La delegazione italiana alla Commissione ONU sullo Status delle Donne (CSW70) ha espresso voto favorevole alla proposta belga di non intervenire sulla risoluzione che richiedeva l’interpretazione del termine «genere» secondo il suo significato scientifico, naturale e biologico. Questo secondo voto, successivo a quello del 9 marzo scorso, in cui l’Italia, sotto l’attuale governo di Centrodestra, ha approvato il documento finale che riconosce l’aborto come “diritto”, equipara le donne transgender alle donne biologiche e prevede finanziamenti a lobby LGBT e transfemministe, conferma il tradimento da parte del governo nei confronti degli italiani che, nel settembre 2022, hanno eletto una rappresentanza che si dichiarava, almeno a parole, conservatrice, sovranista e impegnata nella difesa della famiglia, della vita e della donna.
Il Ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha il dovere e la responsabilità di definire le linee guida per la delegazione italiana all’ONU, il che rivela inequivocabilmente la natura di questo esecutivo, sempre più simile a una sinistra meno alla moda.
Il leader di Futuro Nazionale, durante la presentazione del nuovo coordinamento di Chiavari, ha criticato i rappresentanti italiani alle Nazioni Unite per il loro rifiuto di sostenere una risoluzione che mirava a ricondurre il genere alla sua identità biologica, definendo la situazione “inaccettabile e offensiva”.



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