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Elena Sofia Ricci denuncia lo slittamento delle fiction in tarda serata: un problema che coinvolge tutti



Elena Sofia Ricci ha alzato la voce su un tema che in Rai ormai circola da tempo, ma che raramente viene affrontato in modo così chiaro: l’orario di messa in onda delle fiction di prima serata. In occasione della conferenza stampa della sua nuova serie televisiva, direttamente negli studi Rai, l’attrice ha ribadito un dato ormai evidente a tutti ma raramente esplicitato. Le fiction, un tempo protagoniste della serata a partire dalle 21, sono sempre più spesso trasmesse in orari che si avvicinano molto alla mezzanotte. Un orario quasi da seconda serata, che non rende giustizia al prodotto né al pubblico.



Il suo discorso è immediato e stringente: «Mandarci in onda così tardi è una mancanza di rispetto enorme nei confronti del pubblico» ha dichiarato, mettendo in luce un aspetto cruciale. Non si tratta solo di un problema organizzativo o di produzione, ma di una vera e propria questione culturale. Un tempo la fiction cominciava subito dopo il Tg delle 20 e permetteva a famiglie, lavoratori, studenti di seguirla insieme, in un momento condiviso della giornata. Oggi, invece, chi deve alzarsi presto il giorno dopo già è a letto quando parte la diretta; molti spettatori non la guardano più in tempo reale, ridimensionando così anche il valore degli investimenti che si fanno dietro ogni serie.

Ricci ha evidenziato anche un aspetto delicato, quello del lavoro sul set. Le condizioni per chi realizza una fiction sono decisamente dure: orari lunghi, fatica fisica e mentale, clima spesso variabile. Questi sforzi però, spiega l’attrice, rischiano di diventare vani se il prodotto finito non raggiunge il maggior pubblico possibile nella fascia oraria in cui dovrebbe essere viste. Aggiunge così un punto che molti spettatori forse trascurano: la fatica non è un’esclusiva del set. Il pubblico, infatti, perde abitualmente la possibilità di godersi lo spettacolo nella sua “prima serata”, non tanto per pigrizia, ma semplicemente per la stanchezza che anche chi lavora deve affrontare.

Dietro a questo slittamento – e qui la questione diventa più complessa – c’è una vera battaglia per gli ascolti nella fascia dell’”access prime time”, quel momento che precede la serata finale. Da una parte troviamo i programmi di gioco, come “Affari Tuoi”, dall’altra “La Ruota della Fortuna”, che si sfidano per conquistare il pubblico subito dopo il telegiornale delle 20. Questa lotta per un pubblico affollatissimo e prezioso è ormai una questione di primaria importanza per la Rai, che per ovvi motivi di raccolta pubblicitaria e ascolti è costretta a comportarsi come una tv commerciale.

Il risultato è che quei programmi occupano spazio per molto più tempo di quanto accadesse in passato, contribuendo a far slittare l’avvio delle fiction fino alle 22.30 o addirittura oltre. Recuperare ascolti in quella fascia non significa solo guadagnare pubblico, ma anche vendere meglio gli spazi pubblicitari. Una scelta che diventa inevitabile ma che, come spiega Ricci, ha come contrappeso una serie di effetti negativi sul prodotto e in definitiva sul servizio pubblico.

Perché questa situazione si mantiene? Perché i pacchi, i quiz, i giochi televisivi sono seguiti da milioni di persone ogni sera. Nessun dirigente si sognerebbe di protrarre un programma che non viene seguito. Alla fine, dunque, la responsabilità è anche nostra, spettatori, che restiamo sintonizzati su questi show, consentendo alla Rai di allungare la fascia dedicata all’access prime time e di posticipare così la fiction.

L’alternativa, quella di spostare indietro l’inizio delle fiction per permettere di recuperare una prima serata vera e propria alle 21 non è semplice; significherebbe cambiare abitudini di spettatori e palinsesti consolidati. E anche il fatto che oggi esistano soluzioni come RaiPlay non elimina completamente il problema. Ricci sottolinea bene che guardare una serie in streaming, ognuno da solo, non è la stessa cosa della condivisione di una serata in famiglia o con amici davanti alla tv tradizionale.

Una fiction ha bisogno di un momento comune, un orario simbolico in cui diventare evento televisivo. Quando questo non accade, perde parte del suo senso, quella magia che nasce dal guardare insieme qualcosa di bello e avvincente. Il problema non è quindi l’orario in sé, ma la perdita di quella fetta di pubblico che rimane esclusa da un appuntamento centrale della serata, come richiamato con forza da Elena Sofia Ricci.

Questa presa di posizione mette sotto i riflettori un aspetto che raramente viene messo in discussione nel mondo della televisione italiana, specie nei grandi colossi come Rai e Mediaset. Chiedersi se siamo ancora in presenza di una vera “prima serata” oppure di una fascia più tarda è un interrogativo che tocca abitudini, gusti e spesso anche strategie editoriali nate in anni e anni di radio e tv. I nodi da sciogliere riguardano quindi non solo le ragioni tecniche, ma anche il modo in cui pubblico e aziende televisive si rapportano oggi allo schermo.

Insomma, Elena Sofia Ricci ha intercettato un disagio che coinvolge tutti: spettatori, produttori, aziende. Il palinsesto non è più quello di una volta e la fiction soffre di uno slittamento che riduce il suo potenziale impatto. A pagare è un prodotto culturale e artistico che richiede supporto, ma fatica a ritagliarsi il giusto spazio in una programmazione televisiva sempre più piegata da logiche di mercato e ascolti immediati.

In un contesto dove le sfide si spostano rapidamente dalla tv lineare al digitale, dove un film o una serie non hanno più solo un singolo momento di visione ma si consumano su più piattaforme e orari, questa tensione tra vecchio e nuovo si fa ancora più evidente. Di certo, l’invito di Ricci a riflettere sul significato di “prima serata” è un campanello d’allarme che parla a tutta la televisione italiana, senza escludere nessuno.

Il dibattito sul tema rimane aperto, ma la presa di posizione di una voce autorevole come quella di Elena Sofia Ricci potrebbe essere l’occasione per ripensare il modo in cui le fiction vengono programmate, e di conseguenza il modo in cui la TV, specie quella pubblica, cerca di riconquistare un pubblico che nel tempo ha cambiato abitudini e aspettative.

Se ti interessa approfondire, la questione ha uno sfondo complesso che punta a comprendere come il pubblico e le aziende si misurino tra audience e qualità, tra ascolti facili e prodotti che richiedono attenzione e condivisione. Elena Sofia Ricci ha sicuramente lanciato un tema da non sottovalutare.

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