile già tempo fa.

Adesso è indagata per esercizio abusivo della professione, omissione di soccorso e morte in conseguenza di altro reato. Solo l’autopsia chiarirà quale sia la sostanza iniettata nel corpo di Samantha e cosa esattamente abbia causato il decesso. Dice a Gente il chirurgo plastico Pietro Lorenzetti: «Anche se questa signora fosse stata una vera estetista, non cambiava nulla: solo un medico, e nello specifico, un chirurgo plastico, è abilitato a eseguire trattamenti di tale sorta.

E oltretutto devono essere sempre fatti in una struttura adeguata. Bisogna fuggire a gambe levate quando propongono interventi così a casa, dove non possono essere rispettate le normali cautele in termini sanitari e di sicurezza ». C’è pure altro, però. Continua Lorenzetti: «Sembra che a Samantha sia stato iniettato silicone liquido, sostanza vietata dal 1992. Ha un costo bassissimo, per questo c’è chi si fa attirare da coloro che offrono questo tipo di trattamenti. Ma il silicone liquido è stato vietato perché fa malissimo, è dannoso e pericoloso».

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