Qualche anno fa Andrea Pucci si era letteralmente sbranato il signor Guadagno in diretta all’Isola dei famosi. Svelato il mistero dell’astio di Luxuria (VIDEO)
QUANDO PUCCI RULLAVA LUXURIA pic.twitter.com/mrRZWoYuSp
— DC News (@DNews10443) February 12, 2026
Luxuria: “Nel ruolo della vittima lui e i suoi fan politici sono più che comici… ridicoli!”
Dopo il ritiro di Andrea Pucci da Sanremo 2026, Vladimir Luxuria interviene con parole durissime, ma condivisibili: al centro il peso pubblico della comicità, tra body shaming e omofobia.
Il ritiro di Andrea Pucci dal Festival di Sanremo 2026 non ha fermato le reazioni. Al contrario, la discussione pubblica si è intensificata. Il comico ha parlato di un clima ostile che lo avrebbe spinto a fare un passo indietro.
Parallelamente, molte voci hanno riportato l’attenzione su un altro punto, il rapporto tra il linguaggio usato negli anni e le reazioni ricevute oggi.
Tra gli interventi più netti c’è quello di Vladimir Luxuria, che ha scelto un tono diretto e senza attenuanti.
Il post di Vladimir Luxuria contro Pucci
Luxuria ha commentato la rinuncia di Pucci con un messaggio pubblicato sui social, diventato virale in poche ore. Il contenuto è molto preciso e punta su episodi concreti legati alla comicità del comico milanese:
“Andrea Pucci si ritira da Sanremo per l’ondata di odio sui social: Ma lui si è mai chiesto quanti commenti velenosi ha fomentato il body shaming nel post contro Elly Schlein puntando sui suoi denti e le orecchie?
Si è mai chiesto quanti sghignazzi omofobi hanno provocato le sue battute sul tampone anale a Tommaso Zorzi? Quanti ragazzi avranno preso spunto da lui per fare bullismo omofobo a scuola? Rispetto a lui la Schlein e Zorzi sono andati avanti senza indietreggiare.
Nel ruolo della vittima Pucci e i suoi fan politici sono più che comici… sono ridicoli!”.
Il messaggio di Luxuria è molto chiaro e condivisibile.
Dopo l’annuncio della rinuncia al Festival, l’attenzione si è spostata sul concetto di responsabilità sociale di chi parla davanti a un pubblico ampio.
Il punto sollevato da Luxuria riguarda le conseguenze culturali di battute percepite come offensive, soprattutto quando coinvolgono corpo, orientamento sessuale o identità personale.
Secondo questa lettura, la questione non riguarda la libertà di espressione, ma l’impatto concreto ed emotivo che certe parole possono avere su chi le ascolta, in particolare su giovani e adolescenti.
Uno dei passaggi più forti dell’intervento di Luxuria riguarda la rappresentazione di Pucci come bersaglio di odio.
Nel suo messaggio Luxuria contesta apertamente questa posizione, sostenendo che chi costruisce consenso anche attraverso battute contro minoranze o singole persone debba mettere in conto reazioni dure nel tempo.
La rinuncia di Pucci non ha chiuso la questione, anzi l’ha – finalmente – scoperchiata. Il Festival resta solo il contesto iniziale di una discussione più ampia che riguarda linguaggio, comicità e limiti sociali accettabili.
Cosa ci fa capire la rinuncia di Pucci
La rinuncia di Pucci appare come un segnale molto chiaro. Il comico sembra aver scelto di non rivedere il proprio modo di fare comicità, spesso costruito su attacchi diretti o indiretti verso minoranze e categorie sociali.
Sarebbe stato più efficace, e probabilmente anche più intelligente dal punto di vista artistico, salire su quel palco e dimostrare di saper far ridere davvero lavorando su temi diversi, lontani dal cliché delle donne relegate in cucina, dei napoletani descritti come “rumorosi” o dei siciliani raccontati come persone svogliate.
Il passo indietro, allo stato attuale, restituisce invece l’immagine di una difficoltà concreta nel portare in scena contenuti che non passino attraverso un’offesa semplice e prevedibile verso chi è già bersaglio di stereotipi.
C’è poi un altro elemento che fa riflettere. Pucci è molto attivo su Instagram e condivide con continuità contenuti personali e professionali.
Proprio per questo sorprende che non abbia mostrato pubblicamente neanche un esempio di offesa o minaccia ricevuta. Facendo volutamente l’avvocato del diavolo, qualcuno potrebbe leggere questa scelta come una strategia vittimistica per spostarsi verso una posizione percepita come più legittima agli occhi del pubblico.



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