Silvio Berlusconi e Marta Fascina con la fidanzata ed il Monza ha fatto centro

Quel diavolo di un Silvio Berlusconi! A 85 anni suonati manifesta ancora il desiderio di innamorarsi e di amare nonché quello di giocare. Entrambe queste passioni l’essere umano smarrisce – ahinoi – troppo precocemente, e forse per questo invecchia, ma il Cavaliere è sempre lì, pure quando i giornali lo hanno dato (e in tanti ci speravano) quasi per morto, dopo operazioni, ricoveri, malattie, sparizioni, ecco che torna sulla scena, puntualmente più in forma che mai, più figo che mai, più elegante che mai, per ricordarci che forse no, forse non è un comune mortale.

Un comune mortale, ad esempio, dopo una o due delusioni in affari affettivi, cosa fa? Ovvio, smette di credere nell’amore, si sigilla in se stesso per non farsi fregare mai più. Invece Silvio non solamente seguita a confidare nel dio Eros, ma addirittura, nonostante i divorzi milionari che hanno aggredito il suo patrimonio, egli confida nel matrimonio, così tanto che ha sposato la fascinosa Fascina, una fanciulla che si veste come mia nonna (anzi no, forse mia nonna negli anni Venti era un po’ più giovanile) ma che anagraficamente, così pare, abbia 32 anni. Stupefacente! Vi dirò che, quando mi capitano sotto gli occhi fotografie di questa coppia, ho difficoltà a convincermi che Marta sia trentenne e Silvio ottantenne.

Non dico che ho l’impressione che sia l’esatto contrario, però poco ci manca. Tuttavia mi rincresce che Fascina riceva commenti sgradevoli riguardo i suoi sentimenti, di cui ostinatamente si dubita.

Trovo che sia indice di grave arroganza oltre che di stupidità discettare dei sentimenti altrui, poiché solamente la persona che li prova, o non li prova, può conoscere quanto si agita nel suo cuore. Io non metto in dubbio che la signora nutra un reale amore nei confronti del suo Silvio, il quale, del resto, possiede un certo carisma, numerosi pregi, personalità eclettica e un entusiasmo trascinante che anche Indro Montanelli definiva “contagioso”.

A proposito, sfatiamo un mito della sinistra. Montanelli non odiava Berlusconi, anzi gli era profondamente grato e gli voleva così bene che gli consigliò di tenersi alla larga dalla politica. Se solo Silvio lo avesse ascoltato, si sarebbe risparmiato decenni di persecuzioni.

Invece il Cavaliere, che ascolta esclusivamente se stesso, se n’è infischiato e si è lanciato nell’agone politico, dove intende continuare a sguazzare finché morte non li separi, lui e la politica, appunto. Ecco cosa scrisse Indro riguardo Silvio su il Giornale del 12 dicembre 1993: «Gli dissi che comunque, secondo me, lui avrebbe meglio aiutato le forze di centro mettendo a loro disposizione le sue enormi energie e capacità organizzative che non assumendone di persona la regia. Il gioco politico, gli dissi, richiede due qualità di cui lui è totalmente sprovvisto: la doppiezza e il cinismo».

E ancora: «C’è un piccolo particolare che voglio riferire a chiarimento dei miei rapporti con l’uomo Berlusconi ed a smentita di tanti pettegolezzi che vi si ricamano intorno… Sulla porta mi disse: “Allora, nemici?”. “Nemici mai. Fratelli separati”. E tali saremo». Fu io in quegli stessi giorni a suggerire a Berlusconi di porsi a capo di Forza Italia, in quanto egli mi appariva essere il soggetto più adatto oltre che più amato dagli italiani, cosa che dimostravano i sondaggi.

E non penso, in verità, che costui abbia sbagliato. Se non altro poiché egli ha prestato ascolto al suo istinto, ossia al cuore. Lo stesso istinto che ora, vicino ai novanta, lo ha indotto a dedicarsi pure a un altro gioco, quello del calcio, e quindi ad acquistare il Monza, una minuscola squadra di infima serie sulla quale nessuno avrebbe scommesso un soldo e che egli ha condotto in un baleno in serie A. Tutto quello che Silvio tocca diventa oro.

Come un vecchio gatto che ancora ama prendere a zampate il gomitolo divertendosi da matti, così Berlusconi gioca con le donne, in politica e a calcio. In questo caso, “giocare” non è affatto adoperato come sinonimo di “prendersi gioco di”. Tutt’altro. Siamo noi che ci prendiamo gioco di Silvio, poiché – scemi come siamo – non abbiamo ancora capito quanto egli, con quel sorriso sempre stampato, faccia sul serio. Sul serio proprio.

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