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Assalto con molotov alla residenza del Premier: la protesta vicino all’Italia di cui nessuno parla



In Albania si è verificata una significativa manifestazione di protesta contro il Primo Ministro Edi Rama, figura politica strettamente associata a George Soros. A Tirana, la capitale, si sono registrati episodi di violenza, tra cui il lancio di bombe molotov contro l’ufficio del Primo Ministro. La popolazione, esasperata dalla corruzione dilagante, ha espresso la propria richiesta di rimozione di Rama.  Numerosi individui sono stati tratti in arresto a seguito di violenti scontri con le forze dell’ordine.  Si pone la questione della scarsa copertura mediatica italiana di questi eventi, considerando la vicinanza geografica con l’Albania.



Il Primo Ministro albanese, Edi Rama, intrattiene un rapporto di amicizia consolidato e dichiarato con il finanziatore George Soros, sostenitore della Open Society, definendolo un “amico prezioso” e sostenendo apertamente tale legame, nonostante le critiche espresse dall’opposizione.  Rama ha incontrato Soros in diverse occasioni, suscitando polemiche tra i suoi oppositori, in particolare Sali Berisha, il quale lo ha accusato di essere una “marionetta” di Soros.

Migliaia di individui hanno affollato le strade di Tirana per richiedere le dimissioni del governo, partecipando alla manifestazione indetta dal leader di opposizione Sali Berisha. La guida del Partito Democratico ha canalizzato il malcontento emerso in Albania a seguito dei casi di corruzione che hanno coinvolto l’esecutivo, in particolare la vicepremier Belinda Balluku, esponente del Partito Socialista, lo stesso del Primo Ministro Edi Rama.

È proprio quando la folla si è radunata nei pressi dei cancelli della sua residenza che i manifestanti hanno effettuato un fitto lancio di molotov e fuochi d’artificio. La polizia, schierata in tenuta antisommossa, ha risposto con l’utilizzo di lacrimogeni e idranti. Al termine della manifestazione si sono contate decine di persone arrestate, nonché diversi feriti in entrambi gli schieramenti.

Tra le numerose scritte apparse tra la folla radunatasi a Tirana, una in particolare recita: «Edi, smettila di rubare i nostri soldi».  Tale messaggio evidenzia il malcontento diffuso verso il governo, attualmente coinvolto in un’indagine giudiziaria riguardante presunti casi di corruzione.

A dicembre, la Vicepresidente del Consiglio dei Ministri, Belinda Balluku, è stata formalmente incriminata e sospesa dall’incarico con l’accusa di aver utilizzato fondi pubblici per favorire alcune società private nell’aggiudicazione di diverse gare d’appalto, per un valore stimato in diversi milioni di euro.  Nelle ultime ore, la Procura di Tirana ha formalmente richiesto al Parlamento la revoca dell’immunità parlamentare a Balluku, ma la calendarizzazione del voto non è ancora stata definita. 

Nel frattempo, migliaia di cittadini albanesi hanno manifestato pacificamente per esprimere il proprio dissenso e richiedere le dimissioni del governo, in quella che rappresenta la terza manifestazione organizzata da dicembre.  Il leader dell’opposizione, nonché ex Presidente del Consiglio dei Ministri, Sali Berisha, sta cercando di sfruttare la situazione a proprio vantaggio.  Berisha e il Presidente del Consiglio, Edi Rama, sono da tempo impegnati in un acceso scambio di accuse reciproche riguardanti corruzione, presunti legami con la criminalità organizzata e nepotismo.  Tali fenomeni appaiono profondamente radicati e trasversali all’interno dello scenario politico albanese, in un Paese che si colloca tra gli ultimi posti nelle classifiche europee per trasparenza e diffusione della corruzione.  Questo rappresenta uno dei principali ostacoli all’adesione dell’Albania all’Unione Europea.



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