L’ex sacerdote Giuseppe Rugolo è stato condannato in secondo grado a tre anni di carcere per violenza sessuale a danno di minori. La condanna è legata a un caso di molestie su un ragazzo di 16 anni avvenuto nel 2018. Durante il processo, sono emerse ulteriori testimonianze di almeno altri due minori, confermando la gravità delle accuse. I giudici hanno ritenuto che Rugolo avesse adottato comportamenti con connotazione sessuale, mascherati da “scherzi camerateschi”.
La corte d’appello di Caltanissetta ha avallato la sentenza del tribunale di primo grado di Enna, evidenziando che l’imputato ha messo in atto strategie di manipolazione psicologica nei confronti dei minori. I magistrati hanno considerato credibile la testimonianza della vittima che ha per prima denunciato le violenze. La Curia, inizialmente ritenuta responsabile civilmente, è stata esclusa dal processo in appello, poiché considerata un semplice ufficio interno alla diocesi.
I giudici hanno confermato le osservazioni del tribunale di Enna, sottolineando che i comportamenti di Rugolo erano caratterizzati da una vera e propria devianza sessuale. Nelle motivazioni della sentenza si legge: “L’imputato era solito relazionarsi con modalità del tutto inappropriate per la sua funzione educativa e di guida spirituale.” Inoltre, la frequenza con cui accedeva a siti pornografici, oltre 19mila volte in soli nove mesi, è stata utilizzata per avvalorare l’idea di una “personalità deviata” dell’ex sacerdote. La corte ha respinto i motivi di appello presentati dalla difesa di Rugolo.
I giudici hanno smontato la tesi difensiva secondo cui i rapporti sessuali con le vittime fossero consensuali. Rugolo è stato condannato per gli atti denunciati dal 16enne nel 2021, che includevano palpeggiamenti, pacche sui genitali, baci allusivi e docce condivise con i ragazzi.
Oltre alla denuncia alle autorità, il 24 dicembre 2018, la vittima, allora 16enne, aveva raccontato gli abusi anche al vescovo di Piazza Armerina, il quale, all’inizio del 2019, aveva disposto un’investigatio previa sul sacerdote. Tuttavia, le indagini ecclesiastiche si erano concluse senza conseguenze.
La condanna di Giuseppe Rugolo rappresenta un passo importante nella lotta contro la violenza sessuale su minori, evidenziando la necessità di proteggere i più vulnerabili e di garantire che le denunce siano prese sul serio. La sentenza ha suscitato un ampio dibattito sull’importanza di un sistema di giustizia che possa affrontare tali crimini e sulla responsabilità delle istituzioni religiose nel prevenire e combattere abusi all’interno delle loro comunità.
La vicenda ha anche sollevato interrogativi sulla protezione dei minori e sulla necessità di educare le famiglie e le istituzioni a riconoscere e denunciare comportamenti inappropriati. La continua attenzione mediatica su questi casi è fondamentale per sensibilizzare l’opinione pubblica e promuovere un cambiamento culturale che possa prevenire simili tragedie in futuro.



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