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Sequestro a Crans Montana, ai Moretti tolti auto di lusso e orologi per oltre mezzo milione



Un nuovo passaggio dell’inchiesta sulla tragedia avvenuta a Crans‑Montana nella notte di Capodanno porta l’attenzione degli investigatori sul patrimonio dei proprietari del bar Le Constellation, il locale in cui un incendio ha provocato 41 morti. Le autorità del Canton Vallese hanno disposto il sequestro di beni personali ritenuti di valore elevato, riconducibili ai coniugi Jacques Moretti e Jessica Moretti, per una cifra complessiva indicata in oltre mezzo milione di franchi svizzeri.



La misura, riferisce il quotidiano svizzero Blick, si inserisce in una serie di accertamenti patrimoniali mirati a ricostruire disponibilità e movimenti finanziari della coppia. Gli inquirenti avrebbero esaminato, tra gli altri elementi, uno stile di vita definito “glamour” e considerato non coerente con i redditi dichiarati. In questo quadro sarebbe maturata la decisione di congelare beni mobili di particolare pregio, con l’obiettivo di metterli a disposizione di eventuali future esigenze processuali.

Tra i beni sequestrati figurano diversi veicoli. Nell’elenco vengono citate una Bentley Continental, una Porsche Cayenne e un van Mercedes Benz eVito, oltre a una Maserati della quale non è stato specificato il modello. Per la Bentley, in particolare, vengono richiamate le valutazioni di mercato dei modelli più recenti in Svizzera, indicati in una fascia che può oscillare fra 265mila e 350mila franchi. Gli atti esaminati nell’ambito dell’indagine riporterebbero inoltre contratti di leasing, con canoni mensili che arriverebbero fino a 4mila franchi: una formula che consente l’utilizzo del mezzo dietro pagamento di rate e con la possibilità di riscatto in un momento successivo.

Il sequestro non riguarda soltanto le automobili. Gli investigatori hanno prelevato anche cinque orologi di fascia alta: un Hublot Big Bang in edizione limitata, tre Rolex (Daytona, Day‑Date e Datejust) e un Audemars Piguet Royal Oak. Per questa categoria, vengono richiamati valori di listino che, anche per versioni standard, possono collocarsi tra 10mila e 50mila franchi per singolo esemplare, mentre edizioni da collezione possono raggiungere cifre più elevate. Secondo la ricostruzione citata, la misura cautelare avrebbe lo scopo di preservare risorse utili a sostenere le spese legali e, soprattutto, a garantire l’eventuale soddisfazione di richieste risarcitorie avanzate dalle famiglie delle vittime.

Nel provvedimento rientrerebbe anche il sequestro di una pistola semiautomatica Glock 19, insieme a quattordici cartucce. Sul punto, viene riportato che Moretti avrebbe dichiarato di essere titolare di regolare porto d’armi. L’arma è stata inserita nell’elenco dei beni congelati insieme agli altri oggetti di valore.

L’operazione patrimoniale si colloca in una fase procedurale descritta come complessa anche per la dimensione internazionale degli accertamenti. Sempre secondo quanto riportato, il Tribunale giudiziario di Grasse, in Francia, ha respinto una richiesta di rogatoria internazionale presentata dalla Procura generale del Canton Vallese. L’istanza mirava al sequestro di immobili e conti bancari riconducibili ai coniugi, fra i quali sarebbero stati indicati un appartamento a Cannes e l’abitazione di famiglia in Corsica. Il rigetto della rogatoria, per quanto riferito, rappresenta un ostacolo alla possibilità di intervenire su beni collocati fuori dal territorio elvetico, almeno nella forma richiesta in questa fase.

Sul piano delle contestazioni, l’inchiesta in Svizzera prosegue nei confronti di Jacques Moretti e Jessica Moretti, indicati come indagati per omicidio colposo, lesioni colpose e incendio colposo. Le indagini coinvolgerebbero anche altri soggetti, tra cui funzionari pubblici legati al contesto di Crans‑Montana, mentre continuano le verifiche su responsabilità e condotte che avrebbero preceduto l’incendio di Capodanno.

Parallelamente, si muove anche il fronte italiano. In Italia, la Procura di Roma ha aperto un fascicolo per disastro colposo, omicidio colposo e lesioni; allo stato, il procedimento risulta iscritto contro ignoti, ma viene descritto come strettamente coordinato con l’attività delle autorità svizzere. È prevista infatti una missione di magistrati romani a Sion tra il 23 e il 27 marzo, finalizzata alla consultazione degli atti dell’indagine elvetica. Il programma si inserisce nell’ambito di un accordo di cooperazione rafforzata tra le procure, con l’obiettivo di allineare la raccolta degli elementi e i passaggi istruttori.

Nel frattempo, l’attenzione delle famiglie e dell’opinione pubblica resta concentrata sulle condizioni dei sopravvissuti e sulle conseguenze a lungo termine della tragedia. In questo contesto, nell’articolo viene richiamata anche la testimonianza di un familiare: “Sa che è in ospedale, vuole tornare a vivere”. La frase, riferita al padre di un sopravvissuto, sintetizza l’impatto umano di un evento che continua a produrre sviluppi sul piano giudiziario e patrimoniale, mentre gli inquirenti cercano di ricostruire responsabilità e risorse disponibili in vista dei prossimi passaggi processuali.



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