Un video documentante gli ultimi istanti di vita di Moussa Diarra, il migrante maliano deceduto a seguito di un’aggressione con arma da fuoco da parte di un agente della polizia ferroviaria a Verona, è stato diffuso da Ilaria Cucchi tramite il proprio profilo Instagram.
Il video mostra l’individuo ormai a terra, in fin di vita, mentre l’agente richiede l’intervento di un’ambulanza.
Una posata contro lo Stato.
Moussa Diarra: ucciso dalla burocrazia, finito dai proiettili.
Alle ore 7:50 del 20 ottobre 2024 viene condiviso nella chat “Squadra 2” della Polfer di Verona il filmato che riprende l’uccisione di Moussa Diarra, un ragazzo maliano incensurato,… pic.twitter.com/j9f36v62Db
— 𝐒𝐨𝐮𝐦𝐚𝐢𝐥𝐚 𝐃𝐢𝐚𝐰𝐚𝐫𝐚 (@soumi_ds) February 15, 2026
Il migrante, in possesso di un coltello che aveva innescato la reazione, e che Cucchi definisce “una posata da tavola”, si trovava in una situazione di disagio. Cucchi ricorda che Matteo Salvini abbia immediatamente dichiarato che la sua assenza non sarebbe stata rimpianta, sottolineando la differenza tra Verona e Minneapolis, e esprimendo la speranza che Salvini non si comportasse come Trump.
Secondo Cucchi, il giovane era in preda ad una crisi psichiatrica dovuta alla frustrazione causata dalla burocrazia cinica e violenta del nostro Paese. Giorni e giorni di appuntamenti andati a vuoto per ottenere il rinnovo del permesso di soggiorno, essenziale per la sua permanenza in Italia e per il mantenimento della sua famiglia in Mali.
Dallo zainetto, contenente tutti i suoi averi, il giovane ha estratto una posata utilizzata per i pasti e l’ha impugnata in modo scomposto per minacciare un agente della Municipale. L’agente ha immediatamente compreso lo stato di disagio del giovane, incensurato e disperato. Il comandante dei vigili ha organizzato un intervento per eseguire un TSO sul giovane, in evidente difficoltà, che nel frattempo si era scagliato contro le autovetture parcheggiate della Polizia e le vetrine della stazione. L’intervento è stato effettuato dalla Polizia Ferroviaria di Verona, che, pur disponendo di taser e scudi, ha optato per l’utilizzo della pistola. Il giovane è stato inseguito e colpito da tre proiettili, tutti ad altezza uomo: uno ha forato il cappuccio della felpa di Moussa, un altro ha infranto la vetrina dietro di lui e il terzo ha raggiunto il cuore. Si sostiene che l’azione fosse giustificata, poiché si deve sparare alla sagoma per colpire organi vitali, e che i proiettili siano progettati proprio per questo scopo, altrimenti non sarebbero efficaci.
La Procura di Verona ha concluso le indagini chiedendo l’archiviazione dell’agente, ravvisando nell’episodio un caso di legittima difesa.
I familiari di Diarra si sono opposti alla richiesta di archiviazione e il Giudice per le Indagini Preliminari si è riservato la decisione, nel corso dell’udienza del 12 febbraio scorso.



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