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Alle Paralimpiadi parte l’inno russo, la reazione di Calenda scatena l’ironia



Il ritorno dell’inno nazionale russo ai Giochi Paralimpici ha suscitato reazioni accese.



Di seguito si riporta il comunicato ufficiale di Azione, il partito guidato da Carlo Calenda, che esprime forte disappunto per la decisione.

L’inno nazionale russo è stato eseguito durante la cerimonia di apertura dei Giochi Paralimpici.

A Milano-Cortina discussione su rientro di atleti russi e divise ucraine. L’IPC vieta una mappa sulle uniformi, definita “propaganda politica”.

Un post circolato nelle ultime ore sui social ha riacceso il dibattito sulle regole di partecipazione e rappresentazione nazionale negli eventi paralimpici legati a Milano-Cortina, mettendo a confronto due decisioni attribuite al Comitato Paralimpico Internazionale (IPC): da un lato la riammissione di atleti russi tramite wild card dopo anni di esclusioni, dall’altro il divieto per la delegazione ucraina di indossare divise ufficiali da cerimonia con una mappa dell’Ucraina nei confini del 1991.

Secondo il testo condiviso online, “A Milano-Cortina è appena sventolata per la prima volta dopo 12 anni la Bandiera russa su un podio. è successo grazie alla Wild card concessa agli atleti russi dopo anni di esclusioni per doping e dopo l’invasione dell’Ucraina.” L’autore del post collega quindi l’immagine della bandiera al ritorno di atleti russi in competizioni da cui erano stati esclusi, citando come motivazioni sia precedenti vicende legate al doping sia il contesto geopolitico successivo all’invasione dell’Ucraina.

Nel medesimo contenuto viene evidenziato, in contrapposizione, un provvedimento riferito all’IPC: “Peccato che lo stesso Comitato Paralimpico Internazionale abbia invece vietato agli atleti ucraini di scendere in campo con una divisa che rappresentava i confini del loro Paese.” La contestazione riguarda in particolare un abbigliamento da cerimonia che, sempre secondo la ricostruzione riportata nel post, includeva la mappa completa dell’Ucraina, con Crimea e Donbass.

Il nodo, in questa versione, sta nel diverso trattamento riservato ai simboli: “Il Paese aggressore può tornare a cantare il proprio inno. Il Paese aggredito non può nemmeno mostrare i propri confini.” Nella stessa sequenza, l’autore aggiunge che “Gli atleti meritano rispetto ma questa non può e non deve essere chiamata “neutralità”.” La conclusione, formulata come giudizio nel post, è lapidaria: “È ipocrisia.”

All’interno dello stesso testo, però, viene fornito un elemento di contesto ulteriore che precisa la cornice regolamentare applicata alle uniformi e, al tempo stesso, descrive le condizioni di partecipazione di russi e bielorussi. L’autore scrive infatti: “Per completezza d’informazione ecco a cosa si riferisce il propagandista Calenda”. Nel passaggio successivo si afferma che “Il Comitato Paralimpico Internazionale (IPC) ha vietato alla delegazione ucraina di indossare le proprie divise ufficiali da cerimonia perché presentano una mappa completa dell’Ucraina.”

La motivazione indicata nel post è questa: “Motivazione del divieto: L’IPC ha classificato la mappa come “propaganda politica”.” Viene poi richiamato un principio generale: “Secondo il regolamento, sono vietati messaggi pubblici, politici o slogan legati all’identità nazionale sulle uniformi; la mappa del paese, includendo territori contesi come la Crimea e il Donbass (nei confini del 1991), è stata ritenuta una violazione di tale norma.”

Nello stesso riepilogo, l’autore colloca la decisione in un clima di tensione, sostenendo che l’IPC abbia consentito la partecipazione di russi e bielorussi in forma “neutrale”: “Contesto: La decisione è arrivata in un clima di forte tensione, poiché agli atleti russi e bielorussi è stato permesso di partecipare come atleti neutrali (senza bandiera o inno), scatenando le proteste di Kiev e minacce di boicottaggio da parte di altre nazioni come la Germania e la Francia”.

Nel confronto tra i passaggi del post emergono dunque due piani: da un lato la rappresentazione, attribuita alla cronaca di podio, del ritorno visibile di simboli russi; dall’altro l’indicazione che, sul piano formale, la partecipazione di atleti russi e bielorussi sarebbe stata consentita a condizioni di neutralità, “senza bandiera o inno”. La stessa fonte social, quindi, accosta un’interpretazione politica dell’evento a una descrizione regolamentare che richiama le limitazioni previste per i messaggi sulle divise.



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