Un grave episodio di bullismo è avvenuto in piazza Enrico Fermi, conosciuta a Silvi Marina come “piazza Iris”, dove un ragazzo di 17 anni con disabilità è stato vittima di un’aggressione da parte di due coetanei. Il giovane è stato spinto a terra, colpito con un bastone e infine sollevato di peso e gettato in un cassonetto, subendo umiliazioni ripetute. Intorno a lui c’erano diversi adulti, ma solo una persona ha avuto il coraggio di intervenire.
Dieci giorni dopo l’incidente, il padre del ragazzo ha deciso di rompere il silenzio attraverso un video, esprimendo il suo dolore e la sua rabbia per quanto accaduto. “Ho aspettato per non farmi guidare solo dalla rabbia”, ha dichiarato, sottolineando che suo figlio era disposto a sopportare qualsiasi umiliazione pur di mantenere la sua autonomia e il diritto di uscire e socializzare. Il padre ha rivelato che il ragazzo era stato minacciato e costretto al silenzio: “Se parli, sono guai”.
La Procura per i minorenni dell’Aquila ha aperto un fascicolo sull’accaduto e ha iscritto due coetanei nel registro degli indagati. I carabinieri sono attualmente impegnati a ricostruire la dinamica dell’aggressione. Il giovane è stato medicato al pronto soccorso e ha ricevuto una prognosi di dieci giorni. Tuttavia, il racconto del padre va oltre i dettagli giudiziari. “La cosa più triste è sapere che c’erano altri adulti in piazza e nessuno è intervenuto”, ha affermato, evidenziando non solo la violenza del branco, ma anche il silenzio e l’indifferenza di chi assiste a tali atti. “Siamo diventati una società omertosa. Tutti vedono, ma nessuno vede”.
Quando qualcuno ha tentato di fermare il pestaggio, si è sentito rispondere di “farsi i fatti propri”. Il padre ha parlato anche con i ragazzi coinvolti e i loro genitori, scoprendo che spesso sentiva dire: “Mio figlio si fa rispettare”. Per lui, questo non è rispetto, ma una forma di bullismo. “Infame non è chi parla. Infame è chi commette queste azioni”, ha affermato, sottolineando la necessità di esporsi e denunciare. “Non aspetterò che mio figlio crolli sotto il peso di tutto questo”.
La vicenda ha suscitato l’indignazione dell’associazione Carrozzine Determinate, che ha espresso una ferma condanna per l’accaduto. Il presidente, Claudio Ferrante, ha ringraziato pubblicamente il padre per aver avuto il coraggio di rendere noto il fatto e ha annunciato l’intenzione di incontrare la famiglia. Inoltre, ha offerto un percorso pedagogico alla scuola frequentata dal ragazzo, affermando: “La disabilità non può e non deve mai diventare motivo di bullismo o violenza. Il silenzio e l’indifferenza non devono esistere”.
Anche il sindaco di Silvi, Andrea Scordella, ha commentato l’accaduto, esprimendo massima solidarietà alla famiglia della vittima. Ha dichiarato: “Un gesto di bullismo e di violenza va sempre condannato, così come l’indifferenza”. Ha inoltre sottolineato l’importanza di uno sforzo collettivo per combattere il fenomeno della devianza giovanile, promettendo che i servizi sociali indagheranno a fondo sulla vicenda. “Serve più attenzione anche da parte di scuole e famiglie”, ha concluso.
Questo episodio mette in luce non solo la gravità del bullismo tra i giovani, ma anche la necessità di una maggiore consapevolezza e responsabilità da parte della comunità. La storia del giovane disabile di Silvi è un richiamo a tutti affinché si alzino in difesa di chi è vulnerabile e affinché non si tollerino più atti di violenza e indifferenza. La speranza è che questo caso possa stimolare un cambiamento positivo e una maggiore attenzione verso il benessere dei giovani, in particolare quelli che affrontano sfide quotidiane legate alla disabilità.



Add comment