Massimo De Manzoni, condirettore de La Verità, evidenzia l’ipocrisia della sinistra nel confronto con Paola De Micheli durante la trasmissione “4 di Sera”.
L’ultima domanda della parlamentare De Micheli si rivela particolarmente incisiva: “Mi interrogo sulla sua residenza, sul quartiere in cui abita. Sono questi i quartieri in cui i cittadini sono vittime di aggressioni da parte di immigrati.”
MASSIMO DE MANZONI condirettore de @LaVeritaWeb fa emergere tutta l’ipocrisia della sinistra nel confronto con PAOLA DE MICHELI a #4disera.
Perfetta l’ultima domanda:
” Io mi domando dove vive lei, in che cavolo di quartiere vive!. È in questi quartiere che la gente viene presa… pic.twitter.com/PGhU3g15fn— Virna (@Virna25marzo) February 13, 2026
In Italia, la situazione carceraria presenta dati significativi: attualmente ci sono circa 60.000 detenuti e 144.822 persone in “area penale esterna”. Questi numeri indicano che ci sono più individui in libertà vigilata rispetto a quelli in carcere, sfatando così il mito di un sistema carcerocentrico. A esprimere queste considerazioni è il sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro, il quale sottolinea l’importanza di affrontare la questione, in particolare per quanto riguarda i 50.000 stranieri con problemi di giustizia in Italia.
Intervistato da La Verità, Delmastro ha messo in evidenza che tra questi 50.000 stranieri, oltre 30.000 si trovano in area penale esterna mentre 20.000 sono attualmente detenuti. La situazione è particolarmente preoccupante nel Nord Italia, dove la presenza di immigrati è più alta. Ad esempio, nel carcere di Bozza a Bologna, ci sono 377 detenuti italiani e 493 stranieri, mentre al carcere di San Vittore a Milano, gli italiani sono 318 e gli stranieri ben 621.
Per affrontare il problema degli stranieri condannati, Delmastro ha proposto due possibili soluzioni. Una di queste prevede il rimpatrio degli stranieri che hanno commesso reati in Italia, consentendo loro di scontare la pena nei loro Paesi d’origine. Questa proposta, già avanzata in passato, è attualmente in fase di studio da parte del governo. Tuttavia, esistono vincoli legali, come la necessità del consenso del detenuto, che spesso non è disposto a tornare nel proprio Paese dopo aver vissuto l’esperienza del carcere in Italia. “Difficilmente chi ha assaggiato la civiltà delle nostre galere decide di tornare in Nord Africa o da dove proveniva,” ha affermato Delmastro, evidenziando la difficoltà di questa soluzione.
L’altra opzione consiste nelle espulsioni, che sono aumentate del 20% da quando il governo è in carica e del 10% tra il 2024 e il 2025. Tuttavia, anche in questo caso ci sono difficoltà pratiche. Gli Stati africani spesso oppongono resistenza legale alle espulsioni, richiedendo documentazione e garanzie di sicurezza. “Stiamo lavorando per ammorbidire le procedure,” ha dichiarato Delmastro, sottolineando l’importanza di facilitare questi processi per migliorare la situazione.
Un ulteriore ostacolo riguarda il fatto che le espulsioni devono sempre passare attraverso un provvedimento giudiziale. Delmastro ha suggerito che, per rendere questa strada più praticabile, sarebbe opportuno modificare la legge affinché il ricorso del detenuto contro il provvedimento di espulsione non sospenda automaticamente l’esecuzione della misura. Ha affermato che, in caso di violazione delle prescrizioni per le misure alternative alla detenzione, bisognerebbe intervenire con maggiore severità. Tuttavia, ha chiarito che tali decisioni non spettano alla politica, ma a un altro potere dello Stato.
Riferendosi alla magistratura, Delmastro ha espresso il suo sconcerto per alcune decisioni giudiziarie. “Io non da sottosegretario ma da cittadino a volte mi chiedo perché persone che, pur beneficiando di una misura di grande magnanimità e generosità, violino le prescrizioni e non finiscano in carcere,” ha detto. Ha anche menzionato casi specifici in cui individui accusati di reati gravi beneficiano di misure alternative, lasciando la società in una situazione di insicurezza.



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