Charlie Gard shock, la Corte da ragione ai medici la piccola deve morire: “Sospendete le cure”

La Corte europea dei diritti umani ha ritirato le misure preventive per il piccolo Charlie Guard il bambino che purtroppo soffre di una rara e fatale malattia genetica e ha approvato le decisioni prese dai tribunali britannici, in base alle quali si possono sospendere le cure a cui finora è stato sottoposto per mantenerlo in vita.La Corte europea dei diritti umani, dunque, ha deciso e potranno essere sospese le cure che mantengono in vita il piccolo Charlie, che come già detto è affetta da una rara malattia genetica; si tratta di una sentenza che annulla le misure preventive ordinata lo scorso 19 giugno e va nella scia di quanto deciso dai tribunali britannici, dopo che il giudice aveva visitato il bambino in ospedale ed aveva optato per la sospensione della terapia con la più profonda tristezza nel cuore, ma nella più piena convinzione che fosse nel migliore interesse del bambino.

Dunque, non sembra essere stato accolto il ricorso dei genitori del bambino che in tutti i modi hanno tentato di tenere in vita il loro figlio; i genitori nello specifico avevano presentato un documento a Strasburgo, attraverso il quale avevano dichiarato che l’ospedale avesse bloccato l’accesso ad un trattamento per mantenere in vita il bambino negli Stati Uniti girando in questo modo il diritto alla vita e anche quello alla libertà di movimento ed ancora pare avessero denunciato le decisioni dei tribunali britannici come un’interferenza iniqua e proporzionata nei loro diritti genitoriali.

La Corte di Strasburgo ancora una volta ha ribadito di non avere il compito di sostituirsi alle autorità competenti nazionali e nel prendere la loro decisione, riguardo il ricorso pare abbia tenuto conto del considerevole margine di manovra che gli Stati hanno riguardo le cure sperimentali per malati terminali e nei casi che sollevano delicate questioni morali ed etiche. La storia del piccolo Charlie era stata portata alla ribalta delle cronache britanniche ed internazionali già da tanto tempo, spaccando l’opinione pubblica; al bambino era stata diagnosticata una rara malattia genetica, la sindrome di deperimento mitocondriale, che provoca il progressivo e inesorabile indebolimento dei muscoli.

Charlie è affetto da una sindrome da deplezione del Dna mitocondriale, malattia rara che causa un progressivo e inesorabile indebolimento muscolare; per la medicina, purtroppo il piccolo è incurabile, ma i suoi genitori Connie Yates e Chris Gard, sin da subito hanno nutrito le speranze di poterlo salvare e proprio per questo motivo, lo scorso 12 aprile quando l’Alta corte inglese ha stabilito che i medici potevano staccare la spina, hanno fatto ricorso alla Cedu. La storia di Charlie Gard, come già detto, ha scosso l’opinione pubblica inglese, soprattutto da quando i medici del Great Hospital di Londra, si sono rivolti ai giudici perchè convinti che il bambino sia senza speranze.

Da ieri le nostre vite non ci appartengono più, non siamo più i custodi di un soffio vitale che ci viene donato da altri e forse dall’alto, dalla Natura o da Dio, perché le nostre misere, povere esistenze sono completamente in balia e nelle mani di medici e giudici. Decideranno loro per noi, su di noi. E se vorranno sbarazzarsi di noi, non potremo opporci.

È davvero raccapricciante quello che è accaduto ieri a Strasburgo, dove la Corte europea dei diritti dell’uomo ha legittimato la sospensione delle cure per il piccolo Charlie Gard, ritirando le misure preventive nei suoi confronti e scrivendo la sua condanna a morte. La vicenda di Charlie aveva scosso l’intero continente: il piccolo inglese di 10 mesi era affetto da una grave malattia genetica (sindrome di deperimento mitocondriale) che gli impediva di respirare autonomamente e gli causava il progressivo indebolimento dei muscoli.

I medici dell’ospedale in cui era ricoverato, il Great Ormond Street di Londra, avevano decretato l’inutilità delle cure cui era sottoposto parlando di «accanimento terapeutico» e chiedendo ai giudici un’autorizzazione per staccare la spina. Da lì un doppio grado di giudizio nelle corti inglesi che aveva stabilito che era lecito, anzi doveroso lasciar morire Charlie.
Nondimeno i genitori, Chris Gard e Connie Yates, non si erano dati per vinti. Sicuri della necessità di tenere in vita il loro piccolo, avevano trovato un centro negli Usa dove si sarebbe potuta praticare una cura sperimentale nei suoi confronti; e poi lanciato una campagna social di raccolta fondi, al suon di #Charliesfight, che era riuscita a racimolare 1 milione e 300mila sterline, più che sufficienti per portare e curare il bambino in America. Infine i due avevano fatto ricorso alla Corte di Strasburgo che, dopo un doppio rinvio, ieri si è espressa decretando la fine di Charlie.

Così, in un colpo solo, sono andati a farsi benedire i diritti inviolabili alla tutela della salute e della vita della persona, su cui pensavamo l’Europa fosse fondata. E se n’è andato a farsi fottere il principio della libera volontà dell’individuo rispetto allo Stato, il diritto di un genitore di decidere il bene per suo figlio, senza vedersi imporre decisioni da un tribunale
o da un ospedale.

Guardate, qui siamo di fronte a un caso ancor più grave della vicenda Eluana Englaro. Perché là almeno c’era stata la volontà esplicita di un genitore, il papà Beppino, di sospendere l’i- idratazione e l’alimentazione per sua figlia, per quanto ciò non eliminasse lo scandalo che fosse stato un tribunale a decretare la morte della giovane. Ma qui abbiamo fatto un passo ulteriore: i genitori sono stati del tutto espropriati della patria e “matria” potestà, al posto loro hanno deciso le istituzioni di uno Stato o addirittura degli organi giuridici internazionali. Ciò rende la vicenda Charlie non più una dolorosa faccenda privata, ma la erge a caso pubblico, facendo svanire i confini tra la sfera della persona e della comunità (in questo caso, la famiglia) e la sfera del potere. E mostrando fino a che punto quest’ultimo si può spingere, ossia fino a violare la sovranità su noi stessi e sui nostri figli.

Dietro poi c’è tutta la retorica dell’efficienza, il mito dell’adeguatezza a certi standard, sotto i quali e fuori dai quali non sei degno di far parte di una società e neppure di restare in vita. È il rifiuto a prescindere della sofferenza, la soppressione di tutto ciò che non è conforme a un modello prestabilito, lo scarto di ciò che non “funziona” bene.

Ha qualche difetto di “fabbricazione”? Non è sano e bello e forte? Scartiamolo via, buttiamolo nel cesso o nella spazzatura, anziché cercare di curarlo e accudirlo amorevolmente.
Sono le reti dell’umano, prima ancora che di una comunità, che qua si sfilacciano. Sono le fondamenta sulle quali si è costruita un’idea di Europa che oggi crollano, facendo un tonfo sonorissimo. Di quel poco che restava non è rimasto più niente. Se ne sono andati definitivamente a puttane gli ultimi rimasugli di una cultura giuridica, politica, religiosa sulla quale una civiltà millenaria si era eretta. Ieri la moribonda Europa è morta insieme al piccolo Charlie. A lui spetta il regno dei cieli, a noi tocca continuare a vivere in questo inferno.

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