Edwige Fenech alla prima del film di Pupi Avati torna al cinema



Con il tailleur rosa e le scarpe da ginnastica Edwige Fenech sembra una ragazza. L’indimenticabile sogno erotico degli italiani si presenta con un sorriso timido e poi snocciola i ricordi legati al nostro giornale, che negli anni le ha dedicato diverse copertine: «Che avevano un gran successo!», esclama.



Proprio come i suoi film. Negli Anni 70 e 80 le pellicole con la Fenech ottenevano risultati clamorosi con quei titoli allusivi che, scopriamo con sorpresa in questa intervista, la facevano vergognare. Fino al ritiro dal cinema proprio all’apice della fama; poi la carriera da conduttrice in tv e come produttrice, i ruoli nelle fiction, il teatro e recentemente qualche cameo sul grande schermo. Oggi il grande ritorno, grazie al regista Pupi Avati, che l’ha voluta nel nuovo film La quattordicesima domenica del tempo ordinario, in sala in questi giorni.

Non la vedevamo da un po’… «Questo ritorno inatteso è un vero regalo della vita. Quasi un risarcimento: forse sono troppo orgogliosa, ma ho fatto una splendida carriera, film commerciali, gialli, commedie e anche pellicole d’autore. A un certo punto mi ero stancata dei ruoli che mi proponevano e mi sono fatta da parte. Mi sono messa a produrre per le donne, sperando che facessero meno fatica di quella che ho fatto io». È stata dura? «Molto, quando hai successo con un genere è difficile accedere a un altro e in quei momenti di passaggio ho sofferto.

I produttori tendono a catalogarti. Prima facevo i thriller, poi la commedia sexy». Ebbe così tanto successo che la chiamò Hollywood. «Sì, ma a 22 anni ero già mamma e non sono il tipo da lasciare la famiglia, perciò dissi di no: i miei cari sono la mia ancora». Anche adesso? «Certo, vivo a Lisbona con mia mamma, che a 95 anni ha ancora una pelle straordinaria, mio figlio Edwin e i miei nipotini Asia, di 10 anni, e Gabriel, di 3. Amo fare la nonna, li porto ai giardinetti, allo zoo, all’acquario.

Ho scelto il Portogallo per aprire un nuovo capitolo e perché la gente lì è molto discreta: nessuno ti chiede l’autografo per strada. Molte star lo scelgono per questo». L’attesa è stata ripagata. «Desideravo da sempre poter invecchiare insieme ai miei ruoli e nel film di Pupi mi hanno anche trasformato: capelli neri, atteggiamento rigido, costumi scuri. Grazie a lui ho ritrovato fiducia in me stessa come attrice». Temeva di non essere più capace? «Ho dubbi e insicurezze come ogni persona. A un certo punto ho pensato di aver sbagliato tutto: ho fatto ruoli di ogni genere, anche drammatici, come nella fiction Il coraggio di Anna (del 1992, ndr), che ricevette giudizi fantastici.

Ma questi ultimi ruoli più intensi non ebbero seguito, perciò pensai che forse le critiche si erano sbagliate e decisi di ritirarmi». Ha dei rimpianti? «No e mi seccherebbe molto averne. Per la mia timidezza non volevo fare la tv e nemmeno il teatro, ma alla fine mi davo da sola un calcio nel sedere e accettavo. In compenso, come tutti, ho commesso degli errori. Non mi do colpe però: è andata così». Per una donna della sua bellezza è difficile invecchiare? «Non direi. Non ho mai dato importanza alla bellezza: mi sono sempre guardata poco allo specchio ». Non ci credo. «Sono un animale strano. Da ragazza non mi amavo, le altre attrici mi sembravano tutte più belle di me». La prima volta che si è rivista nuda sullo schermo? «È stato un grande dolore: come ho detto, sono molto timida». Come ci riusciva allora?

«Perché quel personaggio non ero io. Mi dà fastidio essere scrutata, infatti non mi metto in costume da bagno da almeno trent’anni. Molti film non li ho nemmeno mai guardati. Oggi ci riesco un po’ perché vedo un’altra persona e la giudico meglio, la trovo pure carina. Allora mi sentivo orribile e poi quei titoli allusivi m davano proprio fastidio». Ma lei stava con il produttore Luciano Martino, che li sceglieva! «Sì, e mi arrabbiavo moltissimo, ma gli affari venivano prima di tutto.

Aveva ragione lui, perché incassavano molto». Giovannona Coscialunga ha compiuto 50 anni. Cosa ricorda? «Pippo Franco e poi quel titolo che per me era scandaloso! Ma ora non mi fa più nessun effetto, perché il film è divertente». Come mai non ha voluto rivelare chi è il papà di suo figlio? «Perché rispetto il volere del padre, che non vuole essere nominato. Mio figlio naturalmente sa chi è». In amore è stata fortunata? «Direi di sì, con alti e bassi, ho attraversato la vita, che è piena di ostacoli. Luca di Montezemolo, con cui ho trascorso 18 anni, è ancora una delle persone più importanti della mia vita: è uno di famiglia».

Ora ha un compagno? «No, e non mi manca. Ho tanti corteggiatori, ma preferisco essere amica piuttosto che amante. Comunque mai dire mai: se mi hanno chiamata a 74 anni per fare un film, potrebbe pure arrivare l’amore, anche se mi pare difficile. Mi rimane troppo poco tempo da dedicare alla scoperta di un’altra persona. L’inizio di una relazione è impegnativo, non sai mai chi hai davvero di fronte». Se la chiamassero a Hollywood oggi ci andrebbe? «Certo. Lì ci sono tante opportunità per le attrici della mia età. Guarda Michelle Yeoh e Jamie Lee Curtis che hanno vinto l’Oscar quest’anno». Fanno film di genere e sono over sessanta. «Giusto: viva le attrici commerciali che finalmente vincono i premi! ».



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