Nuovi elementi nell’inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi tra le parole di Daniela Ferrari, i rilievi sui piedi di Andrea Sempio e i diari personali
Il delitto di Garlasco, avvenuto il 13 agosto 2007 con l’assassinio di Chiara Poggi all’interno della sua villetta, rappresenta una delle vicende giudiziarie più complesse, dibattute e mediatiche della cronaca nera italiana. Nonostante la condanna definitiva nei confronti di Alberto Stasi, nel corso del tempo le indagini difensive e i nuovi accertamenti scientifici hanno periodicamente riaperto il dibattito, riportando sotto i riflettori e all’attenzione degli inquirenti diverse figure appartenenti alla cerchia di conoscenti e amici della vittima.
Tra i profili maggiormente approfonditi durante gli sviluppi investigativi figura quello di Andrea Sempio, amico del fratello di Chiara, la cui posizione è finita al centro di complesse verifiche tecniche e analisi di materiale personale. I contenuti emersi dai suoi dispositivi elettronici e dai suoi scritti privati hanno offerto agli esperti uno spaccato intimo e tormentato, caratterizzato da temi ricorrenti e da una forte carica emotiva che ha sollevato diversi interrogativi durante le fasi di riesame del caso.
In questo contesto emergono con forza l’ossessione per la violenza e per lo stupro, dettagliatamente documentate nei video, negli scritti e perfino nei sogni. Si tratta di una mania così profonda e pervasiva da arrivare a coinvolgere direttamente la madre Daniela Ferrari. È lo stesso indagato per il delitto di Garlasco ad ammetterlo in maniera esplicita in uno dei tanti diari personali in cui il 39enne annota quotidianamente le sue notti tormentate dalla violenza e da pulsioni oscure.

Entrando nel dettaglio di queste annotazioni, l’8 ottobre 2021 di Sempio inizia proprio con il primo e inquietante pensiero del mattino: Sognato mia mamma che diceva che mio padre cercava di violentarla. Una frase isolata che si inserisce in mezzo a scene drammatiche e ricorrenti delle sue fasi oniriche, come quando sogna una bionda che usa il taser su di lui, ma lui reagisce saltandole addosso fino ad aprirle la faccia, arrivando a descrivere la scena scrivendo di sé rigorosamente in terza persona.
Tra le pagine scritte di suo pugno compaiono di continuo altri incubi angoscianti, nei quali l’uomo sogna che accoltella gente o che stupra. Mettendo a nudo le sue paure più recondite, l’indagato rivela e confessa il timore costante di perdere il controllo di fronte alla piena consapevolezza di aver commesso cose brutte, elementi indicibili a cui continua a fare implicito riferimento non soltanto nelle sue memorie cartacee, ma anche nei filmati archiviati sui suoi supporti digitali.
Questi inquietanti richiami traspaiono infatti con chiarezza nei video-selfie estrapolati dai cellulari e dall’hard disk sequestrati. Sai amico mio, tu hai fatto tante cose in vita tua e alcune neanche le possiamo dire, afferma visibilmente ubriaco in un filmato risalente al 2015 dove normalizza stupri e violenze, muovendosi sulla stessa lunghezza d’onda dei post pubblicati sul forum dei Seduttori italiani, spazio virtuale abbandonato improvvisamente a dicembre 2016, a pochi giorni dalla prima iscrizione nel registro degli indagati.

Proprio dal periodo successivo a quella prima archiviazione lampo emerge un enigmatico messaggio WhatsApp che la madre Daniela ha inviato al figlio, esternando un timore imprevisto. La donna si chiedeva se tutto il casino fosse partito da un’imbeccata di Biasibetti ai Giarda, facendo riferimento alle indagini difensive della legale di Stasi culminate con il ritrovamento del Dna sulle unghie di Chiara. Sempio bollava l’ipotesi come un semplice volo mentale, conservando però sul telefono una frase emblematica: Ama il tuo avvocato!
Lui, dopo tua madre, è l’unico capace di difenderti senza crederti. Nelle ultime settimane, la stessa Daniela Ferrari è finita al centro di un’intercettazione ambientale del 28 ottobre 2025, ora agli atti dell’inchiesta della Procura di Pavia. La donna si riferiva al rilievo delle misure del piede del figlio, eseguito a distanza di quasi vent’anni dal delitto. La madre dichiarava che il numero di scarpe era il 44 all’epoca e ce l’ha ancora adesso, criticando i tempi dei rilievi investigativi.
Il tema centrale riguarda l’impronta di una scarpa Frau numero 42 trovata sulla scena del crimine, ritenuta in precedenza compatibile con Alberto Stasi. Per i consulenti della Procura di Pavia c’è invece una compatibilità fisica tra il piede di Sempio e quella traccia a pallini. Nello specifico, gli esperti sottolineano che la traccia non sarebbe completa né per larghezza né per lunghezza, evidenziando inoltre come un incremento ponderale nel tempo possa aumentare significativamente larghezza e volume del piede.
Di diverso avviso è la difesa di Sempio. L’avvocato Liborio Cataliotti ha dichiarato che il piede dell’indagato non può essere entrato nelle scarpe che hanno prodotto quelle impronte, sostenendo che in una scarpa più larga può entrare un piede più corto e più snello, e non viceversa. Una consulenza depositata il 24 settembre dai legali della famiglia Poggi e redatta dall’esperto Antonio Grande calcola che il piede destro di Sempio misurerebbe 27,2-27,3 centimetri e non può calzare una scarpa con una lunghezza esterna di 27,5-27,61 centimetri e una lunghezza interna compresa tra 25,4 e 25,51 centimetri.




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