Una segnalazione su X fa partire l’inchiesta: sei anni di carcere per Abusali Rahman, supply teacher accusato di abusi d’immagini e deepfake di studenti.
Una madre, scorrendo il feed di X, si è imbattuta in un post che le ha fatto riconoscere subito la figlia. La foto, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, era stata prelevata da un profilo social della ragazza e pubblicata insieme a commenti sessualizzati. Sconvolta, la donna ha segnalato l’episodio alla polizia e alla scuola: da lì è partita un’indagine che ha portato all’identificazione dell’autore dell’account anonimo, risultato essere un insegnante.
Il caso, riportato dal Manchester Evening News e ripreso dalla stampa britannica, riguarda Abusali Rahman, 37 anni, che lavorava come supply teacher (docente supplente). Gli investigatori riferiscono che la scoperta iniziale della madre ha permesso di aprire un filone più ampio su immagini rubate, materiale pedopornografico scaricato e contenuti manipolati con l’intelligenza artificiale.
Abusali Rahman: La segnalazione su X e la scoperta sull’identità dell’account
Secondo quanto emerso, l’account su X aveva oltre 1.000 follower e mostrava un interesse esplicito per adolescenti. L’immagine della figlia della donna era stata ripubblicata senza consenso e associata a testi ritenuti osceni. La segnalazione ha fatto arrivare l’utente all’attenzione delle forze dell’ordine, che in un primo momento non avrebbero collegato subito la vicenda al mondo scolastico.
La svolta sull’identità dell’uomo sarebbe arrivata dopo verifiche sui suoi dati personali. È a quel punto, riferiscono gli investigatori, che è emerso che il gestore dell’account era un insegnante. La circostanza ha aggravato l’allarme, perché il sospettato aveva un ruolo a contatto con minorenni.

Rahman è nato a Tameside e ha doppia nazionalità bangladese. Si era laureato in un corso di formazione per l’insegnamento alla Manchester Metropolitan University e aveva ottenuto l’abilitazione nel luglio 2023. Stando alla ricostruzione investigativa, nei mesi successivi avrebbe iniziato a scaricare immagini indecenti di minori.
Le accuse: foto rubate, upskirting a scuola e uso dell’iPhone
Gli elementi raccolti dagli investigatori descrivono anche episodi di upskirting compiuti mentre Rahman lavorava come supplente. La polizia sostiene che tra gennaio e giugno dell’anno precedente (rispetto ai fatti processuali riportati) l’uomo abbia usato il telefono cellulare per scattare di nascosto immagini intime a studentesse durante l’attività scolastica.
Gli agenti hanno identificato 12 ragazze come vittime di queste riprese: secondo l’accusa, l’uomo avrebbe posizionato e orientato la fotocamera per ottenere immagini sotto gli abiti. Nella ricostruzione fornita, non avrebbe nascosto telecamere nei bagni: avrebbe invece usato l’iPhone collocandolo nella tasca superiore della giacca o della maglia per fotografare senza farsi notare. In altri tre casi, le ragazze riprese non sarebbero state identificate.
Le studentesse avevano tra 13 e 16 anni e frequentavano sette scuole superiori tra Bury, Bolton e Salford. Complessivamente, Rahman avrebbe insegnato in 25 scuole nel Nord Ovest dell’Inghilterra.

Le indagini digitali: dal materiale scaricato alle immagini manipolate con l’IA
Gli investigatori affermano che Rahman non avesse precedenti penali e che avesse superato i controlli di disclosure and barring, le verifiche previste per chi lavora con minori. Durante l’interrogatorio, viene riferito, avrebbe scelto di non rispondere alle domande, e per questo inquirenti e pubblici ministeri dicono di non avere una spiegazione sul movente.
La polizia sostiene inoltre di aver trovato sui suoi dispositivi altre fotografie di studenti e studentesse incontrati a scuola, salvate dai social e poi trasformate con strumenti di intelligenza artificiale in contenuti sessualizzati. Nella documentazione citata dagli investigatori, ci sarebbe stata anche una nota sul telefono in cui l’uomo avrebbe ipotizzato la vendita di un accesso a un account Telegram per 20 sterline.
La detective constable Lisa McGaffin, indicata come investigatrice del caso, ha riassunto così la difficoltà di ottenere chiarimenti dall’indagato: «He has never given us any information», ha dichiarato ai reporter, spiegando anche quanto sia stato complesso esaminare e catalogare le immagini raccolte durante le analisi.
McGaffin ha ricostruito che a far scattare l’inchiesta è stata la segnalazione della madre che aveva visto la figlia pubblicata su X, con contenuti considerati osceni: un passaggio che, secondo quanto riferito, ha portato sia la famiglia sia la scuola a rivolgersi alle forze dell’ordine.
Dalle analisi digitali, la polizia riferisce di aver collocato l’attività contestata in un arco temporale che va da dicembre 2023 a giugno 2025. In questo periodo Rahman avrebbe scaricato quasi 200 immagini indecenti di minori; gli episodi di upskirting contestati, invece, sarebbero concentrati tra gennaio e giugno dell’anno precedente. La prima allerta alle autorità sarebbe arrivata nel mese di marzo dello stesso anno, dopo la scoperta della madre su X.
Secondo McGaffin, l’idea che condotte di questo tipo possano maturare “dentro” un contesto scolastico ha creato forte sconcerto tra dirigenti e istituzioni locali coinvolte nei confronti e nelle riunioni successive. La detective ha anche descritto Rahman come una persona molto silenziosa durante gli incontri.
Un ulteriore capitolo, evidenziato dagli investigatori, riguarda la velocità con cui gli strumenti di intelligenza artificiale si diffondono e diventano accessibili. McGaffin ha parlato di un problema reso più difficile dall’esistenza di piattaforme non regolamentate e dalla mancanza di una legislazione specifica considerata adeguata a inseguire questi nuovi scenari.
La sentenza a Bolton e i capi d’imputazione
Rahman, indicato come senza fissa dimora ma originario di Salford, si è dichiarato colpevole di 21 reati. In base a quanto riportato: 12 capi per aver realizzato immagini indecenti di minori, quattro per la pubblicazione di articoli osceni, tre per il possesso di immagini indecenti di minori, uno per la distribuzione di immagini indecenti di minori e uno per voyeurismo.
Davanti alla Bolton Crown Court, nell’udienza indicata come “oggi (October 15)” nei resoconti citati dalla stampa britannica, Rahman è stato condannato a sei anni di carcere. Non viene specificato, nel materiale disponibile, l’anno di calendario a cui si riferisce quella data.
Dopo la decisione del tribunale, Alexandra Mann, Senior Crown Prosecutor, ha dichiarato che l’imputato avrebbe sfruttato il ruolo di insegnante per riprendere alunne senza che se ne accorgessero, in un contesto in cui avrebbero dovuto sentirsi protette. Mann ha aggiunto che la creazione e condivisione di deepfake sessualizzati di studenti sui social rappresenta, secondo l’accusa, una grave violazione della fiducia e che l’uso improprio di tecnologie emergenti viene trattato come un reato serio, con conseguenze sulle vittime e sulla comunità. La procura ha infine sottolineato il lavoro con la polizia per ricostruire prove dai dispositivi e dai riscontri sui luoghi, indicando l’intenzione di perseguire con fermezza chi sfrutta la tecnologia per abusare dei minori.



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