Silvia, vittima di stalking da parte dell’ex fidanzato: “150 chiamate al giorno, mi ammazzava di botte”

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Silvia si descrive come vittima di stalking, raccontando di essere stata perseguitata giorno e notte, di non essere riuscita a trovare un lavoro a causa del suo ex e di essere stata picchiata al punto da credere di poter morire. Dopo aver lanciato una petizione su chance.org per chiedere che le donne non siano lasciate sole quando i loro molestatori escono di prigione, racconta la sua storia.

Silvia, che vive a Latina, non riesce più a condurre la stessa vita da quando il suo ex fidanzato, un tossicodipendente, la perseguita da tempo. Ha preso a pugni suo fratello, l’ha minacciata di morte, l’ha seguita al lavoro, le ha telefonato più di 100 volte al giorno e ha fatto arrabbiare il suo nuovo compagno. I suoi nuovi datori di lavoro l’hanno licenziata dopo che il suo ex si è presentato e le ha urlato contro. Il suo problema attuale è la figlia di 11 anni, che sta pensando di trasferire in un altro luogo per trovare un ambiente più tranquillo.

“Lui ha problemi mentali che si sono acuiti con la tossicodipendenza, deve essere curato – spiega Silvia – Polizia e carabinieri sono intervenuti varie volte ma a lui non interessa nulla, né delle denunce né dei divieti di avvicinamento. Ora è in carcere, ma per quanto? Ho paura che quando uscirà tornerà a perseguitarmi, e che una volta o l’altra riuscirà ad ammazzarmi”.

Nel 2016, Silvia ha riallacciato i rapporti con il suo ex, che poco dopo è entrato a San Patrignano, un centro per il trattamento delle tossicodipendenze. Un anno dopo, però, ha deciso di abbandonare i suoi sforzi di recupero.

“L’ho accolto a braccia aperte perché pensavo di poterlo salvare, ero innamorata persa – continua la ragazza – All’inizio era tutto perfetto, ma poi ha cominciato a drogarsi di nuovo. E nel 2019 sono cominciate le botte”.

Inizialmente Silvia non è andata al pronto soccorso. “Non volevo lo arrestassero, e poi avevo paura si potesse incattivire nel caso lo avessi denunciato. Nel 2021 non ce l’ho più fatta e l’ho lasciato, ma ha cominciato a perseguitarmi”. L’incubo era solo all’inizio. “Si presentava sotto casa dei miei genitori alle 4 del mattino, mi seguiva varie volte dove lavoravo, entrava con un coltello e minacciava di uccidersi. Varie volte sono intervenuti polizia e carabinieri, l’ho denunciato e ho ottenuto il divieto di avvicinamento, ma non ha mai smesso di tormentarmi”.

“Creava profili falsi su Facebook per controllare me, i miei amici, la mia famiglia. Diceva che avrebbe ammazzato me e il mio compagno, poi mi inviava foto in cui si tagliava le braccia”. Silvia non rispondeva mai a questi messaggi. Ma un giorno è avvenuto un episodio allarmante. “Mi ha chiamata dicendo che si sarebbe dato fuoco davanti a me. Ho avvertito la sorella, che però mi ha detto di non dare peso alle sue parole. Sono uscita di casa e poco dopo ho visto i pompieri correre in direzione della mia abitazione. Era arrivato davanti casa mia con l’auto della sorella, e l’aveva incendiata”.

Mesi passati in questo modo, con il terrore di uscire di casa. Fino a che un giorno l’ex di Silvia chiama il fratello per dirgli che si sarebbe ucciso se la ragazza non avesse parlato con lui.

“Adriano lo ha ignorato. La sera stessa mi ha chiamato dicendomi ‘sto venendo ad ammazzare tuo fratello‘, ma non gli ho creduto. Sono uscita per andare al tabaccaio, ma quando sono scesa dalla macchina l’ho visto correre verso di me. Sono risalita subito e ho bloccato le portiere, e mi sono nascosta in un garage. Nel frattempo continuava a chiamarmi dicendomi di tornare a casa. Fino a che mi ha telefonato mia madre, sentivo delle urla, sono tornata verso la mia abitazione e l’ho visto mentre picchiava mio fratello”.




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