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Schlein pronta a candidarsi a Palazzo Chigi: l’assemblea Pd la designa per le primarie con 578 sì

Elly Schlein: Alla Nuvola di Roma Schlein si dice pronta a candidarsi a Palazzo Chigi: ok dell’assemblea Pd e apertura a un programma comune con gli alleati.



Alla Nuvola di Roma la segretaria Pd si dice pronta a correre per Palazzo Chigi: voto dei delegati, regole sulle primarie e appello a un programma comune con gli alleati.



Alla Nuvola di Roma, durante l’assemblea nazionale del Partito democratico riunita domenica 18 ottobre (la fonte non indica l’anno), Elly Schlein ha messo nero su bianco la propria disponibilità a correre per Palazzo Chigi e ha chiesto di stringere i tempi con gli alleati per costruire un programma condiviso. La segretaria dem ha anche tracciato un confine politico: niente “larghe intese” nel futuro del centrosinistra.

La frase con cui Schlein ha sintetizzato il passaggio è arrivata davanti ai delegati: “Sono pronta a guidare questa comunità”, rivendicando una candidatura “con o senza le primarie” per la presidenza del Consiglio.

Elly Schlein: Il via libera dell’assemblea: cosa prevede l’ordine del giorno

L’elemento più concreto della giornata è stato il voto dell’assemblea nazionale. I delegati hanno approvato un ordine del giorno che, nel caso si svolgano primarie, fissa un punto politico interno al Pd: l’assemblea indicherebbe la segretaria come candidata.

I numeri riportati dalla fonte delineano una maggioranza larghissima: 578 voti favorevoli, 3 contrari e 26 astenuti. Il passaggio non chiude però la partita più ampia, perché il perimetro della scelta del candidato o della candidata dell’eventuale coalizione resta legato al confronto con le altre forze progressiste.

In altre parole, il Pd definisce la propria postura in vista di un’eventuale competizione interna (le primarie), ma la forma e i tempi del percorso comune con gli alleati devono ancora essere concordati. È su questo terreno che Schlein ha insistito, legando la disponibilità a guidare l’Italia alla costruzione di un progetto unitario.

Primarie o no: la linea della segretaria e il nodo della coalizione

Nel suo intervento Schlein ha provato a tenere insieme due piani: da un lato l’investitura interna, dall’altro la necessità di un metodo condiviso con gli alleati del centrosinistra. Da qui l’affermazione della disponibilità a candidarsi “con o senza le primarie”, letta come un tentativo di non rendere lo strumento delle primarie l’unico passaggio possibile, ma anche di non escluderlo.

Il punto, per come emerge dalla ricostruzione della fonte, è che le primarie diventano un’ipotesi da valutare insieme alle altre forze, mentre il Pd mette una condizione politica: se ci saranno, la candidatura di Schlein dovrà essere quella sostenuta dall’assemblea nazionale del partito.

Schlein ha collocato la discussione nel quadro delle prossime elezioni politiche, ma senza indicare date o scadenze operative. Il messaggio appare soprattutto rivolto a consolidare una leadership interna e, contemporaneamente, a presentarsi al tavolo con gli alleati con un mandato chiaro.

Mandato prorogato se l’anno è elettorale: la modifica che sposta la scadenza

L’assemblea ha approvato anche una modifica statutaria o regolamentare (la fonte la descrive come una proroga del mandato del segretario) che interviene sul calendario interno del Pd. L’obiettivo dichiarato è evitare che la scadenza della segreteria cada nello stesso anno delle elezioni politiche, sovrapponendo congressi e campagna elettorale.

Secondo quanto riportato, la decisione consente a Schlein di restare alla guida del partito oltre la scadenza naturale indicata nel 12 marzo 2027, nel caso in cui quell’anno coincida con un appuntamento politico nazionale. Il voto sarebbe avvenuto da remoto, con un contrario e un astenuto.

Il significato politico del passaggio è duplice: da una parte mette in sicurezza la continuità della guida del partito in uno scenario elettorale; dall’altra si collega direttamente al mandato ricevuto sulla candidatura, perché un percorso verso le politiche richiederebbe una direzione stabile e riconoscibile. La fonte non entra nel dettaglio tecnico della norma né specifica scenari temporali, ma il senso complessivo è quello di un Pd che prova a minimizzare le frizioni interne in vista di una fase cruciale.

Programma comune e stop alle larghe intese: il messaggio agli alleati

La disponibilità alla candidatura, nelle parole di Schlein, non viene presentata come un atto isolato. È accompagnata da un invito ad “accelerare” il confronto con gli alleati e a concentrarsi su un programma comune. La segretaria ha citato una risoluzione con 21 punti di politica economica e sociale come base di lavoro condivisa, sostenendo che ora serva completare il percorso insieme a “tutta l’alleanza progressista che governa nelle regioni”.

Accanto all’appello a “allargare” la coalizione, Schlein ha marcato anche un confine: la chiusura a future intese larghe. La formula utilizzata dalla leader dem (riportata dalla fonte) mira a distinguere il progetto di alternativa dalle ipotesi di convergenze trasversali. Sul piano politico, è un segnale identitario rivolto tanto all’interno quanto all’esterno: al Pd per compattare una linea, agli alleati per definire il perimetro dell’intesa, agli elettori per presentare una proposta alternativa netta.

Questa parte del discorso mette in evidenza un equilibrio delicato: chiedere unità e, contemporaneamente, fissare paletti. La notizia, però, resta ancorata a ciò che emerge dall’assemblea: non c’è un accordo formalizzato con le altre forze e non vengono indicati nomi o formule di coalizione già definite. È un posizionamento in vista di un percorso ancora da costruire.

Unità del Pd, rivendicazione personale e l’idea di una mobilitazione sul carovita

Un altro capitolo della giornata, sempre secondo la fonte, riguarda la narrativa interna sullo stato del Pd dopo la sconfitta elettorale del 2022. Schlein ha rivendicato una ritrovata compattezza e ha ricordato le previsioni di chi ipotizzava scissioni o una leadership di breve durata. Il riferimento al presidente Stefano Bonaccini si inserisce in questo racconto come segnale di un partito che, almeno nella cornice dell’assemblea, punta a mostrarsi coeso.

Nel discorso c’è anche un passaggio più personale, legato al tema della rappresentanza e del “riscatto” di chi si sente escluso o giudicato inadeguato. Schlein collega la propria esperienza (donna, quarant’anni, profilo non “conforme” agli standard evocati nel suo intervento) all’idea che la prossima sfida politica possa essere anche un banco di prova per chi non si riconosce nei modelli tradizionali di leadership. Si tratta di un elemento di comunicazione politica che accompagna, senza sostituirlo, il dato principale: la disponibilità alla candidatura.

Infine, sul piano delle iniziative politiche, Schlein ha riferito di aver accolto l’appello di Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, citando la manifestazione della Cgil del giorno precedente come stimolo per costruire una risposta comune. La disponibilità indicata riguarda l’ipotesi di organizzare una manifestazione condivisa su temi economici e sociali: carovita, salari, giustizia sociale.

La fonte descrive questa prospettiva come parte dello stesso percorso: far vivere il programma “intrecciandolo” alla domanda sociale che emerge in una parte del Paese. Non vengono comunicati data, luogo o modalità dell’eventuale nuova manifestazione; resta quindi, allo stato, un’intenzione politica e un’apertura al lavoro comune con gli alleati.

Nel complesso, l’assemblea alla Nuvola consegna due messaggi: sul versante interno, un’investitura ampia e una regola che rafforza la posizione della segretaria; sul versante esterno, un invito agli alleati a chiudere un programma comune, con la candidatura a Palazzo Chigi presentata come approdo possibile di quel percorso e non come punto di partenza autosufficiente.

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