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Garlasco: clamorosa svolta su Alberto Stasi, la Procura si è pronunciata



Al centro resta Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni per l’omicidio di Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto 2007 nella sua abitazione di Garlasco. Nelle ultime ore la vicenda è tornata al centro del dibattito pubblico dopo la diffusione, in una diretta televisiva, di un’indiscrezione su un orientamento favorevole della Procura generale di Milano rispetto a una richiesta di revisione della condanna.



La segnalazione è emersa durante una puntata del programma Ignoto X, dove il giornalista Carmelo Schininà ha riferito che la Procura generale avrebbe concluso l’esame degli atti legati al procedimento e avrebbe valutato positivamente, nel complesso, gli accertamenti dei Ris e altri elementi investigativi. Tra questi, sempre secondo quanto riportato nella trasmissione, vi sarebbe un elemento definito particolarmente rilevante e ancora non reso pubblico. La notizia, data in diretta, ha rapidamente alimentato commenti e sollevato interrogativi; resta però, al momento, un’indiscrezione priva di conferme ufficiali.

A fornire un’informazione diretta sulla fase istruttoria è stata la difesa di Stasi. In un messaggio pubblicato su X nella serata del 23 ottobre, l’avvocata Elisabetta Aldrovandi ha scritto: «La Procura generale di Milano ha concluso l’esame dei faldoni relativi all’omicidio di Chiara Poggi, prodromico al parere per la richiesta di revisione per Alberto Stasi». La nota della legale non annuncia un esito definitivo; segnala invece il completamento di una fase interna alla Procura generale che precede l’eventuale formulazione di un parere.

Nello stesso intervento Aldrovandi ha ricordato che il collega Gian Luigi Tizzoni, difensore della famiglia Poggi, era stato ricevuto dalla procuratrice generale Francesca Nanni e ha precisato che Tizzoni ha smentito di aver discusso del caso Garlasco durante quell’incontro. Non sono stati forniti ulteriori dettagli sul contenuto della riunione fra il legale della famiglia e la rappresentante della Procura generale, né sono emerse conferme scritte o ufficiali sul presunto «elemento importante» richiamato dall’indiscrezione televisiva.

La distinzione fra fase informativa e passaggi formali è cruciale. Un parere favorevole da parte della Procura generale, se effettivamente espresso, sarebbe un passaggio rilevante ma non decisivo: la revisione è un rimedio straordinario previsto dal codice di procedura penale e richiede la sussistenza di elementi nuovi, rilevanti e idonei a mettere in discussione la sentenza divenuta definitiva. Tali elementi, una volta raccolti e valutati, devono essere sottoposti all’autorità giudiziaria competente che decide sull’ammissibilità della revisione stessa. In assenza di questi atti formali, nessuna pronuncia di merito può modificare lo stato processuale attuale.

Nel corso degli anni le perizie e gli accertamenti tecnici, compresi quelli eseguiti dai Ris, hanno costituito parti centrali del confronto giudiziario e mediatico su questo caso. L’indiscrezione rilanciata in diretta ha indicato che le risultanze di tali accertamenti sarebbero state riconsiderate nella ricognizione della documentazione da parte della Procura generale. La natura e la portata dell’elemento «particolarmente rilevante» rimangono però non chiare: non è noto se si tratti di un nuovo dato forense, di una reinterpretazione di prove già acquisite o di altre risultanze investigative.

L’effetto immediato di queste segnalazioni è stato quello di riaccendere il dibattito pubblico e di generare attese contrapposte. Da una parte la difesa di Stasi ha reso pubblica la conclusione dell’esame documentale, esprimendo cauta speranza; dall’altra la famiglia della vittima, tramite il proprio legale, ha sottolineato di non aver discusso della questione nel colloquio con la procuratrice generale. Entrambe le posizioni mantengono un atteggiamento di riserbo in attesa di atti ufficiali.

La legale di Stasi ha espresso in privato e in pubblico una speranza moderata: «Mi viene da pensare, e sperare, che il parere della Procura sarà favorevole», ha scritto Aldrovandi, aggiungendo a conclusione: «Aspettiamo. Manca poco, ormai. Davvero poco». Sono frasi che fotografa-no l’attuale clima processuale: la percezione di un passaggio procedurale prossimo, accompagnata dalla cautela richiesta dall’assenza di atti formali.

Al momento, dunque, i fatti accertati e documentati sono essenzialmente tre: la condanna definitiva a 16 anni di Alberto Stasi per l’omicidio di Chiara Poggi (13 agosto 2007, abitazione della vittima a Garlasco); la diffusione dell’indiscrezione in diretta su Ignoto X, attribuita al giornalista Carmelo Schininà, relativa a un orientamento favorevole della Procura generale di Milano nei confronti della revisione; e la comunicazione pubblica della difesa, del 23 ottobre, che attesta la conclusione dell’esame dei faldoni presso la Procura generale. Non risultano, al momento, comunicazioni ufficiali che confermino un parere favorevole né documenti pubblici che dettaglino i presunti nuovi elementi investigativi richiamati.

Le prossime fasi saranno decisive per chiarire se e in quale misura quanto emerso informalmente potrà tradursi in atti formali e in decisioni giudiziarie. L’attenzione degli organi di informazione e delle parti coinvolte è ora rivolta a eventuali comunicazioni ufficiali della Procura generale o all’eventuale deposito di atti che rendano accessibili i contenuti analizzati. Fino a quel momento il caso resta agganciato a due piani distinti: il flusso delle indiscrezioni pubbliche e i passaggi documentali e decisionali che, per loro natura, richiedono verifiche e riscontri.

Per un approfondimento sul contesto, è disponibile anche la voce dedicata a ANSA – Agenzia Nazionale Stampa Associata (notizie e aggiornamenti su cronaca giudiziaria, incluso il caso Garlasco).

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