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Elezioni anticipate, Meloni frena e punta a cambiare la legge elettorale: italiani ancora in secondo piano



La Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, prosegue con determinazione la sua azione politica, ponendo come primo obiettivo la riforma della legge elettorale.  In un recente intervento sui social media, in seguito al fermo preventivo di 91 anarchici, ha ribadito l’impegno del governo in materia di sicurezza, affermando che “il governo continuerà a muoversi”.  Questo messaggio, ripetuto anche in privato, sottolinea la volontà di superare le recenti sconfitte, tra cui quella relativa alla riforma della giustizia, e di concentrarsi sulle priorità del governo.



La riforma della legge elettorale, che sarà incardinata domani alla Camera in Prima commissione, rappresenta una priorità assoluta per la stabilità del Paese.  La Presidente Meloni ha chiarito che il voto che porterà alla prossima legislatura, e quindi all’elezione del nuovo Presidente della Repubblica, non può concludersi con un risultato di parità, che potrebbe generare governi di larghe intese o, in alternativa, governi tecnici.  Pertanto, ha lanciato un chiaro avvertimento ai membri del centrodestra: sulla legge elettorale non si può scherzare.  Il governo dispone dei numeri necessari per approvarla e, in caso di ostacoli, il ricorso al voto anticipato, ipotesi non smentita dalla Lega, rimane una possibilità concreta.

Questo avvertimento arriva in un momento di forte tensione all’interno del centrodestra.  Matteo Salvini mantiene un profilo basso, mentre Antonio Tajani, impegnato in una missione in Ucraina, deve gestire le tensioni interne a Forza Italia, accentuate dalle dimissioni coatte di Maurizio Gasparri da capogruppo in Senato.  In questo contesto, la Presidente Meloni intende mantenere alta la pressione per garantire la stabilità politica e il successo della riforma elettorale.

Il calendario istituzionale non prevede alcuna convocazione del Consiglio dei Ministri, nonostante la scadenza, fissata per il 7 aprile, della misura relativa alle accise mobili.  Si ripropone, pertanto, l’ipotesi di un’erogazione di un bonus carburante destinato alle famiglie meno abbienti o di agevolazioni fiscali settoriali. La misura attualmente in vigore ha comportato un onere finanziario di 600 milioni di euro, senza tuttavia generare benefici tangibili per la popolazione italiana.  “Pertanto, si ritiene necessaria una revisione”, ha anticipato il Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Il Ministro delle Politiche Agricole e della Sovranità Alimentare, Francesco Lollobrigida, a margine del primo Forum della Cucina Italiana, promosso da Bruno Vespa, ha dichiarato: “Non ho notizia di elezioni anticipate, ma di eventuali aggiustamenti di rotta, ove necessari, sempre compatibili con una visione che considera la stabilità del governo un valore aggiunto per l’Italia”.  L’occasione si è rivelata propizia, tra i numerosi scambi informativi, per affrontare la questione dei rimpasti ministeriali, oltre che quella della preparazione dei soufflé, tanto che il Ministro ha aggiunto: “Qualora fosse necessario, il mio incarico è a disposizione”.

All’interno del partito, tuttavia, si avverte un crescente malcontento.  Non si tratta di una critica rivolta all’ex governatore del Veneto.  Il ragionamento è, in sostanza, il seguente: il Ministro dell’Economia e delle Finanze è Giancarlo Giorgetti, esponente della Lega.  Qualora anche il Ministro delle Imprese e del Made in Italy fosse di appartenenza leghista, il partito si troverebbe ad assumersi la piena responsabilità di tutte le complesse decisioni economiche che si prospettano all’orizzonte.  Un deputato leghista ha ipotizzato la seguente reazione: “Immagino già le accuse, quando sarà necessario affrontare decisioni impopolari, del tipo: ‘d’altronde, tutti i ministri economici sono leghisti’”. 

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