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Addio a Erminia Manfredi, vedova di Nino, morta nella capitale a 94 anni



Erminia Manfredi è morta a Roma a novantaquattro anni, a due giorni dal suo novantacinquesimo compleanno. Ex indossatrice, scenografa e costumista, la donna era conosciuta anche come vedova di Nino Manfredi. La notizia della scomparsa è stata diffusa sui canali social dal figlio Luca, che le ha dedicato un messaggio affettuoso e un primo piano fotografico per ricordarla pubblicamente. Nella giornata di lunedì due novembre duemilaventisei, Luca Manfredi ha annunciato la morte della madre con parole toccanti e cariche di affetto profondo.



Nel suo messaggio ha scritto testualmente: “Ciao grande ‘Minia’, moglie, madre e donna straordinaria. Sarai sempre nel nostro cuore”. Il saluto del figlio ha così accompagnato l’annuncio della scomparsa, avvenuta nella capitale poco prima della ricorrenza del compleanno che sarebbe caduto il quattro novembre. Nata a Taormina il quattro novembre millenovecentotrentuno, Erminia Ferrari ha trascorso l’infanzia tra la Libia e l’Etiopia prima di trasferirsi a Roma nel millenovecentocinquanta per lavorare come indossatrice nella nota maison di Roberto Capucci.

Nel millenovecentocinquantacinque ha sposato l’attore Nino Manfredi, e dalla loro unione sono nati i tre figli Roberta, Luca e Giovanna. La sua esistenza è rimasta a lungo intrecciata con quella del celebre interprete della commedia all’italiana, al quale è stata accanto per quasi cinquant’anni con dedizione assoluta. Dopo una pausa dalle passerelle interamente dedicata alla crescita dei figli, Erminia Manfredi ha intrapreso un percorso professionale nel mondo del cinema, lavorando dietro le quinte come costumista e scenografa in diverse produzioni importanti.

Nel corso degli anni Settanta e Ottanta ha curato gli abiti di pellicole cinematografiche molto note, tra cui Il giocattolo, Café Express, Nudo di donna e Spaghetti House, confermando una presenza costante nel settore. Il suo contributo professionale è rimasto legato a un lavoro discreto ma costante dietro le quinte. Dopo la scomparsa del marito, avvenuta nel duemilaquattro al termine di un lungo ricovero ospedaliero, la donna ha orientato il proprio impegno anche sul piano civile.

È diventata presidente onoraria dell’associazione Viva la Vita, promuovendo campagne di sensibilizzazione e sostegno per l’assistenza alle persone affette da Sla e da malattie neurodegenerative. In parallelo ha seguito la memoria artistica di Nino Manfredi, collaborando alla rassegna omaggio e fornendo spunti preziosi per il film biografico In arte Nino, diretto dal figlio Luca Manfredi, nel quale il suo personaggio è stato interpretato da Miriam Leone. Questa intensa attività pubblica ha consolidato ulteriormente il suo ruolo autonomo nella cultura italiana, attraversando quasi un secolo di storia nazionale.

Il ricordo e il percorso di una vita

La figura di Erminia Manfredi ha rappresentato molto di più di quella di una semplice compagna legata a un grande nome dello spettacolo Italiano. Modella, costumista e scenografa, aveva conosciuto il mondo dello spettacolo da una posizione privilegiata ma mai subordinata, comprendendone a fondo i meccanismi, le fatiche, le vanità e le necessità quotidiane. Aveva saputo tracciare una propria strada professionale ben definita, prima di scegliere di dedicare gran parte della sua vita alla famiglia e al sodalizio umano e artistico con Nino Manfredi.

E, quando il marito morì nel duemilaquattro, aveva saputo trasformare il dolore privato in un impegno pubblico di primissimo piano, diventando una voce attenta, partecipe e combattiva accanto alle persone colpite da malattie gravemente invalidanti. L’annuncio della sua scomparsa ha suscitato profondo cordoglio nel mondo del cinema, del teatro e della cultura italiana, raccogliendo l’abbraccio ideale di quanti ne avevano apprezzato la forza d’animo, la discrezione e la costante attenzione verso i più deboli.

Il post pubblicato da Luca Manfredi sui propri canali social ha raccolto in poche ore numerosi messaggi di condoglianze e di vicendola da parte di ammiratori, colleghi e rappresentanti delle istituzioni, tutti uniti nel ricordare la figura di una donna che ha saputo lasciare un segno indelebile nella cronaca e nella storia del costume del nostro paese. Le esequie e i successivi momenti di ricordo pubblico si inseriscono in questo clima di affetto collettivo, suggellando una vita interamente dedicata all’arte, alla famiglia e alla solidarietà sociale.

La sua scomparsa segna la fine di un’epoca per il cinema Italiano e per la memoria di una stagione irripetibile dello spettacolo nazionale. Molti colleghi e critici hanno sottolineato come la sua figura abbia saputo unire eleganza d’altri tempi e straordinario pragmatismo quotidiano. La redazione e il mondo culturale intero continuano a ricordarla con affetto e rispetto profondo per tutto ciò che ha donato alla collettività e ai suoi cari nel corso della sua lunga e intensa esistenza terrena, conclusasi nella sua amata e splendida Roma capitale.



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