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Famiglia nel bosco, i giudici rossi non si fermano: nel mirino anche la madre dei bambini



Tre bambini della famiglia “nel bosco” rischiano di rimanere in comunità anche in assenza della madre. La permanenza di Catherine nella struttura di protezione di Vasto è considerata sempre più problematica dagli operatori e, a causa dei frequenti conflitti con gli assistenti sociali, si sta valutando un suo possibile allontanamento, con i minori affidati esclusivamente alla struttura. Tale eventualità rappresenterebbe un ulteriore trauma per la famiglia “nel bosco”, difficile da accettare.  Il Messaggero riporta l’appello della donna: “Sto male e stanno male i miei figli. Sono pronta a farmi aiutare”.



Secondo quanto appreso, Catherine risulterebbe rigida e poco collaborativa. I contrasti deriverebbero dal rifiuto di alcune regole della casa famiglia, dalla difficoltà ad accettare il progetto educativo proposto e dalle tensioni nei rapporti quotidiani con gli operatori. Tali elementi, secondo i servizi sociali, potrebbero ostacolare il percorso di tutela dei minori, una bambina di 8 anni e due gemelli di 6.

La questione è stata oggetto di un incontro tra la tutrice, l’avvocata Maria Luisa Palladino, gli assistenti sociali e i responsabili della struttura. La decisione finale è stata rinviata alla prossima settimana, mentre si valuta una soluzione scolastica per i minori, che non frequentano lezioni da quasi due mesi. Un’insegnante si è resa disponibile a seguirli nella casa famiglia.

Il procedimento è seguito dal Tribunale per i minorenni dell’Aquila. In precedenza, i minori frequentavano l’istruzione parentale, secondo il metodo Steiner-Waldorf, nella casa “nel bosco” con la madre. Lo psichiatra Tonino Cantelmi, consulente della famiglia, propone una soluzione simile: “Il nostro suggerimento per la scuola, se fattibile, è di considerare una scolarizzazione parentale con i genitori e il supporto di qualche insegnante. Una scuola migliorata laddove non è adeguata”.

Cantelmi evidenzia le problematiche connesse alla comunicazione: “Nathan e Catherine nutrono timori di essere fraintesi. Pertanto, i colloqui vengono condotti nella loro lingua madre con l’ausilio di un interprete. Tale approccio ha contribuito a instaurare una solida alleanza”.  Inoltre, avverte dei potenziali rischi derivanti da un’ulteriore separazione: “Ho già espresso in diverse occasioni la mia preoccupazione riguardo alla sottrazione delle figure genitoriali, che non è priva di insidie e rischi per la salute mentale dei minori”.  Nel frattempo, si registra un crescente movimento di protesta: oltre 500 individui hanno sottoscritto un esposto contro l’allontanamento dei minori.



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