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Gli ho spento la vista con una torcia da 14.000 lumen in autostrada



«Jack, raccontami tutto. O quasi tutto…» La voce di Claudia al telefono arrivava calda, come un filo di fumo in una sera fredda. Chiusi la porta dietro di me, inspessendo il collo del maglione con gesto automatico, e tornai a sedermi sul divano di quel minuscolo appartamento che chiamavo casa ormai da un anno.



«Beh, Claudia, ci ho provato a non farmi prendere dal panico o dall’irritazione. E tu sai quanto a volte ci riesco… Ma c’è stato questo tizio, Lucas, nella sua Acura crossover, che mi ha preso a fari abbaglianti per tutto il tempo in mezzo alla fila della I-5. Come se io potessi improvvisamente trasformare il traffico in un’autostrada senza limiti. E allora, insomma, sai cosa ho fatto…» Sbuffai una risata asciutta e guardai verso la finestra, oltre il riflesso del telefono.

Claudia rise sommessamente. «Quella tua torcia strana, giusto? La cosa che non hai mai ammesso davvero a nessuno nel palazzo.»

Annuii senza vergogna. «Sì, l’arma segreta, come la chiamo io. Quel coso da 14.000 lumen… avevo lasciato la luce accesa verso il lunotto della sua Acura. Non potevo stare a subire senza fare niente; ero accecato, dannazione.»

«E poi?» chiese lei, con quell’intensità di chi ascolta senza giudicare.

«Poi ho visto la bambina. Emma, si chiama. Piccola, nessun peccato nel suo sguardo. E roba del genere ti blocca, in un modo che non ti aspetti. Perché in quei secondi ho capito che non stavo solo punendo il tipo dietro di me, ma anche lei.» Feci una pausa, il respiro un po’ più corto. «E poi è arrivata quella pattuglia, l’agente Diaz. Uomo figo. Non ci ha fatto una multa, ma ci ha fatto capire quanto essa possa essere facile da scambiare per vendetta cieca. Non so esattamente come ci sia riuscito, ma ha preso tutto ciò che stava esplodendo – i fari, le urla, la paura – e l’ha annacquato in una specie di lezione strana. Tipo: “Adesso ve ne andate a casa. E pensateci.”»

«Uhm,» disse Claudia, «se non fosse la tua voce sarei tentata di pensare che quella partita di luci e ombre sia un guilty pleasure.»

«Guilty non so. È stato più un colpo di istinto, un “scusa, ma non scherzare con gli abbaglianti”», replicai con un sorriso velato. «Ma… non ti nascondo che ero più agitato del solito quando ho guidato fino a casa. Ho persino fatto un paio di telefonate idiote, tipo a Sarah.»

«Qual è la parte più assurda, Jack?»

Pensai un attimo. «Forse che in mezzo a tutta quella aggressività, quella luce quasi violenta, ho sentito anche qualcosa di diverso: una specie di strana compassione. Per Lucas, per Emma, per me stesso. Ho realizzato che questo cosiddetto ‘potere luminoso’… può essere una lama a doppio taglio. Come una scintilla che, quando esplode, può farti sentire un eroe o un mostro.»

Claudia fece un lungo sospiro dall’altra parte del telefono. «Sai quel che penso, vero?»

«Che sono un esperto nel far saltare in aria tutte le buone intenzioni?» ribattei con una risata amara.

«No, che sei umano. E che, se vuoi, puoi trasformare quella torcia in qualcosa di più di un semplice modo per rispondere alle offese. Può diventare la luce con cui vedi oltre la rabbia. Deve ancora diventarlo, anche se per ora non lo sembra.»

Le sue parole mi sfiorarono più di quanto volessi ammettere. Cacciai da sotto il cuscino la mia torcia: facile, liscia, con un’anima d’acciaio. Era rimasta lì, quasi incongrua nel mio contesto urbano, un oggetto che di solito associavo a notti spese tra alberi e ombre immobili. Ora invece faceva parte del mio bagaglio emotivo, una specie di testamento silenzioso di quella sera.

«Comunque,» continuai, «oggi, mentre tornavo in ufficio, ho rivissuto quei momenti. Ogni flash di luce, ogni respiro trattenuto di Emma, ogni smorfia di Lucas. È stato come un film dentro la testa. E mi domandavo se, davvero, avessi oltrepassato il limite.»

«E cosa ti dice la tua parte riflessiva?» chiese Claudia con tono morbido.

Abbassai lo sguardo limaccioso del mio tostissimo caffè e pensai a quanto fossero fragili le barriere tra giusto e sbagliato, specie quando la strada si fa stretta.

«Mi dice che troppo spesso reagiamo d’istinto e poco contiamo le conseguenze. Però stasera… la torcia non ha bruciato nessuno per davvero. Ho solo messo in pausa la rabbia. A modo mio. E ora il vero test sarà riuscire a non far scoppiare ancora quella luce quando meno serve.»

La conversazione scivolò via su argomenti più leggeri, ma dentro di me quella domanda non si affievoliva: era possibile fare tutto senza accecarsi davvero? Senza trasformare un semplice viaggio in uno scontro con conseguenze che non si controllano più?

—

Il giorno dopo, alle prime luci pallide di un mattino tardo primaverile, guardavo dalla finestra del mio appartamento mentre il traffico iniziava lentamente a farsi di nuovo solido. Il cellulare vibrò: Sarah.

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