Vitali Klitschko chi è il sindaco di Kiev

Rimande l’uomo d’acciaio dell’Ucraina invasa dai russi. Trasmette una sensazione di forza e resistenza inaudite, la stessa che Vitalij Klitschko trasmetteva ai suoi avversari quando li incontrava sul ring e nove volte su dieci finivano al tappeto.

Colosso ucraino di due metri e zerouno per centoquattordici chili di muscoli, dopo aver appeso i guantoni al chiodo nel 2013, ha intrapreso una carriera politica interessante, che lo ha portato a diventare il sindaco della capitale Kiev.

Non un sindaco qualsiasi, ma il sindaco in uno dei momenti più difficili della storia dell’Ucraina, quello dell’invasione russa e della resistenza. Infatti, il cinquantenne primo cittadino non si è fatto pregare e, con la forza e la caparbietà che lo ha sempre contraddistinto quando tirava di boxe, ha imbracciato le armi, vestito la mimetica e sceso sul campo per difendere la patria.

Al suo fianco, anche il fratello Wladimir di cinque anni più giovane, anche lui ex-pugile di levatura internazionale e anche lui un armadio: centonovantotto centimetri per centonove chili. I due pesi massimi sono scesi in campo e sono entrambi portatori di un messaggio potente per la popolazione, che sicuramente vedrà nelle due bandiere nazionali delle figure di altissimo profilo pronte a battersi per la propria nazione.

Ma non solo muscoli. Vitalij Klitschko è uomo di sostanza e non si ferma all’apparenza da uomo d’acciaio, non a caso lo chiamano Dr. Ironfist (Dottor Pugno di ferro). Nonostante la brillante carriera sul ring, che lo ha portato a diventare campione del mondo dei pesi massimi WBO e WBC, il sindaco di Kiev ha trovato anche il tempo non solo per conseguire nel 1996 la laurea presso l’Istituto Pedagogico Perejaslav-Chmel’nyc’kyj, e il 29 febbraio 2000 ha conseguito il PhD (dottorato di ricerca) in scienze sportive a Kiev con una tesi dal titolo Talento e sponsorizzazione nello sport.

E di talento Vitalij ne ha sempre dimostrato tanto: ha costruito la sua fama grazie alla potenza dei suoi pugni e alla sua mascella di granito. L’esercito russo si è trovato davanti un combattente che durante il corso della sua carriera professionistica non è mai andato al tappeto e che annovera come sue uniche sconfitte due interruzioni giunte per decisioni: la prima per un infortunio alla spalla e la seconda per una profonda ferita al viso. Insomma, per battere Vitalij bisognava abbatterlo.

La sua boxe era simbolo di determinazione e volontà, oltre che di classe e forza, tanto da chiudere la carriera con una impressionante percentuale di KO, pari all’87,23%, che è stata la terza più alta nella storia dei pesi massimi dietro a Rocky Marciano e Deontay Wilder. Vitalij, però, è anche uomo con grande senso civile e della famiglia. Dal 1996 è sposato con Natalija Egorova, che gli ha dato tre figliMax, Elizabeth-Victoria e Yegor-Daniel.

Dunque, una figura solida per gli abitanti di Kiev e di tutta l’Ucraina, che si scontra, invece, con la figura smunta e molto più politica del suo omologo russo. Sergej Semënovi Sobjanin è un figlio dell’apparato del Partito Comunista Sovietico, laureato, ma anche operaio in fabbrica, che ha fatto poi carriera politica all’interno del partito e scalato le gerarchie fino a raggiungere l’ambito incarico di Sindaco di Mosca. Se avessimo dovuto fare un confronto, avremmo potuto dire che l’Ucraina poteva dormire sonni tranquilli, ma sulla guerra e sulle intenzioni non si può né si deve schezare.

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