Una riforma attesa da tre decenni si appresta a ridefinire le norme democratiche del nostro Paese, con l’obiettivo di incrementare i livelli di sicurezza nelle aree urbane e di ostacolare l’intervento della magistratura nel bloccare le decisioni politiche del governo in materia di immigrazione clandestina. Il dibattito in vista del referendum del 22 e 23 marzo si arricchisce delle dichiarazioni di Brahim Baya, noto esponente della comunità musulmana sui social media, celebre per i suoi sermoni anti-israeliani e per la sua associazione con l’imam di Torino, Mohamed Shahin, e con Mohammad Hannoun, arrestato con l’accusa di aver finanziato Hamas.
Baya ha recentemente espresso il suo disappunto nei confronti del governo di centrodestra, una posizione che non sorprende. È noto da tempo a Il Tempo che l’Islam estremo preferisca la sinistra al potere.
Sulla sua pagina Facebook, Baya ha illustrato le ragioni per cui un musulmano residente in Italia dovrebbe votare al referendum e opporsi alla riforma. Ha criticato la Presidente del Consiglio per aver attaccato la magistratura durante la conferenza stampa di inizio anno, mettendo in discussione un principio fondamentale dello stato di diritto: la separazione dei poteri.
Nel video, Baya ha fornito una dettagliata spiegazione di Montesquieu e della Costituzione Italiana, che non riportiamo per brevità. Ha inoltre fatto riferimento al passaggio in cui la Presidente del Consiglio menziona Shahin, evidenziando che la polizia ne ha dimostrato la pericolosità a causa dei suoi contatti jihadisti, che il Ministro Piantedosi ne ha disposto l’espulsione e che tale espulsione è stata bloccata.



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