Il freddo mi congelò le mani. Maya e Jenna lessero con me. Un codice, un indizio, un nuovo enigma che metteva in discussione tutto ciò che credevamo di sapere.
Ci fermammo, il respiro corto, guardandoci intorno nell’appartamento grigio che sembrava chiudersi su di noi. Lo scontro non era solo contro Simon, ma contro un labirinto creato da lui, un incubo fatto di segreti troppo grandi per essere combattuti senza perdere pezzi di noi.
“Non possiamo combattere questo solo con odio o rancore,” ammettei a voce bassa. “Dobbiamo usare la testa, e forse trovare alleati fuori da questo cerchio.”
Maya mi strinse una spalla. “Dobbiamo ancora scoprire cosa ha nascosto tra quegli abiti tagliati. Quelli non sono solo vestiti rotti, Clara. Sono la chiave di tutto.”
Il peso di quella frase cadde su di noi come una valanga. Quella rivelazione avrebbe potuto cambiare nuovamente le carte in tavola: non solo eravamo intimidite dalla sua doppia vita, ma forse avevamo appena iniziato a capire cosa significasse veramente essere state ingannate.
Il telefono squillò improvvisamente, un suono stridente che fece sobbalzare tutti.
Risposi, il cuore al limite, ma dall’altra parte nessuno parlò. Solo un respiro sommesso, un sussurro rotto che scomparve nel silenzio. Era Simon, o solo un fantasma creato dalla nostra paura?
“È il momento,” mormorò Maya. “O scopriamo la verità nascosta dietro quei vestiti, o perdiamo tutto.”
Ci guardammo negli occhi, e con una non detta promessa, ci preparavamo ad affrontare la parte più pericolosa di questa storia: scavare dentro il passato di Simon, smascherare i suoi segreti più oscuri e decidere fino a che punto eravamo disposte ad andare.
Non c’era più scelta. La vendetta era diventata una guerra, e noi eravamo in prima linea, pronte a tutto, anche a perdere ciò che restava di noi stesse.
Non c’era più scelta. La vendetta era diventata una guerra, e noi eravamo in prima linea, pronte a tutto, anche a perdere ciò che restava di noi stesse.
Il giorno dopo, con Maya e Jenna sedute attorno al tavolo, aprii un vecchio trolley da viaggio, quello che Simon usava nei fine settimana a Milano. Tra gli abiti accartocciati e qualche scarpa impolverata, trovammo un foglio sottile, piegato più volte. Era un biglietto, scritto a mano, datato di qualche mese prima. La calligrafia era pulita ma non mia; nemmeno di Maya, né di Jenna. C’era solo una firma: Simon, e un messaggio criptico che parlava di “incontri da rimandare” e “verità sepolte”.
Maya strinse il biglietto come se fosse un veleno. “Non è quando pensavamo. Non siamo mai state le uniche. E nemmeno le più insospettabili.” Il silenzio ci avvolse, pesante. Era come se Simon avesse già previsto di farci trovare quella carta, o peggio, che qualcun altro stava reggendo i fili in questo teatro di menzogne.
Telefonammo ad Alex, che aveva accesso a più dati di noi. Dopo mezz’ora, il suo tono cambiò. “Ragazze, ho trovato una cosa. Non vi piacerà.”
Arrivò con un fascicolo elettronico pieno di email scambiate da Simon… con Jenna. Lei si irrigidì, e Maya mi guardò con un’espressione che non sapevo interpretare: sorpresa, tradimento o una nuova sfida.
“Ecco la verità,” disse Alex, “Simon ha manipolato tutti. Non solo voi due. Jenna era nella sua rete molto prima di quanto avete immaginato. Leggeva, informava, probabilmente riferiva qualche dettaglio, ma senza mai rivelarvi niente.”
Il gelo mi afferrò le ossa. Ogni sorriso, ogni parola di Jenna sembrava ora un frammento di un’altra bugia. “Perché non me l’hai mai detto?” chiesi, tremando.
Lei scrollò le spalle, la sua faccia sempre più chiusa. “Non era facile. Non sapevo chi fossi davvero, Clara. E poi, pensavo fosse l’unico modo per proteggervi tutte.”
Maya scosse la testa, disgustata. “Proteggerci? Da che cosa? Da lui? Da noi stesse? O da te?”
Jenna non rispose. Guardava il suo bicchiere, i polpastrelli sfioravano il legno del tavolo come se cercassero qualche radice da cui fuggire.
Quel pomeriggio la nostra fragile alleanza si sgretolò per un momento. Ogni sguardo era una pugnalata, ogni parola un coltello affilato.
Poi Maya prese fiato, la voce implacabile: “Siamo finite tutte in questo pantano perché non abbiamo mai davvero capito chi fosse Simon. E lui ci ha prese in giro fin dall’inizio, forse più di quanto credessimo.”
“E Jenna?” chiesi, senza sapere cosa aspettarmi.
Lei finalmente alzò lo sguardo, un lampo deciso nei suoi occhi stanchi. “Ho mentito. Ero alleata con lui finché non ho capito che stava andando troppo oltre. Ma ero manipolata quanto voi. E adesso voglio aiutarvi a farlo saltare.”
Non sapevo se crederle, attraversavo un vortice di emozioni che mi lasciava senza fiato, ma la situazione non permetteva esitazioni. Dovevamo andare avanti, anche con chi ci aveva pugnalate.
I giorni seguenti furono una corsa contro il tempo. Scoprimmo che Simon aveva programmato non solo di sparire, ma di far fallire un’importante società IT, la stessa per cui avevamo entrambi lavorato a Berlino. Aveva in mano numeri, firme false, contratti fasulli. Con quei danni, milioni di euro sarebbero evaporati, trascinando con sé investitori e dipendenti ignari.



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