Un tragico episodio si è verificato al Centro paraplegici di Ostia, dove un uomo di 68 anni, Massimo Gialli, è deceduto poche ore dopo aver ricevuto un’iniezione di penicillina, un farmaco al quale risultava allergico. La vicenda ha portato all’arresto di un medico e un infermiere, accusati di omicidio colposo per non aver consultato la cartella clinica, in cui era chiaramente indicata l’allergia del paziente.
La storia di Massimo Gialli inizia a fine ottobre 2024, quando era ricoverato nella struttura per un programma di riabilitazione. Pochi mesi prima, nell’agosto dello stesso anno, Gialli aveva subito gravi ferite a causa di una caduta in piscina durante una vacanza in un agriturismo in provincia di Siena. L’incidente gli aveva causato un serio trauma alla schiena, un edema spinale e la paralisi degli arti inferiori. Dopo il ricovero iniziale e le prime cure, aveva iniziato un percorso di riabilitazione al Centro di Ostia, con l’obiettivo di recuperare almeno in parte la mobilità. I primi segnali di miglioramento avevano alimentato le speranze sue e della sua famiglia.
Tuttavia, verso la fine del mese, la somministrazione di un antibiotico si è rivelata fatale. Secondo quanto riportato, Gialli ha iniziato a sentirsi male pochi minuti dopo l’iniezione. Il suo compagno di stanza ha riferito che i dolori sono comparsi già un quarto d’ora dopo la terapia. È scattato l’allarme e si è tentato un trasferimento d’urgenza all’ospedale Grassi di Ostia, ma le condizioni dell’uomo sono rapidamente peggiorate. Gialli è deceduto intorno alle tre di notte per arresto cardiocircolatorio.
Dopo la morte di Massimo Gialli, la procura ha disposto un’autopsia, eseguita presso il Policlinico di Tor Vergata. L’esame ha stabilito che la causa del decesso era uno shock anafilattico. Questo ha portato all’apertura di un’inchiesta coordinata dal sostituto procuratore Marcello Cascini, che ha messo in luce la responsabilità del personale sanitario coinvolto. L’allergia alla penicillina era chiaramente documentata sia nell’anamnesi sia nei fogli di terapia del paziente. Tra i farmaci segnalati come non somministrabili figurava anche il Tazocin, un antibiotico della stessa classe della penicillina.
In aggiunta ai due operatori sanitari già accusati, un’altra infermiera e una dirigente del reparto sono state coinvolte nell’inchiesta. La dirigente ha scelto di essere giudicata con rito abbreviato, mentre per l’infermiere coinvolto, la difesa ha presentato una richiesta di patteggiamento. Ora, il giudice per l’udienza preliminare dovrà pronunciarsi sulle posizioni di tutti gli imputati. I familiari di Massimo Gialli si sono costituiti parte civile nel procedimento.
Questo caso solleva importanti interrogativi sulla gestione delle allergie e sulla necessità di una corretta consultazione delle cartelle cliniche da parte del personale sanitario. La mancanza di verifica prima della somministrazione dell’iniezione è stata definita dai magistrati come una condotta negligente e imprudente.
La morte di Massimo Gialli rappresenta non solo una tragedia personale per la sua famiglia, ma anche un campanello d’allarme per il sistema sanitario. La gestione delle allergie deve essere una priorità assoluta per garantire la sicurezza dei pazienti. È fondamentale che vengano adottate misure per migliorare la comunicazione tra i membri del personale e per assicurarsi che le informazioni vitali sui pazienti siano sempre consultate e rispettate.



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