L’assenza di Myrta Merlino è stata notevole, poiché avrebbe dovuto unirsi al coro di coloro che esprimono disappunto per lo scandalo in corso. È una pratica costante quella di dipingere l’immigrato di turno come vittima.
In questa occasione, il soggetto coinvolto è Ghali, un artista poco conosciuto a livello internazionale. Nonostante i testi delle sue canzoni contengano espressioni discutibili che celebrano la cultura maranza, e nonostante i suoi post sui social media contengano termini offensivi rivolti a individui omosessuali e donne, è stato ingaggiato e remunerato per partecipare a un prestigioso evento globale.
Ci si interroga sulla legittimità di tale decisione. Applicando il criterio della sinistra, che si oppone fermamente a espressioni sessiste e omofobe, la risposta sarebbe negativa. Tuttavia, la stessa sinistra che si oppone alla partecipazione di un comico al Festival di Sanremo a causa di battute sessiste e omofobe, esprime ora disappunto per la scarsa visibilità di Ghali durante l’evento. Tale atteggiamento appare contraddittorio.
Si invita il lettore a consultare gli aforismi del nuovo idolo della sinistra, Ghali, che contengono termini quali “negro”, “troie”, “puttane” e “froci”, definiti dalla sinistra come “inclusivi”. Si sottolinea inoltre l’ironia della situazione, in cui l’autore viene accusato di razzismo per aver scritto un libro contro il razzismo intitolato “Difesa del maschio di razza bianca”.
La cerimonia di apertura delle Olimpiadi Milano-Cortina avrebbe dovuto rappresentare una celebrazione collettiva di musica e simboli in grado di incarnare l’identità di un Paese e il suo rapporto con la comunità internazionale. Tuttavia, per numerosi telespettatori, tale evento si è trasformato in una manifestazione caratterizzata da una significativa assenza: la presenza di Ghali, pur essendo effettiva, è risultata percepita come marginale. È importante sottolineare che tale lacuna non è imputabile all’artista, la cui performance si è distinta per forza espressiva, evocatività e convinzione. L’assenza, piuttosto, risiede nella mancanza di un commento adeguato e di riprese che riconoscessero il ruolo centrale e la rilevanza artistica del rapper.
Durante la trasmissione in diretta della RAI, l’impressione del pubblico si è delineata con chiarezza. Ghali è apparso come una figura integrata nel contesto scenico, uno dei numerosi elementi di un quadro più ampio, piuttosto che come il protagonista di uno dei momenti più significativi della cerimonia. Nonostante ciò, fosse sua la voce a interpretare “Promemoria”, la poesia di Gianni Rodari contro la guerra, recitata in italiano, francese e inglese. L’impreciso telecronista Paolo Petrecca non ha fatto alcun riferimento al testo recitato dall’artista, né ha offerto alcuna riflessione al riguardo.
La telecronaca, spesso eccessivamente presente in determinati momenti, si è contraddistinta per un’assenza di commenti quando si è trattato di descrivere il ruolo assegnato al rapper. Questa lacuna narrativa è stata ampiamente percepita dal pubblico, non solo sui social media, ma anche al di fuori di essi, soprattutto se confrontata con l’attenzione riservata ad altri momenti dello spettacolo, anche meno densi di significato. Analogamente, la regia video ha mantenuto inquadrature estremamente ampie, che hanno certamente valorizzato le performance del corpo di ballo, ma che non hanno concesso molti primi piani del rapper. Il clima di tensione preesistente era già emerso nei giorni precedenti. Alla vigilia della cerimonia, Ghali aveva pubblicato un lungo messaggio sui social media, che oggi appare quasi profetico: “So quando una voce viene accettata. So quando viene corretta. So quando diventa di troppo. So perché vogliono uno come me. So anche perché non mi vorrebbero. So perché mi hanno invitato”.
La reazione del pubblico online e l’intervento di Myrta Merlino
Sui social media, le critiche alla Rai si sono diffuse rapidamente. Si discute apertamente di “oscuramento”, di “trattamento irrispettoso” e di una scelta editoriale che avrebbe marginalizzato un artista scomodo. Tra le voci più autorevoli spicca quella di Myrta Merlino, ex conduttrice di Pomeriggio Cinque, che ha difeso Ghali con fermezza: “Ghali, al centro dello stadio, recita i versi di ‘Promemoria’ di Gianni Rodari in italiano, francese e inglese. In arabo no, poiché non gli è stato consentito. Tuttavia, riesce comunque a stimolare una profonda riflessione sul rifiuto della guerra e sul significato della tregua olimpica. Siamo lieti che non abbia rifiutato di partecipare nonostante i maldestri tentativi di censurarlo”, ha dichiarato. E ha proseguito: “Ghali preventivamente censurato, evitato durante la cerimonia, privato di inquadrature ravvicinate. Eppure, il suo messaggio contro l’omologazione è giunto chiaro e forte. Le Olimpiadi dovrebbero anche rappresentare il mondo nella sua complessità: plurale, diverso, pacifico”. La polemica si è ora estesa oltre la semplice presenza di Ghali sul palco, focalizzandosi sul modo in cui la televisione pubblica ha scelto di rappresentarla, o di non rappresentarla affatto. L’assenza di primi piani, la mancata menzione durante la telecronaca e la percezione di un protagonismo minimizzato hanno trasformato quella performance in un caso mediatico.



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