Selvaggia Lucarelli replica al ristoratore di Venezia: ”Solo falsità”

Selvaggia Lucarelli e sempre più spesso al centro del dibattitto e delle polemiche su diversi argomenti, sembra proprio che non riesca a stare un pochino calma. In questi ultimi giorni è apparsa in rete una foto che la vede nella città di Venezia dove la donna è stata per salutare l’anno vecchio. Questa foto porta con sé moltissime polemiche che Selvaggia Lucarelli è stata costretta a dare spiegazioni ad un ristoratore della bellissima città sulla laguna.

Cos’è successo a Selvaggia Lucarelli a Venezia

Selvaggia Lucarelli, come abbiamo detto in precedenza ha passato l’ultimo dell’anno Venezia. Stando a quanto detto dalla Lucarelli, il ristoratore in questione faceva entrare i clienti nel suo locale senza chiedere il Green Pass e per questo motivo il ristorante non risponde alle sue esigenze.

L’osservazione sarebbe già di per sé piuttosto ridicola, se non ci fosse un ulteriore particolare, che il ristoratore smemorato ha evidentemente rimosso: sia io che il mio accompagnatore abbiamo raccontato sulle nostre pagine social sia il pranzo – facendo il nome del ristorante e postando delle immagini – che l’avvenuta richiesta del green pass. Non solo.

Le nostre storie sono state ripostate sull’account del ristorante e siamo stati ringraziati privatamente dal locale stesso, come da foto allegate. Mi stupisce dunque questa lettera che non racconta solo il falso, ma addossa goffamente il problema sul cliente sfortunato (!) anziché sui colleghi ristoratori che non chiedono il green pass, danneggiando la salute dei clienti e la reputazione della categoria. Una difesa corporativa che fa acqua da tutte le parti, ben più di Venezia stessa in una giornata d’ acqua alta.

Infine – e questa è forse una delle questioni più odiose – in tanti anni di frequentazione di ristoranti in tutto il paese non mi era mai capitato di subire una invadenza nella mia privacy di così (basso) livello. Quando scelgo un ristorante, do per scontato che il mio trovarmi lì, la mia compagnia, le mie scelte alimentari, le preferenze sul vino siano fatti miei, che rimarranno tali. Scelgo io come e cosa dire, nel caso.

Il signor Mozzato del Chat Qui Rit, del tutto estraneo alla polemica di questi giorni, ha pensato bene di inviare una lettera al Gazzettino riferendo particolari sulla mia cena, addirittura tutto il menù e la scelta del vino al calice, riferendo pure le mie osservazioni sul locale e la carta dei vini.

Il tutto, dice, per difendere la categoria dei ristoratori veneziani. Beh. Mi viene da dire che se questo riferire cose non vere a un giornale e calpestare la privacy dei suoi clienti è l’accoglienza di cui parla, preferisco il già narrato cenone con i russi e i due tortelli nel piatto. Che poi, a dirla tutta, nel suo ristorante i microplin al tartufo nel piatto erano sette, alla modica cifra di 37 euro. Questo l’avevo taciuto, in effetti, ma stranamente il ristoratore non se ne è lamentato».

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