Un grave scandalo ha colpito la Polizia di Stato con l’arresto di tre agenti del commissariato Salario-Parioli a Roma, accusati di far parte di un’associazione a delinquere impegnata nel narcotraffico e nello spaccio di stupefacenti. I tre poliziotti, identificati come Danilo Barberi, Dario Scascitelli e Matteo Vita, sono stati posti in custodia cautelare dalla giudice per le indagini preliminari Alessandra Boffi. Le indagini rivelano un quadro inquietante in cui i membri delle forze dell’ordine avrebbero sfruttato la loro posizione per favorire un gruppo criminale guidato da Guerino Primavera, cedendo parte della droga sequestrata e fornendo informazioni riservate su controlli futuri.
Secondo quanto emerso, Danilo Barberi, nato nel 1974 e considerato il leader del gruppo, avrebbe avuto un ruolo cruciale nell’organizzazione criminale. Insieme a Primavera, sarebbe stato identificato come “promotore e organizzatore” dell’associazione, che prosperava grazie a uno scambio proficuo di informazioni e risorse. Primavera forniva notizie sui traffici di cocaina, mentre Barberi dirigeva le operazioni dei suoi colleghi, organizzando interventi di polizia che portavano alla sottrazione di stupefacenti. Questi ultimi venivano successivamente immessi nel mercato illegale.
Le indagini, condotte dalla Direzione Investigativa Antimafia con il supporto della Questura di Roma e dei reparti dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, sono iniziate nel giugno 2024 e si sono concentrate su tre episodi specifici avvenuti il 27 luglio, il 12 settembre e il 7 ottobre dello stesso anno. Durante queste operazioni, gli agenti avrebbero dimostrato una condotta criminale evidente: Primavera e il suo socio Francesco Paolo Barravecchia segnalavano trasporti di cocaina ai poliziotti compiacenti, i quali, a loro volta, effettuavano sequestri parziali, sottraendo la restante droga e redigendo verbali falsi per giustificare le operazioni.
Dai sequestri effettuati, gli agenti avrebbero accumulato circa 40 chili di cocaina da cedere al gruppo di spacciatori alleati. La prova di questa condotta illecita è emersa anche da conversazioni tra Primavera e la moglie, in cui l’indagato descriveva come Barberi e i suoi colleghi sottraessero stupefacente e denaro durante i controlli. In una di queste conversazioni, Primavera affermava: “Meno male che c’è Danilo, c’è quello che lo conosco. Quello gli dà un calcio in culo in mezzo alla strada e fa: mettiti a correre guarda, sbrigati che ti sparo pure su una gamba, t’arresto e mi ti porto via tutto il furgoncino.”
Inoltre, Barberi ha effettuato accessi abusivi al Sistema di Indagine, una banca dati utilizzata dalle forze dell’ordine, per ottenere informazioni da comunicare a Primavera riguardo ai figli di quest’ultimo, già condannati per reati di spaccio. Questo comportamento ha incluso l’avviso di imminenti ordini di carcerazione, permettendo a Primavera di nascondere beni compromettenti in vista di perquisizioni.
Il coinvolgimento dei tre agenti con il mondo della criminalità si è ulteriormente manifestato attraverso la partecipazione di due complici esterni: Erjon Abazi, un cittadino albanese del 1992, e Simone Febbi, un romano del 1982, entrambi con precedenti penali. Febbi svolgeva compiti di sorveglianza durante le operazioni di polizia, mentre Abazi veniva portato dai poliziotti durante i servizi, consentendogli di effettuare operazioni attive e installare dispositivi di rilevazione GPS sui furgoni dei corrieri concorrenti.
Infine, Lorenzo Giulio Bertinazzi è emerso come l’acquirente finale delle partite di cocaina sottratte, risultando il destinatario dei cinque chili consegnati il 12 settembre 2024 e fungendo da referente commerciale per le operazioni successive.



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